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venerdì 9 marzo 2012

Don Leo è ritornato alla casa del Padre e vive nella sua pace e nella sua luce

Don Leo Gennaio 2011

La morte non è niente, io sono solo andato
nella stanza accanto.
Io sono io. Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate mai un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva
ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa
come lo è sempre stato.
Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra
di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non è spezzato.
Perché dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perché sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano, sono solo dall’altro lato
del cammino.
Charles Peguy

***

Momenti nella giornata di un parroco di collina a Casola Valsenio (RA). Documentario realizzato nel marzo del 2008, durante il corso di Cinema e Realtà di Daniele Segre, presso la Scuola Nazionale di Cinema (ROMA)

Prima parte
Seconda parte

giovedì 23 febbraio 2012

Casola Valsenio arretra sul 2010 ma non è un tracollo

Nell’indagine annuale sulla qualità della vita in Romagna condotta dalla Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Bologna, Casola Valsenio fa registrare una perdita di 10 posizioni in Romagna e di 4 posizioni in provincia di Ravenna.
Il risultato del 2011 ci sembra più equilibrato rispetto a quello del 2010 che appariva viziato da una sovrastima di alcuni dati. Ci collochiamo in posizione centrale nel quadro provinciale e, tutto sommato, è un buon risultato

Ravenna sintesiIMG_0165

Le nostre maggiori criticità nell’indagine dell’Università di Bologna stanno tutte nella debolezza del tessuto economico e demografico

imponibile

demografia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

imprese avanzatecessazione

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giovedì 22 dicembre 2011

martedì 20 settembre 2011

domenica 12 giugno 2011

Diventare prete

don Matteo

da La Voce di Romagna del 12/6/2011

venerdì 18 marzo 2011

Casola risorgimentale: dal brigante Baraccuchino, alla banda che suonò senza divisa. Un mirabile excursus storico di Beppe Sangiorgi nel consiglio comunale del 17 Marzo 2011 in occasione delle celebrazioni per l’Unità d’Italia

5533881163_f6b890a9dc_bRingrazio molto il nostro concittadino Beppe Sangiorgi per avermi autorizzato la pubblicazione  della traccia del suo mirabile intervento in occasione delle celebrazioni per l’unità d’Italia. Fabio Piolanti

A metà Ottocento Casola era sotto lo Stato Pontificio, sede di Governatorato con giurisdizione su Castel del Rio, Fontanelice e Borgo Tossignano.
Il 4 giugno 1859 l’esercito franco piemontese sconfigge a Magenta l’esercito austro ungarico che il 12 giugno è costretto a ritirarsi dalla Romagna dove costituiva il braccio armato del Papa i cui rappresentanti abbandonarono ugualmente queste terre. I gendarmi pontifici abbandonarono Casola nel pomeriggio del 13 giugno
In tale frangente la Romagna fu occupata dal regno di Sardegna e la magistratura casolana elesse una giunta provvisoria costituita da Raffaele Zauli, Battista cenni e Pio Ungania che rivolgono un appello alla popolazione : “...contando sulla sperimentata prudenza di voi che desiderate di unirvi all’invitta monarchia piemontese volge voi le prime parole esortandovi caldamente mantenere l’ordine e la tranquillità”.
Viene rinnovata anche la rappresentanza comunale con Pietro Morozzi, Cristoforo Ungania, Federico Alpi e Giovanni Linguerri Ceroni ed Eugenio Ravaglia governatore ma Castel del Rio, Fontanelice e Borgo approfittano del momento per finire sotto Imola.
L’11 e 12 marzo 1860 si tennero le consultazioni per l’annessione cioè il plebiscito. Votavano i maschi adulti che sapevano leggere e scrivere e per censo.
A Casola i votanti furono 1.386 (numero alto perso dal Monitore di Bologna del 16 marzo) 1367 furono favorevoli all’annessione al Regno di Sardegna , 6 ad un regno separato e 13 furono i voti nulli.
Così anche Casola entrò a far parte del Regno di Sardegna senza gravi contraccolpi.
A parte le ritorsioni l’arciprete di Casola, don Paolo Ungania, il quale cacciò di chiesa e negò la confessione a coloro che avevano sottoscritto l’annessione al Regno di Sardegna che il 17 marzo 1861 diventa il Regno d’Italia, al quale mancava però ancora il Veneto, conquistato nel 1866 e Roma e parte del Lazio, conquistati nel 1870.

