martedì 8 maggio 2012

Ciò che mi chiedo

perplessoCiò che mi chiedo è quanto questa dirigenza del PDL aspetterà ancora prima di capire che stanno percorrendo la strada sbagliata e lo fanno a discapito di chi per tanto tempo le ha regalato le poltrone su cui poggiano i loro onorevoli sederi.

Mi chiedo come senza vergogna continuano ad appoggiare questo Governo delinquente mi chiedo come possano rimanere a guardare mentre persone continuano a togliersi la vita mi chiedo come possano non capire che la disfatta del PDL deriva solo ed unicamente dall’aver appoggiato questo Governo che altro non ha fatto se non peggiorare la vita dei cittadini e migliorare la vita degli istituti bancari.

Ancora mi chiedo come Alfano se ne esca solo ora parlando di chi si è tolto la vita senza capire che i buoi ormai sono scappati dalla stalla mi chiedo come sia possibile pensare che questo sia l’uomo che deve politicamente sostituire il Presidente Berlusconi la verità è che la sua segreteria ha di fatto affossato il PDL e questo poco conta ma ciò che conta è che l’aver appoggiato e sostenuto questo governo l’ha reso complice della disperazione dei disagi e delle morti che oggi il popolo vive .

Mi vergogno d’aver sostenuto con il mio voto persone che pur di rimanere ben ancorati alla loro poltrona hanno messo a rischio la vita di chi su quella poltrona li ha messi

Benché che al momento viviamo in un paese dove non esiste più la democrazia continuo ad essere convinto che prima o poi si riuscirà a tornare alla normalità e spero che allora chi come me andrà al voto darà un bel due di picche a tutta la dirigenza del PDL rimandandoli a guadagnarsi il pane invece di stare li a nostre spese senza nulla concludere se non abbassare la testa solo ed esclusivamente per i loro interessi

gianmaria

La politica, in una democrazia liberale, non è «prendere o lasciare», ma rispetto dei diritti e delle libertà individuali. Per questo Alfano ha ragione

Braccia di ferroCon lo Stato che esige subito le tasse - anche quando ha torto: paga e poi si vedrà se hai ragione (solve et repete) - e onora i suoi debiti con annidi ritardo, e di fronte ai sempre più numerosi suicidi, il rifiuto del professor Monti della ragionevole (civile) proposta Alfano di poter scalare dalle tasse (dovute) i crediti (pretesi) rivela un totale disprezzo dei diritti dei cittadini. Ci volevano dei non eletti per dimostrare che un governo che non debba rispondere agli elettori è automaticamente dispotico. Altro che «democrazia sospesa»; qui siamo in pieno autoritarismo, mascherato da efficientismo, che sta distruggendo quel poco di democrazia liberale che c'era.

Confesso che, conoscendolo come persona intellettualmente onesta, ed essendogli amico, mi ero illuso che il cattolico-liberale Monti, se non proprio propenso a far prevalere l'umanesimo cristiano sulla (disumana) Ragion di Stato - che, peraltro, è teoria di un cattolico (Botero) - fosse almeno incline a ricordarsi di essere liberale. Invece, per dirla con lord Acton, «se il potere corrompe, il potere assoluto (incontrollato) corrompe assolutissimamente». Ho l'impressione che questi professori si prendano un po' troppo sul serio nel ruolo di «salvatori della Patria» e tendano a comportarsi con i cittadini come, probabilmente, si comportavano con i propri studenti.

La politica, in una democrazia liberale, non è «prendere o lasciare», ma rispetto (costituzionale) dei diritti e delle libertà individuali, nonché delle minoranze. Ma qui chi controlla? Non lo fanno i partiti in Parlamento, ormai supini - per incultura, debolezza e provincialismo - «a quelli che sanno». Non i media - che dovrebbero legittimare l'Ordinamento esistente, ma anche fornire al cittadino gli strumenti per capire e giudicare - e sono una sorta di neoMinculpop: «il Duce ha sempre ragione»; anche se Monti non sempre ce l'ha. Non un'opinione pubblica frastornata cui è stato fatto credere di essere in guerra - contro lo spread - le si nasconde che questo governo non è «la soluzione», ma sta diventando «un problema», e inclina verso un «fascismo di popolo».

