mercoledì 16 maggio 2012
venerdì 11 maggio 2012
Ohoooooooooo
Nell’ultimo consiglio comunale abbiamo fatto molto, ma molto arrabbiare il nostro mite e bonario sindaco Iseppi. Per la verità quasi tutto quello che ci siamo permessi di sostenere in qualità di consiglieri comunali - non subordinati a lui e al suo partito - lo ha visibilmente alterato, ma c’è un argomento più di ogni altro che lo ha calato in una trance mistica: è la vexata quaestio dell’asilo nido.
Si ricorderà che sul finire del 2010, costretti da spese assurde e fuori controllo, gli amministratori casolani decisero, dopo anni di tormentate indecisioni, che le casse comunali non ce la facevano più a sopportare i costi del nido ormai superiori a 100mila euro per dare accoglienza neanche a dieci bambini.
Bene dicemmo, questa è la volta buona che mettiamo in pratica uno di quegli assiomi ricorrenti in tutti i proclami della sinistra: la razionalizzazione e l’ottimizzazione della spesa. Ohooooooooo!!
Bastava infatti accogliere la richiesta presentata dalla Parrocchia di Casola che si offriva di assumere la gestione integrale del servizio con una contribuzione comunale di circa 60mila euro. Troppo bello per essere vero e infatti quella timida proposta fu giudicata “troppo” di tutto: troppo ardita e temeraria, troppo inopportuna rispetto alle aspettative della mitica Zero Cento (quella della moglie dell’on Albonetti), troppo invasiva della laicità della scuola laica, troppo spostata come localizzazione per essere ancora identificata come scuola comunale… insomma troppo.
E naturalmente il nido fu affidato per metà alla Zero Cento e per l’altra metà mantenuto al comune con uno dei quei pastrocchi gestionali nei quali nessuno capisce più come si ripartiscono le spese tra compensazioni conguagli, rimborsi, integrazioni e così si possono facilmente oscurare i conti e impedire ai ficcanaso come noi di provare a capire.
Per aiutare la memoria ci permettiamo di rimandarvi alle considerazioni che allora facemmo e che insistevano sulla questione della spesa tutta giocata sul fatto che l’operazione messa su da Iseppi non avrebbe tenuto e che l’asilo nido in futuro non sarebbe costato molto di meno di quello che costava nel dicembre del 2010
La facile profezia si è puntualmente avverata ed infatti i costi del nido nel 2012 come risultano dagli elaborati di bilancio sono ufficialmente di 96mila euro ma siamo consapevoli che questi conteggi non tengono conto delle spese scaricate sulla scuola materna statale pur essendo maggiormente attinenti al nido nè tengono conto delle spese strutturali e di investimento. Ragion per cui ci sentiamo di poter affermare che oggi il costo del nido è, come allora. superiore ai 100mila euro.
Per questo Iseppi non deve troppo arrabbiarsi se critichiamo la sua relazione al bilancio quando pomposamente enuncia che le linee guida per la redazione del bilancio di previsione 2012 sono state: ”Il contenimento della spesa di gestione di alcuni servizi fondamentali, senza tuttavia pregiudicarne la funzionalità”
O no?!
giovedì 29 marzo 2012
domenica 26 febbraio 2012
Ci appelliamo anche a Iseppi e ai suoi
Speriamo vivamente che il governo rinunci ad applicare l’Imu alle scuole paritarie cattoliche.
Se le scuole paritarie, che già oggi fanno miracoli per non aumentare il costo delle rette, dovessero scomparire per effetto di costi impossibili da sostenere, la scuola italiana perderebbe un patrimonio culturale notevole, mentre lo stato e i Comuni non riuscirebbero a far fronte all’aumento del 10 per cento della popolazione scolastica.
Per questo ci appelliamo ai consiglieri comunali di Uniti per Casola per sollecitare, assieme a noi, i parlamentari della nostra regione affinché non si sottraggano a un impegno a favore non tanto delle scuole paritarie, quanto del sistema pubblico d’istruzione.
martedì 21 febbraio 2012
sabato 11 febbraio 2012
lunedì 9 gennaio 2012
I nostri soldi
Giornalmente rendiamo pubbliche molte delle spese effettuate dai nostri amministratori affinché i cittadini possano valutare in piena autonomia l’uso del pubblico denaro
| DD 384 del 30/12/2011 | FORNITURA DI GENERI ALIMENTARI ALLA CUCINA CENTRALIZZATA PER L’ANNO 2012 - INDIVIDUAZIONE DEI FORNITORI E IMPEGNO DI SPESA |
| Spesa di: | €. 30.500,00 |
| A favore di: | - Macelleria Grementieri di Casola Valsenio per € 6.500,00 |
| Per: | Nell’anno 2012 la fornitura delle derrate alimentari avverrà tramite il fornitore individuato in sede CONSIP. |
| Scelta esecutore: | Per i prodotti non Consip è stata richiesta la disponibilità alla fornitura e un’offerta economica alle ditte locali: solo il Forno Montefiori per il pane e prodotti da forno e la Macelleria Grementieri per la carne hanno comunicato la disponibilità alla fornitura |
| Rilievi del nostro gruppo consiliare: | Non siamo riusciti a capire chi sia aggiudicatario delle forniture di frutta e verdura per le quali avevamo chiesto con una apposita interrogazione di utilizzare il criterio del chilometro zero. Ci saremmo aspettati infatti che anche in questo caso (come per carne e pane) fosse riservata una particolare attenzione ai produttori locali. |
martedì 8 novembre 2011
lunedì 19 settembre 2011
lunedì 18 aprile 2011
Basta carta igienica da casa. Le scuole statali non devono chiedere soldi alle famiglie
Nell'anno scolastico 2010/2011, il Miur ha incrementato di 685 milioni di euro le risorse a disposizione delle scuole statali:
+223 milioni per il funzionamento,
+41 milioni per gli straordinari resi dai docenti per le supplenze,
+191 milioni per il miglioramento dell'offerta formativa,
230 milioni di finanziamento straordinario per debiti precedenti.