Qual è il quadro locale a questo punto.Distinguere tra paese e campagna: indipendenza ed annessione è un fenomeno di paese perché la campagna rimase del tutto estranea pagandone però le conseguenze. Come ad esempio la leva obbligatoria che non esisteva sotto lo Stato Pontificio. Sorteggiavano – chi poteva pagare (nel 1871 erano 3.200 lire, una bella cifra) evitava una lunga ferma. Libretto militare con numero e ferma di Sangiorgi Alfonso. Di fronte ad una lunga ferma fenomeni di diserzione e alla macchia ed episodi di brigantaggio.
Il brigantaggio è uno dei fenomeni che caratterizza la nostra zona dopo l’annessione. Il 24 agosto 1861 nei pressi di Monte Battaglia viene catturato il brigante Baraccuchino con un sacco pieno di barbe, parrucche e munizioni. Il giorno dopo la rocca di Monte Battaglia viene incendiata dalla Guardia Nazionale per snidarvi un forte gruppo di banditi che vi si era asserragliato. La recrudescenza postplebiscito del brigantaggio, che comunque era sempre esistito, non assume qui il carattere politico ed antipiemontese del meridione e del centro Italia ma è conseguente oltre che dalla leva obbligatoria ancor più dalla perdita del lavoro da parte dei contrabbandieri.
Esisteva un fiorente commercio illegale tra Romagna e Toscana, tra Stato Pontificio e Granducato, con dogane a S. Apollinare e Macchia dei Cani. Si esportavano soprattutto sale e pesce e si importavano tabacchi, cotone, zucchero. Soprattutto ad opera dei contrabbandieri di Castel Bolognese che occupavano una contrada e che si portavano nelle vicinanze del confine seguendo in maggioranza il crinale tra il Senio e il Santerno, anche perchè potevano contare su un buon punto di appoggio come la chiesa di San Rufillo di cui fu parroco don Andrea Montanari dal 1824 al 1842: era giocatore d’azzardo e contrabbandiere e nel 1842 uccise il contadino a causa di una ragazza poi scappò.
Ai contrabbandieri castellani, giunti nelle vicinanze del confine subentravano casolani e palazzuolesi a fare gli spalloni, cioè trasportare a spalla la merce seguendo sentieri impervi che ben conoscevano.
Mentre le guardie doganali pontificie venivano inglobate nelle forze del Regno di Sardegna già nell’ottobre del 1859, i contrabbandieri si trovarono senza lavoro come afferma il sindaco Gandolfo Tosi rivolto ai consiglieri nella seduta del 15 ottobre 1861: “quante famiglie vivessero del frutto del contrabbando non vi è di voi chi lo ignori e tutti di presente sentiamo il lamento dei perduti guadagni perdita che per taluni ha costituito una vera povertà”.

Il sindaco Tosi era un fervente propugnatore dell’unita nazionale, non compromesso col governo papalino, tanto che nella stessa deliberazione afferma: “Quando il grido di libertà risuonava per le oppresse contrade della Sicilia e quel popolo schiavo faceva sentire a noi popoli liberi il bisogno di soccorso, esitò forse questo nostro consesso ad approvare l’offerta di 500 lire sebbene sapesse che non eravi fondi in economia; quando l’Uomo della Provvidenza, il più grande e il più magnanimo dei re, Vittorio Emanuele II, visitava la nostra provincia, potevamo noi soli di tutti i municipi rimanerci dal tributargli l’omaggio della nostra sudditanza e gratitudine? Noi i cui predecessori avevano contratto un debito di centinaia e centinaia di scudi per innalzare un arco allorché percorreva le nostre contrade il Papa Re, che ci aveva straziato col cavalletto e le fucilazioni dell’orde tedesche?”
Nel maggio del 1857 in occasione dell’ultima visita di Pio Nono in Romagna i casolani avevano innalzato all’incrocio della Via Emilia con la strada per Riolo e Casola, un arco trionfale di stile egizio,con sopra una ringhiera dalla quale la Banda di Casola Valsenio salutò l’arrivo della carrozza papale.  L’arco recava la scritta: A Pio IX i Casolani. Il Pontefice fece arrestare la carrozza, scese a salutare la Magistratura casolana, benedisse e ringraziò anche la folla per i sacrifici affrontati nei venti chilometri percorsi a piedi; alzò poi la mano impartendo la benedizione verso la Valle, mentre la banda intonava salmi ed inni.

