sabato 7 novembre 2009

De Tollis, possibile candidato sindaco PD di Faenza, parla di scuola ma dimostra di saperne poco

Il segretario del PD faentino, candidato sindaco, interviene in una materia, quella della scuola, che è evidente che conosce poco e male.

Dice De Tollis:
"… assistiamo solo a una serie di tagli, su tutti i fronti, che non migliorano la situazione attuale, ma che solo impoveriscono la scuola e con essa gli studenti. L'amministrazione comunale è dovuta intervenire con un contributo economico che ha permesso di aprire una sezione in più nella scuola materna di San Rocco solo in questo modo si è data risposta a circa trenta bambini che rischiavano di restare a spasso fino alla scuola elementare, subendo un grave danno dal punto di vista pedagogico. Il tema vero è quindi proprio quello della riduzione degli insegnanti, anche nella scuola dell'obbligo, cosa che mette in crisi tutto il sistema; le scuole medie inferiori faentine, ad esempio, sono state costrette a ridurre l'orario a causa della mancanza del personale docente".

Gli attacchi aprioristici nei confronti delle misure riformatrici del Ministro Gelmini si susseguono sempre più stancamente perché si avverte in modo diffuso che c’è sostanza e qualità nel tentativo di ridisegnare una scuola migliore e più efficiente e ciò rende visibile a tutti una direzione che entra in rotta di collisione con la sinistra che ha sempre considerato la scuola un proprio feudo ed una propria prebenda.
Anzi la speranza dei riformatori è che né il governo né il ministro si lascino intimorire dai conservatori dello status quo e si prosegua con forza su questa strada per riconosce il merito e la progettualità a scapito dell’appiattimento e della deriva lassista e falsamente egualitaria.
Come tutti sanno l’incipit del progetto Gelmini nasce dalla necessità di mettere sotto controllo la spesa per la scuola che una serie di automatismi e di regole permissive e dissipatrici (molto volute dalla sinistra politica e sindacale per adescare il consenso, ma non per migliorare il prodotto) ha determinato nel sistema scolastico italiano. Una spesa che negli ultimi anni stava aumentando di circa un miliardo di euro all’anno ed era diventata insostenibile e spropositata anche perché non accompagnata da una dinamica di pari segno nella qualità del lavoro e nell’innalzamento degli standard di efficienza. Proprio come stava avvenendo in tutta l’area del pubblico impiego, della magistratura, della sanità dove il Governo con pari impegno e con altrettante resistenze sta cercando di avviare processi di contenimento e di miglioramento.

A Faenza come in tutt’Italia la riforma ha comportato una immediata ottimizzazione delle risorse riuscendo finalmente a far sì che non si assistesse più alla disperante deriva di classi di 14-15 bambini con due ed anche tre insegnanti, ma imponendo la formazione di classi tra 20 e 28 alunni con il maestro unico senza pregiudicare mai la prosecuzione del tempo scolastico pomeridiano.
Non è vero, e sfidiamo De Tollis a provare il contrario, che le scuole medie faentine sono state costrette a ridurre gli orari: hanno operato in accordo con le famiglie un ridisegno dei servizi forniti, ma non c’è stata alcuna riduzione degli orari dell’accoglienza, non c’è stata riduzione nei servizi integrativi, non c’è stata riduzione nel sostegno all’handicap, non c’è stata riduzione nei finanziamenti per il supporto all’integrazione scolastica degli stranieri.
E’ ben triste che si debba ricorrere a forzature di questo segno sulla testa delle famiglie e dei bambini per argomentare le proprie tesi politiche!
E’ vero invece che nelle scuole materne il ministero non ha fornito il personale docente per aprire nuove sezioni volendo concentrare le risorse per servire prima al meglio la scuola dell’obbligo anche perché nell’area materna esiste un forte sistema integrato su tutto il territorio nazionale.
Ricorrere al sistema integrato voleva dire consentire che le scuole materne autonome (prevalentemente cattoliche) fossero aiutate a far fronte all’accoglienza dei bambini. A Faenza da molto tempo il 40% della domanda nell’area materna è servita dalle scuole paritarie.
Al termine delle iscrizioni sono stati circa 80 i bambini che non hanno trovato posto nelle scuole materne statali di Faenza e che senza difficoltà avrebbero potuto essere accolti nelle paritarie.
Naturalmente il PD faentino, non poteva perdere l’occasione di dimostrare i “danni” prodotti dai provvedimenti ministeriali e così imbastiva un finto dramma del disagio sbandierando a destra e a manca che avrebbe assunto su di sé le spese per assumere nuovi insegnanti nella scuola materna statale da farsi, naturalmente, attraverso le cooperative amiche ignorando le possibilità offerte dalle scuole del sistema integrato.
Ma i genitori hanno capito benissimo che si trattava di una operazione strumentalizzata politicamente e così degli ottanta bambini in attesa, una cinquantina si sono iscritti alle scuole cattoliche ed i restanti sono entrati in una sezione finanziata dal comune di Faenza con circa 40mila euro che comunque cadono come una goccia d’acqua nel mare di debiti che l’amministrazione Casadio lascia in eredità ai futuri amministratori ma soprattutto ai cittadini di Faenza.
A proposito di scuola faentina, è bene non dimenticare che questi amministratori sono gli stessi che hanno avuto l’incuria di costruire piani sviluppo dell’edilizia abitativa per migliaia di nuovi residenti senza curarsi minimamente dei servizi scolastici da erogare e così si troveranno tra pochi anni nell’impossibilità di accogliere gli alunni di interi quartieri (soprattutto in Borgo e a S. Rocco).
State certi che troveranno il modo di darne la colpa alla Gelmini!

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