“Alla dignità politico-amministrativa e territoriale di un popolo si preferiscono sempre interessi e logiche di partito e vengono stroncate sul nascere tutte le serie proposte autonomistiche che sollevino la Romagna dall’asse Bologna-Modena”.
Dice così Gianguido Bazzoni, consigliere regionale del Pdl, che è intervenuto ieri sul tema della provincia unica sollevato dall’onorevole Giancarlo Mazzuca. Unendo le tre province della Romagna, dice Bazzoni, “si creerebbe un’entità politico-amministrativa con un grande peso specifico, in grado di dialogare alla pari con Bologna e si verrebbe incontro alla necessità impellente di un riordino istituzionale”.
La strada, tuttavia, è complicata. “Il taglio delle province è un tema che portavamo avanti già dai tempi di Forza Italia con poco successo visto l’alt della Lega Nord e la titubanza di tante forze politiche - commenta il consigliere regionale - Le mosse del Governo Monti per trovare una soluzione al problema non sembrano portare nella direzione dell’abolizione ma in quella degli accorpamenti per ridurne il costo e razionalizzare l’assetto istituzionale in vista anche delle città metropolitane che interesseranno i centri maggiori del paese”.
Ma la Romagna è un ambito naturale per gestire le sfide del futuro (economia, sanità, aeroporti, università, infrastrutture), e l’area vasta è una scommessa sulla quale è necessario puntare.
venerdì 4 maggio 2012
Il Pdl accelera sulla provincia unica tra Rimini Ravenna Forlì Cesena. Probabilmente è un’idea più attuabile di quella della Regione Romagna
sabato 3 settembre 2011
Nell’ipocrita Romagna rossa dove nessuno paga le tasse
Berlusconi, intercettato dai soliti giudici robespierriani, si sfoga al telefono: “Paese di merda … me ne vado”. L’intercettazione che non ha nessuna rilevanza penale viene diffusa dalla Procura, come al solito, alla stampa che, come al solito, l’ha pubblicata.
Il Cav. ha ragione purtroppo. Solo in un paese così esiste una magistratura che si comporta peggio della polizia segreta di uno stato comunista prima del crollo del muro di Berlino, dove viene intercettata e sputtanata la gente a go-go, dove viene arrestata, processata e condannata sulla base di ipotesi e teoremi invece che su prove concrete al di là di ogni dubbio ragionevole, dove i processi vanno avanti per 10 anni se non di più, e dove nessun giudice viene mai punito perché - che Dio ci salvi – la legge permette alle toghe di fare quello che vogliono.
E solo in un paese così esiste un governo che non può governare perché castrato dai poteri forti, dai sindacati, dai tanti partiti, partitini, correnti e fronde, dai media, e dalla costituzione stessa che non dà i poteri necessari per governare a un Premier. Ma mi dispiace, anche il popolo italiano ha le sue colpe, quello di sinistra pure. Mi riferisco non alla corruzione endemica in Italia ma all’evasione fiscale patologica. Leggo sui giornali locali, ad esempio, che in Emilia Romagna più del 90% dei contribuenti guadagna meno di 40 mila euro lordi all’anno mentre solo l’1.2% guadagna più di 100 mila euro lordi all’anno, cioè, puliti, 2.3 mila al mese e 5.4 mila al mese circa. In due comuni romagnoli addirittura, Gemmano e Sant’Agata si arriva al 97% sotto i 40 mila lordi all’anno! Bene.