Sono rimasto il solo a dirlo e mi spiace ripeterlo: è, nelle parole di Piero Gobetti sul fascismo, «l'autobiografia di una nazione». Altro caso. L'esenzione fiscale della prima casa non sarebbe una forma di «evasione fiscale» come sostiene il governo; ecco un altro (suo) tratto antidemocratico, per non dire illiberale.

La prima casa - spesso frutto del risparmio di una vita sul quale si sono già pagate le tasse - è un «bene primario» per i meno abbienti; che non hanno l'alternativa fra la casa e andare a dormire sotto i ponti. Dovrebbe essere la soglia minima oltre la quale il Fisco non dovrebbe andare in uno Stato che voglia essere davvero sociale. Invece, la sua esenzione è sprezzantemente equiparata a un reato; mentre, in nome della giustizia sociale, si sta massacrando di tasse (soprattutto) i ceti meno abbienti.

Piero Ostellino
Corriere della Sera

La coalizione di centrosinistra recupera più dell’11% dei consensi rispetto al 2007. Batosta della lista appoggiata dal centrodestra, i civici di “Alternativa” ottengono due seggi in Consiglio

riolo elezioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quello che balza agli occhi, come evidenziato nell’intera consultazione amministrativa italiana, è l’enorme crescita del partito degli assenti, coloro che a votare non ci sono andati.
Su 4.495 elettori, a Riolo Terme si sono presentati nei sei seggi in 2.989, ossia il 66,50%: più di un terzo dei riolesi (esattamente 1.506 aventi diritto) non si è espresso: la lista di centrosinistra “Uniti per Riolo Terme” ne ha ottenuti 1.638 (in crescita rispetto ai 1.540 del 2007), mentre “Alternativa per Riolo” si è fermata a 619 e “Insieme per Riolo” a 559.
C’è, insomma, il partitone del “non voto” di cui Nicolardi dovrà necessariamente tenere conto nella sua attività amministrativa, perché è fin troppo facile supporre che si tratti di una massa di persone a cui le cose non stanno bene, a partire da quanto hanno combinato le amministrazioni che si sono succedute, ma che non è rimasta convinta dai programmi delle liste d’opposizione e dai loro candidati.

lunedì 7 maggio 2012

Elezioni di Riolo Terme: L’affluenza scende dal 83% al 66%. La disfatta del centro destra ha molti padri: a Roma, a Ravenna, a Riolo

Elezioni Riolo Terme, risultati sindaco consiglio comunale 6-7 maggio 2012
Elettori: n 4502 
Affluenza: 66,49 % 
Affluenza precedente: 83,50%
Sindaco uscente:
Emma PONZI 

Sezioni scrutinate: 6 su 6

Candidato

Lista

Voti

%

Consiglieri

 Vincenzo Valenti

Insieme per Riolo

559

19,85

1

 Alfonso Nicolardi

Uniti per Riolo Terme

1.638

58,16

7

 Guido Catani

Alternativa per Riolo

619

21,98

2

Per ora, il Parco tradisce tutte le attese schiacciato tra le burocrazie della gestione pubblica e la mancanza di risorse

parco Gessi (77)

venerdì 4 maggio 2012

Il Pdl accelera sulla provincia unica tra Rimini Ravenna Forlì Cesena. Probabilmente è un’idea più attuabile di quella della Regione Romagna