Questo episodio fa capire che aria tirava a Casola sotto il Papa e spiega come il contributo dei casolani alle guerre di indipendenza e alle campagne garibaldini sia stato inferiore a tanti paesi della Romagna come Castel Bolognese dove si possono vedere ancora le lapidi con i nomi dei garibaldini caduti in battaglia, ma quello è un paese Via Emilia dove passava la storia. A Casola risulta l’inaugurazione nel 1876 con discorso di Alfredo Oriani, di una lapide in onore di Domenico Sabbatani, caduto a Solferino nel 1849.
Comunque anche qui c’erano correnti e posizioni anticlericali e antipapaline: in modo molto sotterraneo tra la piccola borghesia paesana: qui non ci sono stati i Laderchi o i Caldesi nobili faentini, liberali e rivoluzionari. Addirittura quando nel 1865 ( sindaco Giovanni Linguerri Ceroni) la Sottoprefettura chiese se il municipio di Casola era disposto a fornire le medaglie commemorative a coloro che avevano combattuto per l’indipendenza si ebbe un netto rifiuto perchè non c’erano i soldi.

Il sentimenti libertario era molto più sentito e dichiarato tra gli operai, bottegai e artigiani del paese. Ad esempio nel 1832 furono arrestati tre calzolai, due vetturali, uno scarparo, un muratore, un locandiere, un sarto e un contadino per canti sediziosi eseguiti in luogo pubblico spiegando segni ed emblemi diretti ad eccitare la insubordinazione .
Dopo il 1861 esistono dunque a Casola, in paese, due blocchi sociali e politici. Da una parte i borghesi, monarchici, che continuano ad occupare i posti di governo locale e che concepiscono l’unità d’Italia come l’unione di tutti in territori sotto il re e che quindi si completa nel 1870 con la presa di Roma dopo che quattro anni prima era stato conquistato anche il Veneto.
Dall’altra parte il blocco popolare composto da repubblicani, anarchici e socialisti che invece intendono l’unità d’Italia anche come espressione di solidarietà e fratellanza, libertà ed uguaglianza, rifacendosi alla costituzione della Repubblica Romana di Mazzini Garibaldi e che quindi dovranno aspettare molto più per vederla compiutamente realizzata.
Il diverso orientamento provoca non pochi attriti. Come ad esempio in occasione dell’inaugurazione il 31 agosto 1890 della lapide a Mazzini e Garibaldi voluta dalle Società operaie e di mutuo soccorso con testo di Alfredo Oriani: “GIUSEPPE MAZZINI E GIUSEPPE GARIBALDI/ fusa l’opera creatrice/ conquistarono alla patria/ libera unità di nazione//ora e sempre/ raccolto nelle virtù dei loro nomi/ il popolo casolano/ pose”.
La lapide fu posta sulla facciata del municipio in piazza ma, scrive il corrispondente del Lamone “non voglio raccontarvi le difficoltà poste dai reazionari all’innalzamento della lapide” e prosegue “La banda musicale di Riolo era stata chiamata dal paese, poiché il municipio con miserabile pretesto e sempre per contrastare alla causa della democrazia aveva sospeso la nostra imponendole di consegnare le uniformi. Tuttavia i nostri giovani bandisti sentirono il proprio dovere e suonarono in abito borghese”
E continua: “Le vie formicolavano di gente: i reduci passeggiavano superbi delle medaglie conquistate sui campi della patria indipendenza; in tutti i crocchi si sentiva ripetere il nome di Mazzini e Garibaldi. Erano racconti di battaglie, di cospirazioni, aneddoti di volontari paesani, strappi di drammi e di poesia che destavano rapide e generose commozioni”.
Quella lapide rappresentò un punto di riferimento negli anni a venire. Nel settembre 1904 ad esempio vi fu appesa una bandiera rossa abbrunata con la scritta “W i martiri del lavoro” per ricordare tre minatori sardi uccisi a Buggerru dalle forze dell’ordine chiamate dai proprietari delle miniere.
Per il ceto popolare e lavoratore casolani l’unità d’Italia si compirà tra il 1943 e il 1948 con la Guerra di Liberazione: il mondo contadino che diventa protagonista attivo e consapevole della sua storia, il suffragio universale esteso alle donne, lo stato che si fa repubblica così che i sudditi diventano cittadini, tutti uguali grazie alla Costituzione.