Il Ministero chiarisce che "le istituzioni scolastiche non hanno ragioni e titolo per chiedere contributi alle famiglie se non liberalità finalizzate all'innovazione tecnologica, all'edilizia scolastica (di competenza degli Enti Locali), al miglioramento dell'offerta formativa. Resta la facoltà di richiedere contributi per le spese di laboratorio nelle scuole secondarie di II grado".
venerdì 3 dicembre 2010
L’asilo nido comunale non poteva essere gestito dal prete. No, proprio no!
La netta preclusione verso la scuola paritaria in occasione dell’esternalizzazione dell’asilo nido comunale è passata nel più assoluto e inspiegabile silenzio del mondo cattolico casolano dal quale - almeno in questa circostanza - ci saremmo aspettati un sia pur timido segnale di dissenso.
Avevamo chiesto che il servizio fosse affidato alla Parrocchia di Casola Valsenio, che ha raccolto degnamente il testimone lasciato dalle Suore Dorotee, se questa avesse offerto condizioni paragonabili a quelle dei privati economici.
Che la scuola dell’Infanzia Santa Dorotea avesse tutte le carte in regola per assumere anche la gestione del nido, non c’è nessuno in buona fede che possa negarlo: ha una tradizione quasi centenaria nell’educazione dei bambini tra i tre e i sei anni, ha una presenza consolidata nella gestione delle sezioni primavera dedicate ai bambini di due anni, è inserita nel sistema nazionale di istruzione pubblica essendo parificata alle scuole di stato, ha un nucleo professionale di educatori e di insegnanti, ha organi di gestione collegiale, ha dotazioni didattiche e locali certificati. Ha un solo difetto: è una scuola cattolica, ma insomma è un difetto sul quale si sarebbe potuto anche chiudere un occhio.
Invece si è deciso di affidare il nido ad una cooperativa (si accettano scommesse sul fatto che sarà quasi certamente la Cooperativa Zerocento di Faenza il cui presidente è la moglie dell’on. Gabriele Albonetti del PD) per due ragioni: perché la Parrocchia non ha accettato di interrompere il proprio servizio di Scuola materna e perché l’offerta economica non era competitiva con quella dei privati.
Attenzione: tutto quello che viene raccontato dal Sindaco e dal suo assessore Barzaglia non è riscontrabile in alcun documento scritto (una lettera, una bozza, una e-mail, un pizzino…) perché - cosa decisamente inconsueta e anomala nella pubblica amministrazione - la trattativa è stata condotta verbalmente senza un qualsiasi riscontro verificabile. Già questo, a ben vedere la dice lunga.
Parrebbe dunque che gli amministratori comunali abbiano proposto alla Parrocchia di chiudere la scuola Materna Santa Dorotea e di far transitare i bambini nelle sezioni di scuola statale mantenendo invece alla Santa Dorotea la sola funzione di asilo nido.
Si tratta di una proposta irricevibile e impresentabile perché la “scuola delle suore” è parte sostanziale della storia educativa e culturale di Casola e l’unico soggetto che avrebbe avuto titolo per dismettere quella storica esperienza è la comunità cattolica che l’ha voluta, l’ha difesa, l’ha alimentata, l’ha finanziata. Chiunque altro non avrebbe potuto proporre nulla al riguardo men che meno il Comune che per lunghi anni, in tempi neanche tanto lontani, ne ha ostacolato pesantemente la vita e la sopravvivenza.
Ai fini degli interessi pubblici la questione non poteva essere la chiusura della scuola materna paritaria, ma esclusivamente la riduzione degli oneri per la gestione del nido, oneri che gravano per circa 100mila euro sul bilancio comunale. A noi risulta che con molta discrezione e con estrema correttezza la Parrocchia avesse avanzato la proposta di assumere integralmente il servizio di asilo nido in una struttura di sua proprietà appositamente ristrutturata e che avesse chiesto un concorso annuale alle spese di 50-60mila euro, onnicomprensivo.
I nostri amministratori sostengono invece che la decisione di mettere sul mercato la gestione del nido al prezzo annuo di circa 75mila euro, iva compresa, sia stata la migliore possibile e che l’offerta presentata dalla Parrocchia non fosse economicamente conveniente. Il tutto naturalmente senza essere suffragato né da un progetto tecnico-economico, né da carte di appoggio, né da raffronti dei modelli di conduzione e dei planning gestionali , secondo il consueto stile dell’amministrazione Iseppi che rende note meno della metà delle informazioni per poter liberamente manovrare nell’ombra e nel sottobosco delle clientele.
E così, ancora una volta, i molti cattolici che sono all’interno della maggioranza consiliare sono stati costretti ad avvallare la scelta dell’esclusione della scuola dell’infanzia Santa Dorotea dalla possibilità di gestire il nido, non perché questa avesse presentato offerte superiori, ma perché il pregiudizio di origine ha rappresentato un veto insormontabile e indigeribile per la componente ex comunista che ancora controlla il PD a Casola come a Ravenna, come a Bologna come a Roma.