provincia

“Alla dignità politico-amministrativa e territoriale di un popolo si preferiscono sempre interessi e logiche di partito e vengono stroncate sul nascere tutte le serie proposte autonomistiche che sollevino la Romagna dall’asse Bologna-Modena”.
Dice così Gianguido Bazzoni, consigliere regionale del Pdl, che è intervenuto ieri sul tema della provincia unica sollevato dall’onorevole Giancarlo Mazzuca. Unendo le tre province della Romagna, dice Bazzoni, “si creerebbe un’entità politico-amministrativa con un grande peso specifico, in grado di dialogare alla pari con Bologna e si verrebbe incontro alla necessità impellente di un riordino istituzionale”.
La strada, tuttavia, è complicata. “Il taglio delle province è un tema che portavamo avanti già dai tempi di Forza Italia con poco successo visto l’alt della Lega Nord e la titubanza di tante forze politiche - commenta il consigliere regionale - Le mosse del Governo Monti per trovare una soluzione al problema non sembrano portare nella direzione dell’abolizione ma in quella degli accorpamenti per ridurne il costo e razionalizzare l’assetto istituzionale in vista anche delle città metropolitane che interesseranno i centri maggiori del paese”.
Ma la Romagna è un ambito naturale per gestire le sfide del futuro (economia, sanità, aeroporti, università, infrastrutture), e l’area vasta è una scommessa sulla quale è necessario puntare.

giovedì 3 maggio 2012

Chapeau ai tecnocrati. La fantasia non è più al potere

pict011Che tipi sono questi che ci governano?Guardarli in tv, ogni volta che tengono banco in una conferenza stampa, dopo ore di Consiglio dei ministri e per annunciare decisioni di un certo peso, è istruttivo. Sono diversi da tutti coloro che li hanno preceduti, intanto. Non sono la classe dirigente liberale di un’Italia fondata sul voto per censo o su uno stato monarchico e albertino dalle basi ristrette. Non sono i gerarchi e i burocrati del ventennio fascista. Non sono i partiti della Repubblica nata con il referendum e la Costituzione del 1948. Non sono nemmeno le squadre di Berlusconi o di Prodi o di D’Alema.

E’ gens nova. Si vede a occhio nudo che non devono essere rieletti. Che sono preoccupati fino a un certo punto di non irritare Parlamento e partiti che votano la fiducia, ma non devono guardarsi da una coalizione che gli sta con il fiato sul collo né dal fuoco di batteria di un’opposizione che voglia bastonarli. Si vede che tengono prima di ogni altra cosa all’efficacia dell’azione che perseguono, si vede il riflesso anche vanitoso e procedurale, magari intellettualistico, della agognata reputazione pubblica di amministratori sagaci, severi, responsabili. Dopo cinque mesi e a fronte di decisioni tardate decenni, che incidono su interessi popolari larghi e su poteri anche forti, come il divieto di partecipazioni incrociate in aziende finanziarie concorrenti, ancora latita quello spirito compromissorio, quell’aria del guardarsi le spalle, che ha sempre aleggiato sulla comunicazione politica dei governi repubblicani, sia nell’epoca della proporzionale e della lotta ideologica sia nell’epoca del bipolarismo di coalizione aggressivo e propagandistico.