Beppe Sangiorgi - 17 Marzo 2011 – Consiglio Comunale

martedì 21 dicembre 2010

mercoledì 31 marzo 2010

706 casolani - il 30,76% del corpo elettorale - decidono di non andare a votare. Il segnale politico è forte e chiaro

140310-week-11-2010-30-large L’analisi del dato elettorale di Casola Valsenio merita qualche ulteriore attenzione perché abbiamo registrato il record provinciale del maggiore numero di cittadini che si sono astenuti dal voto e perché questo evento ha condizionato in maniera molto significativa l’interpretazione dei risultati.
Non può lasciare indifferenti il fatto che il 30,76% dei casolani non abbia votato vale a dire che dei 2295 elettori iscritti, se ne siano presentati ai seggi solo 1589 pari al 69,24%
Se raffrontiamo questo valore con quello delle europee di nove mesi fa dove votarono 1926 elettori (83,52%), vediamo che la defezione è stata in termini assoluti di 337 cittadini determinando una strabiliante defezione del 14,28%. Un casolano su tre non ha votato.
Non siamo abituati a queste cifre perché in Emilia Romagna e nella provincia di Ravenna non si era mai reso visibile un fenomeno di astensione cosi vistoso anche perché, qui da noi, intere generazioni sono cresciute a pane e politica e l’impegno civico si è sempre tradotto in una partecipazione regolare alle chiamate elettorali.
Possiamo allora tentare una prima considerazione: anche a Casola, come in tutta l’Emilia Romagna, la crescente astensione dal voto sembra assumere le connotazioni di segnale politico legato alla disaffezione e all’insofferenza. E’ la prima volta che avviene.
Comunque lo si valuti, questo è un segnale involutivo che va contrastato e che richiama l’obbligo di restituire alla politica la dignità la serietà, la pacatezza, la misura che la gestione dell’interesse collettivo richiede, allontanandolo dalle tifoserie isteriche e da infantili manicheismi.
Se non saremo capaci di proporre ai nostri concittadini una offerta politica depurata da quanto di peggio lo scenario nazionale ci ha offerto negli ultimi mesi, l’abbandono delle urne potrebbe diventare una costante e alla fine rendere tutti noi più fragili e più indifesi per una oggettiva mancanza di rappresentatività e di consenso.
Una ulteriore considerazione si può e si deve fare sui risultati che sono usciti dal voto e che, senza alcun dubbio, sono stati fortemente condizionati dall’astensione che ha toccato in maniera vistosa il Pdl ma che non ha risparmiato neppure il centro sinistra nel suo insieme.
Prendendo a riferimento i voti delle europee 2009, il quadro che ne risulta è il seguente:
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Operati i necessari aggiustamenti e dato atto che la Lega Nord, all’interno della coalizione di centro destra non ha subito alcun effetto dal fenomeno dell’astensione, e che almeno l’80% dei 66 voti grillini provengano dall’area del centro sinistra, sembra credibile ritenere che il differenziale dei 270 elettori mancanti possa ripartirsi per circa 170 voti sul Pdl, per circa 90 voti sul Centro sinistra e per pochissime unità sull’Udc.
Da ciò se ne ricava che la perdita elettorale del Pdl sembrerebbe quasi interamente ascrivibile all’astensione e in piccolissima misura a una perdita di consensi a favore della Lega.

lunedì 15 febbraio 2010

Romano Visani ci ha lasciati. Tutti noi lo piangiamo circondando la sua famiglia con il nostro abbraccio e con il nostro ricordo

Della morte
Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.

E lui disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte,
ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
e come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
Confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell'eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l'impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?
Che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos'è emettere l'estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.

Kahlil Gibran

mercoledì 20 gennaio 2010

Questi dati sono molto importanti per capire Casola

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mercoledì 23 dicembre 2009