Secondo questi dati ufficiali (sono del 2009): i “poveri” a Ravenna sono 89.349, i “ricchi” 1.215; a Forlì 66.370 e 918; a Cesena 53.654 e 731; e a Rimini 74.750 e 987. Ma stiamo scherzando?! In tutta la rossa Romagna, insomma, cioè uno dei territori più benestanti dell’Italia dove la sinistra strilla ogni santo dì “bisogna fare la caccia agli evasori!” ci sono 304.133 contribuenti “poveri” e solo 3.851 “ricchi”. Ma va là! Io, Farrell da Forlì, detto l’inglese, libero professionista, con quattro figli, faccio una fatica enorme arrivare alla fine del mese ma figuro fra i 918 “ricchi”. Ma dai … Ovunque vado a Forlì vedo tante Suv e macchine di grosso cilindrato e tanto benessere e parlo con tanta gente che fa due vacanze fuori città e tanti ponti all’anno e che ha tanti hobby costosi e che porta tanti vestiti firmati e parla in continuazione di denaro. C’è qualcosa che non torna qui ragazzi e io so che cosa. Si chiama evasione fiscale e esiste pure qui – tu guarda un po’ – pure nella roccaforte di quello che rimane della sinistra come dimostrano i dati ufficiali pubblicati in questi giorni dalla stampa locale. What a surprise. Quanti siete degli gran ipocriti compagni! Diciamolo: siete ovunque in Romagna e non pagate le vostre tasse! Quindi non vedo l’ora che venga attivata la proposta del governo nella manovra di rendere pubblico le dichiarazioni dei redditi di tutti voi.
Non vedo l’ora di vedere quanto dichiara il compagno x, geometra, con tre macchine e una moto, una villa a Milano Marittima e una bella barca, che (chi sa come e perché) fa tanto lavoro per le coop, o il compagno y, avvocato, che ha in mano (chi sa come e perché) tanti stuzzicanti processi dei comuni. E non vedo l’ora di vedere quanto dichiarate tutti voi. Odio le tasse specialmente qui in Italia dove sono tra le più alte in Europa e dove i ceti medi vengono strozzati. Le tasse alte sono distruttive e non creative. Se potessi evitare di pagarle lo farei. Ma non riesco, non c’è niente da fare. Non mi lamento degli evasori più di tanto. Anzi. Spesso (dipende dai casi ovviamente) sono d’accordo: beato te, dico, hai fatto solo bene. Che cosa fa lo Stato col nostro denaro in ogni caso? Lo spreca. Ma a differenza della sinistra non sono ipocrita. Sono anni che i compagni parlano della caccia agli evasori come l’unica soluzione alla crisi. E guarda cosa combinano qui in Romagna. Non pagano le tasse! Che gente! Fuori i redditi rossi, fuori i nomi.
di Nicholas Farrell
La Voce di Romagna del 3/9/2011
lunedì 30 maggio 2011
La Romagna del turismo oltre la spiaggia sta perdendo l’ultimo treno
da La Voce del 30/5/2011
Alfredo Monterumisi, nato nel 1942, risiede a Rimini. Ha progettato e gestito il primo Club di Prodotto enogastronomico italiano. Ha curato per conto dell’Associazione Nazionale Città del Vino, di cui è direttore in Emilia-Romagna, il Manuale della Strada del vino (2001).
martedì 17 maggio 2011
martedì 12 aprile 2011
giovedì 28 ottobre 2010
Verso la Regione Romagna: i confini
Comincia oggi, giovedì 28, in Commissione Politiche economiche della Regione la discussione sul progetto di legge presentato dal consigliere regionale del Pdl Gianguido Bazzoni e relativo alla determinazione dei confini storici della Romagna. L'obiettivo è, come spiega il consigliere nella relazione, "riconoscere il valore sociale, culturale, socio economico e promozionale di un territorio già definito dalla storia e nella denominazione di ‘regione composita’, appunto perché composta da due territori distinti, Emilia-Romagna, dando così attuazione a quanto previsto dai padri costituenti che, creandola con i due nomi avevano ben chiaro come si unissero territori ben distinti. La Romagna, dunque, per svilupparsi appieno necessita di veder riconosciute la propria estensione territoriale e le proprie peculiarità con la valorizzazione delle proprie specificità. Ciò che chiedo con questo progetto di legge è il riconoscimento socio culturale di un territorio e di un popolo che sente forte il proprio attaccamento ad esso che non si può estirpare con la negazione". Una legge, prosegue Bazzoni, "che oggi assume una valenza importante tanto più in un contesto del nostro Stato che si sta modificando con l’introduzione del federalismo". Inoltre, con la determinazione esatta dei confini della Romagna “si darebbe un grande impulso a tutti i prodotti tipici del nostro territorio (dalla piadina alle nettarine) per i quali si potrebbero iniziare le procedure per il riconoscimento del marchio Dop (Denominazione di origine protetta)”.