Che risultino simpatici è troppo dire. Sollecitano invece un senso di distacco, sottolineato dalla rottura di un rapporto abitudinario, pro o contro, che è sempre tipico delle situazioni conflittuali in situazioni di democrazia elettorale. Ma che uso farne, di questo distacco psicologico? L’andazzo tra le classi dirigenti politiche e di establishment è ormai quello dello scetticismo, se non del disprezzo per gente priva di “visione”, perché certi amori poi durano poco, se non vengano sollecitati con metodi ruffiani possenti, ai quali siamo stati abituati in passato. Eppure c’è spazio per un’impressione banale, che non implica l’attribuzione ai tecnocrati di una, appunto, visione redentiva e salvifica della politica di governo di una grande nazione industriale e sviluppata. Forse stanno facendo quello che unanime il ceto politico e istituzionale ha chiesto loro all’atto della formazione dell’esecutivo, forse è gente che entra nel merito, che cerca soluzioni, che non ha troppi grilli per la testa, che coltiva con moderazione le proprie ambizioni, sebbene le onori come tutti fanno. Forse sono persone informate dei fatti di cui discutono. Il loro modo di parlare, di porre le questioni, sembra coincidere con le questioni stesse, senza via di scampo, senza via di fuga. La fantasia non è più al potere. Non è più al potere la libertà della politica di giocare sull’essere e sull’apparire, di trascinarsi su e giù per la zona grigia della ricerca del consenso, anche attraverso l’uso civile e legittimo di un certo senso del mendacio, di una certa spavalderia nel rilancio poco motivato e argomentato, illusionistico, delle soluzioni possibili e impossibili ai problemi che ci circondano. Tremonti che dice di Brunetta che “è proprio un cretino” a Sacconi che aggiunge fraternamente “non lo ascolto nemmeno” in questo quadro non lo si vede. E non si vede Pecoraro Scanio dietro Padoa-Schioppa, e tra i due il ruminare deboluccio di un Prodi o di un D’Alema. Lo spettacolo è molto cambiato e non è più uno spettacolo.

Piero Giarda svolazza sulla propria fisionomia di uomo serio e mite, un eroe di Laurence Sterne dalla fisiognomica settecentesca, Enrico Bondi è subito nella versione del killer a titolo gratuito, dunque un po’ sadico, Grilli ha ingoiato uno scopettone di piombo fuso, Catricalà le ha viste tutte ma ha imparato a contenere bene la sua onnisaggezza, e Monti addirittura pensa a quello che dice, centellina con lentezza risposte e understatement, riducendo in polvere la vecchia pretesa dei giornalisti di palazzo di farsi una passeggiata con le scarpe chiodate sul corpo del potere. Dalla solita ora, ora e mezzo di conferenza togata dei ministri tecnici si esce stupefatti, incantati e stremati, e con un grado di diffidenza fatto così: ma davvero ci è capitato di selezionare della gente che entra nello specifico delle questioni con una certa aria di competenza e di disinteresse personale e di gruppo, a parte i vezzi accademici e una certa inevitabile supponenza? E allora si spiega la reazione negativa di ceto dei politici professionali, e l’indulgenza dei non-prof. come il Cav.

Giuliano Ferrara
Il Foglio

mercoledì 2 maggio 2012

11 punti per tagliare la spesa. Dopo il clamoroso flop di Tremonti, preceduto da quello di Padoa Schioppa, il controllo della spesa pubblica italiana sembra una chimera irraggiungibile perché le resistenze sono insuperabili

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    In 11 punti la direttiva predisposta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per la definizione della spending review: dalla riduzione in termini monetari della spesa per l'acquisto di beni e servizi, al ridimensionamento delle strutture dirigenziali ed il compattamento di uffici e amministrazioni. Il documento delinea i fronti su cui la Pubblica Amministrazione dovrà intervenire per contribuire a bloccare l’esubero di spesa.

    In sintesi:

  1. l’attività di revisione della spesa di ogni amministrazione dovrà concentrarsi sulla revisione dei programmi di spesa e dei trasferimenti, «verificandone l'attualità e l'efficacia ed eliminando le spese non indispensabili e comunque non strettamente correlate alla missioni istituzionali»

  2. razionalizzazione delle attività e dei servizi offerti sul territorio e all'estero, «finalizzata alla riduzione dei costi e alla razionalizzazione della distribuzione del personale, anche attraverso concentrazioni dell'offerta e dei relativi uffici»

  3. la riduzione, «anche mediante accorpamento, degli enti strumentali e vigilanti e delle società pubbliche»

  4. la riduzione in termini monetari per la spesa per l'acquisto di beni e servizi» anche attraverso l'individuazione di responsabili unici della programmazione di spesa

