mercoledì 6 aprile 2011

Ancora sulla incredibile vicenda dei soldi dell’eredità Samorini sperperati dall’ex sindaco PD Claudio Casadio

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“Berlusconi devi morire”

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Al grido di «Berlusconi devi morire», ieri il popolo viola ha preso d’assedio il Parlamento. Chi sono gli appartenenti a questo movimento? A giudicare dalle bandiere presenti in piazza, qualche esponente dell’Italia dei valori ma anche alcuni militanti di Futuro e libertà, uniti agli odiatori di professione da sempre in prima linea.

Vi domandate che ha fatto il presidente del Consiglio per meritarsi tanto rancore? Niente. O meglio, non ha dato ciò che la parte più violenta dell’opposizione si aspettava: le dimissioni.

Nonostante gli innumerevoli agguati e le aggressioni anche personali, il Cavaliere è sempre lì, a Palazzo Chigi, e per quel che si intuisce ha intenzione di restarci almeno fino alla fine della legislatura. Per gli estremisti dell’antiberlusconismo tutto ciò è intollerabile e non riescono assolutamente a digerirlo. Per cui hanno preso a pretesto il voto a Montecitorio sul conflitto di attribuzione protestando come se nell’aula parlamentare fosse in corso un golpe. Ma la richiesta votata ieri dalla Camera è un gesto prepotente e antidemocratico come sostengono Di Pietro e soci? La risposta è no. Sollevare un conflitto tra poteri dello Stato è una procedura prevista dalla legge. Non c’è nulla di arrogante, semplicemente è un modo per chiedere alla Corte costituzionale di giudicare se abbia ragione il Parlamento oppure i giudici. Rimettersi al verdetto della Consulta è cosa lecita e regolare, talmente normale che prima di ieri la Camera vi ha fatto ricorso ben otto volte, mentre il Senato quattro.

Ma in questo modo Berlusconi si sottrae al suo giudice naturale? Balle. Così il Cavaliere chiede ai giudici delle leggi di stabilire quale sia il suo giudice naturale, se quello ordinario di Milano oppure il Tribunale dei ministri, che comunque sempre toghe sono e non amici intimi del premier. In pratica la Corte costituzionale, cioè un organismo terzo che già più volte ha dato torto al governo di centrodestra riformandone le leggi, stabilirà a chi tocca giudicare il presidente del Consiglio.

Il Popolo viola, se fosse in buona fede, pur odiando Berlusconi dovrebbe dunque dormire tranquillo, certo che i fatti del Cav. saranno vagliati dall’organo più imparziale che ci sia. E invece no, i contestatori sono agitatissimi e nervosi. E la ragione è una sola. Con tutti i processi che i pm di Milano hanno predisposto in queste settimane, già l’opposizione pregustava la spallata finale per liberarsi del Cavaliere. Il processo Ruby doveva essere il colpo definitivo, con la sfilata di ragazze nell’aula di tribunale, la vita privata del premier scandagliata e messa in piazza come un delitto, in modo che l’operazione sputtanamento fosse completa. Così invece potrebbe non essere. Quanto auspicato da Repubblica e da il Fatto quotidiano - giornali pronti a leccarsi i baffi con la pubblicazione degli interrogatori - potrebbe essere sospeso proprio sul filo di lana. La Corte costituzionale, valutando il conflitto d’attribuzioni, è in grado di rompere il giocattolo con cui la sinistra giudiziaria pensava di divertirsi nei prossimi mesi. E i giudici di Milano in tal caso dovrebbero sospendere il giudizio in attesa del pronunciamento, come abitualmente si fa.

Una simile prospettiva ha fatto perdere il lume della ragione agli antiberlusconiani e dunque c’è da ritenere che nei prossimi giorni faranno anche peggio. Ma nonostante i propositi minacciosi e violenti, il popolo viola resta sempre una minoranza della quale fanno parte dipietristi, ex fascisti e qualche rottame comunista. I soliti quattro gatti insomma. Quelli che girano di manifestazione in manifestazione.