  5. una «più adeguata utilizzazione delle procedure espletate dalle centrali di acquisto e una più efficiente gestione delle scorte»

  6. la ricognizione degli immobili in uso e la riduzione della spesa per locazioni, «assicurando il controllo di gestione dei contratti»

  7. l'ottimizzazione dell'utilizzo degli immobili di proprietà pubblica anche «attraverso compattamenti di uffici e amministrazioni»

  8. la «restituzione all'agenzia del demanio degli immobili di proprietà pubblica eccedenti i fabbisogni

  9. l'estensione alle società in house dei vincoli vigenti in materia di consulenza

  10. l'eliminazione di spese per rappresentanza e spese per convegni, salvo casi eccezionali come i rapporti con le autorità estere

  11. la proposizione di impugnazione avverso sentenze di primo grado che riconoscano «miglioramenti economici progressivi di carriere per dipendenti pubblici, onde evitare che le stesse passino in giudicato».

Tanti auguri Monti: è una missione impossibile, ma facciamo il tifo per te.

Riolo si prepara al voto di Domenica

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Invece di chiedere crescita e libertà economica si ostinano a difendere una legislazione invecchiata male

lavoro“In Italia siamo tanto pronti a batterci per le tutele formali del lavoro, per i diritti del lavoratore, quanto pronti a chiudere non uno, ma due occhi su tutto quel lavoro irregolare e su tutte quelle persone che il lavoro non ce l’hanno”. Così ricordava (cito a memoria) Pietro Ichino in una conferenza qualche mese fa. Quello che dovremmo ricordare oggi, nella Festa dei lavoratori, è che tutte quelle tutele formali contenute nelle leggi del lavoro, create per difendere il lavoratore dalla disoccupazione, garantirgli un salario non troppo basso e difenderlo dai “ricatti” del datore di lavoro, semplicemente non sono bastate.
Non sono bastate per difendere dalla disoccupazione, visto che solo il 56,9% degli italiani in età da lavoro è occupata. Non sono bastate per garantire un salario alto, visto che  secondo l’OCSE i salari netti degli italiani sono fra i più bassi in Europa. E non sono bastate per difendere i lavoratori dai ricatti del datore di lavoro, visto che, ad esempio, gli abusi nell’uso di contratti di lavoro sono stimabili in numero enorme.

La tutela reale al lavoratore, in termini di occupazione e di buoni salari, deriva dalla crescita economica. La crescita economica è la condizione necessaria perché si creino nuovi posti di lavoro. E maggiori opportunità di lavoro significano anche una maggiore possibilità per il lavoratore di rifiutare condizioni di lavoro svantaggiose. Al contrario, oggi, troppi lavoratori si trovano in una situazione per cui, pur di avere un lavoro, devono accettare qualsiasi condizione (ad esempio: aprire una partita IVA per fare un lavoro da dipendente, o firmare già al momento dell’assunzione la propria lettera di dimissione con la data lasciata in bianco).

Parlando di temi occupazionali, viene spesso fatto il confronto tra l’Italia e i paesi del Nord Europa dove sono stati raggiunti tassi occupazionali fino a quasi venti punti percentuali più elevati di quelli italiani (74,1% in Svezia, 69% in Finlandia e 56,9% in Italia, nel 2011). Un confronto che viene ricordato di meno è quello tra gli indici che misurano in questi Paesi la diversa libertà economica, ingrediente essenziale della crescita economica. Si dirà che di differenze tra Italia e paesi nordici ce ne sono tante;  questa però è troppo profonda per passare in secondo piano. Tra le tante classifiche, l’indice dell’Heritage Foundation per il 2012 indica che Finlandia e Svezia raggiungono rispettivamente la posizione 17 e 21 per libertà economica (i cui parametri principali sono: rule of law, governo limitato, efficienza nella regolamentazione e apertura dei mercati) mentre l’Italia è 91, dopo l’Azerbaijan, ma prima dell’Honduras. L’aumento dell’occupazione e la crescita economica non possono insomma fare a meno della libertà dell’iniziativa economica degli individui, libertà che deve essere reale e non soltanto scritta sulla carta costituzionale.