Maurizio Belpietro (Libero del 6/4/2011)

martedì 5 aprile 2011

Parce sepulto (Risparmia chi è sepolto)

bandiera rossaPochi giorni fa “u se aviè” (se ne è andato, perché i Romagnoli non muoiono, se ne vanno) alla bella età di 99 anni un vecchio militante comunista, duro e puro, di quelli di una volta, che credeva nelle sue idee ed era orgoglioso della sua fede.
In occasione del funerale civile, i suoi ex compagni hanno partecipato con le loro bandiere che credevo tradizionalmente rosse, come era giusto pretendere vista la storia politica del defunto. Con grande sorpresa e disappunto ho visto comparire tricolori di recente scoperta: c’era quella dell’ANPI, quella del PD, mancava solo la banda che invece di “bandiera rossa” intonasse l’Inno di Mameli.
Povero compagno Sebastiano! I nuovi comunisti non hanno avuto il coraggio di salutarti con la tua vecchia bandiera rossa alla quale, al di là della mia diversa ideologia, mi sarei inchinato per rispetto alla fede di una vita, anche se sconfitta dalla storia.
I tuoi compagni senza idee, anche cambiando bandiera, faranno poca strada!

Vincenzo Galassini
Capo Gruppo PDL Provincia di Ravenna

Un generoso cittadino lascia in eredità al Comune di Faenza due milioni di euro da investire nella Scuola Comunale di Musica “Sarti”. Cosa fa il valoroso ex sindaco PD Claudio Casadio? Li sperpera in contributi vari, in spettacoli, nelle spese correnti. Ed ora scalpita per applicare le stesse ricette nel futuro governo della Provincia di Ravenna. Poveri noi!

eredità samorinidolore e costrizione

venerdì 1 aprile 2011

Domenica 3 Aprile incontro a Brisighella con Rodolfo Ridolfo

950_8152Domenica 3 aprile alle ore 12 presso la sala riservata del ristorante “E MANICOMI” di Brisighella si svolgerà il tradizionale incontro, con RODOLFO RIDOLFI fondatore di FI e PDL in Provincia di Ravenna. All’incontro che si svolge vicino alle elezioni del 15 e 16 maggio 2011 in Provincia e al comune di Ravenna parteciperà il consigliere regionale e coordinatore provinciale Gianguido Bazzoni. Porteranno il saluto e indicheranno gli obiettivi programmatici il candidato sindaco di Ravenna Nereo Foschini (PDL-Lega) e il candidato presidente della Provincia Rudi Capucci (Lega-PDL). Un’ occasione per parlare dei problemi in particolare della Provincia di Ravenna e l’analisi dei nuovi collegi elettorali provinciali che da 30 sono diventati 24.

Hanno assicurato la presenza il vice coordinatore provinciale Roberto Petri, i consiglieri provinciali PDL: Benelli Giovanna, Oriano Casadio, Marta Farolfi, Francesco Villa e diversi consiglieri comunali PDL: Fabio Piolanti (Casola Valsenio), Vincenzo Valenti (Castelbolognese), Raffaella Ridolfi (Faenza) Enzo Minardi (Castel Bolognese) Stefano Foschini (Cotignola) Antonella Brini (Massa Lombarda. Al termine della riunione alle ore 13 seguirà il pranzo con le specialità della cucina della Vilma del Ristorante E manicomi.

Vincenzo Galassini
Capo gruppo FI-PDL Provincia di Ravenna.
Prenotazioni pranzo: 3474309838 costo €. 22.

Todos jubilados: breve e parzialissimo riepilogo delle pensioni “politiche”, ma i conti non tornano

pensionatoProdi prende oltre 14mila euro di pensione al mese. Anzi: pensioni. Al plurale.
Eh sì, perché il Professore di vitalizi ne incassa addirittura tre: uno da 5.283 euro come ex presiden­te della Commissione europea, uno da 4.725 euro come ex parlamentare e uno da 4.246 come ex professore universitario.  Totale 14.254 euro lor­di.
La somma lo deve imbarazzare non poco. E infatti poco tempo fa, in una dichiarazione Ansa del 24 no­vembre 2010, si è abbassato l’asse­gno previdenziale, esattamente co­me le donne si abbassano l’età: cita­va sì correttamente i 5.283 della com­missione europea, ma poi parlava di 1.797 euro lordi da ex parlamentare e di 2.811 lordi come ex professore universitario, mostrando una prematura ma quanto mai conveniente smemoratezza senile: in realtà quelle cifre cui lui si riferisce sono al netto. E al lordo corrispondono appunto a 4.725 (esattamente 4.725,04) e 4.246 (esattamente 4.246,43) euro mensili.
Tutti strameritati, per carità: non c’è trucco, non c’è inganno. Ma allora, perché, Professore, dire le bugie?

A sfrucugliare nei meandri della previdenza italiana si fanno scoperte assai interessanti. Per esempio, il cumulo di vitalizi d’oro è una consuetudine piuttosto diffusa, anche fra coloro che fanno professione di pauperismo operaio. Prendete il vecchio Cossutta: l’uomo dei rubli incassa una pensione Inps dal 1980, cioè dall’anno in cui a Mosca c’era ancora Breznev, Aldo Maldera era il capitano del Milan e Bobby Solo a Sanremo cantava «Gelosia». E lo sapete perché incassa quella pensione? Grazie alla famosa legge Mosca, con cui l’odiato Stato borghese ha riconosciuto a dirigenti di partito e sindacalisti contributi mai versati. Dal 2008, poi, il tovarisc Armando di pensioni ne riceve due: all’assegno dell’Inps unisce infatti il sostanzioso vitalizio parlamentare, 9.604 euro lordi al mese, una cifra che è quasi una beffa per il compagno operaio. Ma tant’è: per non farsi mancare nulla, al momento di lasciare il Parlamento, dove aveva piantato le tende da ben 10 legislature, Cossutta ha anche incassato una liquidazione monstre pari a 345.744 euro, pudicamente definita «assegno di solidarietà». Eccome no: solidarietà. Ma con chi? Con il suo conto corrente?

Due pensioni riceve anche Luciano Violante: 9.363 euro lordi come ex parlamentare e 7.317 come ex magistrato, per un totale di 16.680 euro lordi al mese.
Tre pensioni riceve l’economista finiano Mario Baldassarri, che con Prodi condivise la famosa seduta spiritica sui colli bolognesi durante il rapimento Moro: diventato presidente della Commissione finanze, non ha fatto un gran che per risanare i bilanci pubblici, ma per quel che riguarda i bilanci privati, beh, non si può certo lamentare.
Due pensioni vanno in tasca al compagno Giovanni Russo Spena: quella parlamentare ( pari a 5.510 euro netti dal 2008) si va a sommare a quella da professore universitario (2.277 euro netti dal 2002, cioè da quando aveva 57 anni), per un totale di quasi 8mila euro netti.

Sommano una pensione all’indennità parlamentare sia Rocco Buttiglione (3.258 euro netti come professore universitario dal 2007) sia Franco Marini (circa 2.500 euro grazie alla legge Mosca dal 1991, cioè da quando aveva 57 anni).

Ancor più giovane è andato in pensione Sergio D’Antoni, deputato del Pd, vicepresidente della commissione Finanza, già sindacalista assai favorevole ai rigori sulla previdenza altrui: prende una pensione Inpdap di 5.233 euro netti al mese (8.595 euro lordi al mese, 103.148 euro lordi l’anno) dal 1º aprile 2001, cioè da quando aveva 55 anni.
Ma il bello è che la pensione è stata liquidata sulla base di (udite bene) 40 anni di servizio. 40 anni di servizio? A 55 anni? E dunque D’Antoni era in università a 15 anni? E faceva già il docente? Forse siamo davanti a un genio precoce della scienza giuridica e non ce ne siamo mai accorti!

Ma quello che sconcerta più di ogni altra cosa, è il fatto che mentre si lasciano sopravvivere queste evidenti storture del nostro sistema previdenziale, si tagliano in nome della sacrosanta necessità di ridurre la spesa pubblica, gli appannaggi ai sindaci dei piccoli comuni che per 1000 euro al mese, non pensionabili, si fanno un mazzo così e si rovinano la vita. I conti non tornano. Neanche un po’!!