La mia impressione è che ancora troppe persone, a cominciare dai rappresentanti dei lavoratori, invece di chiedere crescita e libertà economica, si ostinino a difendere una legislazione sul lavoro vecchia di decenni e che semplicemente ha dato prova di non essere sufficiente a garantire quegli obiettivi di cui si faceva paladina. Quest’anno il Lavoro, per la sua festa, vorrebbe avere in regalo meno leggi e più crescita economica

Emilio Rocca
Istituto Bruno Leoni

lunedì 30 aprile 2012

E se facessimo come loro?

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I nostri soldi

Le spese di rappresentanza

DD 91 del 24/04/2012

SPESE DI RAPPRESENTANZA - IMPEGNO DI SPESA

Spesa di:

€ 500,00

A favore di:

Ristorante Fava
Ristorante Al Parco
Locanda “Il Cardello”
Ristorante Antica Corona
Trattoria Valsenio
Ristorante Mozart
Il Prato dei Fiorentini
La Curva
Rintocchi e Sapori
Shop’s Cafè
Az. Agrituristica Il Poggiolo
Az. Agrituristica La Cà Nova
Pizzeria Il Farro
Pizzeria Incontro )
ed in caso di impossibilità degli stessi, anche i ristoratori la cui attività è ubicata nei territori dei Comuni confinanti con il nostro Comune

Per:

In relazione ai propri fini istituzionali e per intrattenere rapporti all’esterno, con altri soggetti, il Comune è chiamata a svolgere funzioni di ospitalità e di cortesia a contenuto prevalentemente simbolico, che si svolgono per consuetudine affermata o per motivi di reciprocità in occasione di rapporti di carattere ufficiale tra soggetti.
Dette funzioni rispondono alle effettive esigenze della Amministrazione di intrattenere pubbliche relazioni in rapporto ai propri fini istituzionali ed idonee a mantenere elevata o ad accrescere il prestigio della Amministrazione diretta a raggiungere finalità esterne dell’Ente. Per tali compiti si rende necessario predisporre pranzi e ricevimenti.

Scelta esecutore:

Tutti i ristoratori locali

Nostri rilievi:

Le spese di rappresentanza sono spesso necessarie e inevitabili: Occorre però che l’uso a consuntivo di questo fondo, per quanto ridotto, sia pubblicamente motivato e, se possibile, risulti ripartito equamente tra i vari ristoratori

Locanda il Cardello

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In tribunale dal 2004!

DD 93 del 24/04/2012

CITAZIONE IN GIUDIZIO DELLA SOC. SPINOSA LUIGI SRL AVVERSO SENTENZA N.RO 1143/2010 DEL TRIBUNALE DI RAVENNA - NOMINA LEGALE INCRICATO DELLA DIFESA - IMPEGNO DI SPESA

Spesa di:

€ 2.000,00

A favore di:

Avv. Isotta Farina con studio in Ravenna

Per:

Con delibera della Giunta Comunale n.ro 5 17.01.2012 si è autorizzato il Sindaco a stare in giudizio in nome e per conto del comune di Casola Valsenio, nella citazione in giudizio da parte della Soc. Spinosa Luigi srl avverso sentenza n.ro 1143/2010 del Tribunale di Ravenna.
Con la predetta deliberazione si dava incarico all’Avv.to Isotta Farina del Foro di Ravenna per la rappresentanza processuale rimandando ad un successivo provvedimento del responsabile competente l’impegno presuntivo della spesa. Si procede ora ad un impegno presuntivo di €. 200,00 ,00 per l’incarico conferito;

Scelta esecutore:

Non è specificato. Si tratta di un incarico professionale

Nostri rilievi:

Questa determinazione così come la delibera di Giunta di Gennaio non dice nulla delle ragioni per cui siamo in giudizio con la ditta Spinosa di Napoli all’incirca dal 2004. Questo modo criptico ed elusivo di scrivere gli atti rende incomprensibili i provvedimenti e le conseguenti spese che sembrerebbero ammontare già a 3000 euro nel solo 2012. Occorre ricordare ai tecnici e agli amministratori che la motivazione esauriente degli atti amministrativi è un dovere verso la cittadinanza prima ancora che verso la legge.
Insomma, si può sapere che cosa ha fatto questa società Spinosa Luigi srl senza dovere andare a scartabellare le carte polverose dei primi anni 2000?

Ermetici

Ermetici

E vai coi pannolini

DD 92 del 24/04/2012

INIZIATIVA DI SOSTEGNO ECONOMICO E SENSIBILIZZAZIONE AMBIENTALE - ACQUISTO PANNOLINI ECOLOGICI PER I NUOVI NATI

Spesa di:

€ 1.440,00

A favore di:

Farmacia Rinaldi Ceroni di Maria Bellino – P.zza Sasdelli, 20 – Casola Valsenio

Per:

L’Amministrazione intende perseguire la strada della sostenibilità ambientale, della minor produzione di rifiuti e della salute dei propri cittadini, partendo dai più piccoli.
Proseguendo nell’iniziativa intrapresa lo scorso anno, anche per l’anno 2012 il Comune , ai fini di sostenere economicamente le famiglie e nello stesso tempo diffondere la cultura del rispetto dell’ambiente, provvederà, tramite l’assessorato alle politiche sociali ,ad acquistare dei kit di eco-pannolini ecologici lavabili da distribuire ai nuovi nati nell’anno 2012.
La locale Farmacia Rinaldi Ceroni, già fornitrice del Comune per il materiale sanitario, ha comunicato un preventivo per l’acquisto di 19 kit di €. 78,00 cadauno e così per un totale di €. 1.482,00 IVA compresa

Scelta esecutore:

Unica farmacia sul territorio comunale

Nostri rilievi:

Abbiamo qualche dubbio sull’opportunità di una spesa che entra nel “privato” delle famiglie e impone una visione “pubblica” dei consumi e degli stili di vita. E’ comunque lodevole il fine promozionale a favore dei pannolini lavabili ma ci si chiede se sia opportuno spendere denaro pubblico per queste iniziative in un momento in cui mancano i soldi per i servizi essenziali.

Pannolini ecologici

 

Questi sono i tempi di pagamento dello Stato italiano. La direttiva europea dice di pagare entro 60 giorni. Appunto!

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Una grafica della Stampa, su dati Confcooperative, fa il punto della situazione sui pagamenti della pubblica amministrazione. Il tempo che un ente pubblico impiega per pagare una fattura varia molto, ma tutte le regioni del Sud sono sopra la media nazionale. La Sardegna è la regione più veloce, seconda la Lombardia. Male il Piemonte, non benissimo nemmeno la Toscana. Mancano le Regioni a statuto speciale (e tra queste la Sicilia registra record negativi).

Il debito totale della pubblica amministrazione è di 32 miliardi di euro. Scrive La Stampa: “Nel 2011 i tempi medi di pagamento italiani sono stati di 180 giorni (sei mesi), contro i 128 del 2009. Nello stesso periodo, in Francia si è passati da una media di 70 giorni a una di 64 e in Germania addirittura da 40 a 35 giorni.”

Cosa vogliono gli imprenditori? Gli imprenditori non sperano tanto, ma invocano un recepimento rapido della direttiva europea che obbliga gli Stati al pagamento entro 60 giorni. Ma questa tempistica vale per i contratti che saranno stipulati in futuro.

da (C) DAW-BLOG/DAW-NEWS