L’operazione Terremerse ci è costata oltre due milioni di euro. Il presidente Errani non esce affatto bene da questo affare che vede suo fratello Giovanni accusato di truffa aggravata

errani-vasco-230-2Discussa nella seduta pomeridiana di ieri dell’assemblea legislativa regionale l’interpellanza, a firma del Consigliere regionale del Pdl Fabio Filippi, sul caso Terremerse, il finanziamento milionario a favore della cooperativa agricola diretta dal fratello del Presidente della Regione Emilia-Romagna.
Su Giovanni Errani, fratello di Vasco, pende l’accusa di truffa aggravata. Il Pubblico ministero ha ipotizzato irregolarità nella procedura relativa alla costruzione di un nuovo stabilimento vinicolo nell’imolese. Indagati anche due funzionari della Regione.

Per l’Assessore all’Agricoltura Tiberio Rabboni non c’è stata nessuna irregolarità. Il Consigliere del Pdl ha chiesto alla Giunta spiegazioni sul fallimento di Terremerse, sulla fusione tra le cooperative Terre Imolesi e Co.p.a. (attualmente proprietarie della struttura imolese) e sul trasferimento di macchinari da una cooperativa all’altra. Filippi, inoltre, ha preteso di visionare, dopo due anni di inutili richieste, il certificato del collaudo relativo alla costruzione dell’azienda vinicola imolese (documento obbligatorio redatto da un tecnico che certifica la regolarità dell’iter procedurale e della stessa opera).

“Errani ha il dovere di fare luce sulla questione, deve essere trasparente con la cittadinanza. Perché il finanziamento, da parte della Regione Emilia-Romagna, è stato erogato prima dell’approvazione definitiva del progetto dello stabilimento? Perché non mi è ancora stato consegnato il collaudo? In pochi anni Terremerse ha ottenuto 2.176.000 euro dalla Regione Emilia-Romagna, per poi fallire. Soldi dei contribuenti gettati al vento. Evidentemente le scelte dell’amministrazione avevano un obiettivo ben preciso. I vertici della coop rossa di Bagnacavallo devono restituire alla cittadinanza, ai contribuenti emiliano-romagnoli, i fondi concessi dalla Regione.”

Filippi non ha potuto concludere il suo intervento in aula, perché il Presidente dell’Assemblea legislativa Matteo Richetti gli ha tolto la parola.

lunedì 28 marzo 2011

Pdl e Lega Nord si presentano assieme alle elezioni per il Comune di Ravenna e per la Provincia di Ravenna

OLYMPUS DIGITAL CAMERA         Pdl e Lega Nord correranno insieme alle elezioni amministrative al Comune di Ravenna e alla Provincia di Ravenna. Venerdì sera è finalmente arrivata dal coordinamento regionale del Pdl la comunicazione ufficiale dell'accordo raggiunto. E' dunque è ufficiale: il candidato sindaco di Pdl e Lega per sfidare il candidato della sinistra Fabrizio Matteucci è Nereo Foschini. Per la presidenza della Provincia il candidato spetta invece alla Lega che ha scelto di mandare in campo Rudi Capucci. Sabato mattina, con una conferenza stampa, è stata data ufficialità all'accordo. “Non posso che dirmi soddisfatto per un obiettivo che ho perseguito fin dall'inizio, convinto che l'unico modo per battere la sinistra e la cappa di potere che ha ingessato lo sviluppo della nostra città e della nostra provincia sia mantenere l'alleanza che c'è a livello nazionale tra il nostro partito e il Carroccio” ha dichiarato Gianguido Bazzoni, coordinatore provinciale del Pdl.

Sposato con Annamaria, Nereo Foschini ha due figli e sei nipoti. E' stato direttore della sede dell'Inps di Lugo. Ha maturato un'ampia esperienza politica amministrativa. In politica fin da ragazzo, è stato dirigente della Dc di Ravenna e ultimo segretario provinciale del partito. Ispirato ai valori del cattolicesimo democratico, ha aderito prima a Forza Italia ed ora al Popolo della Libertà per continuare la sua opera in difesa dei principi di libertà, giustizia e dignità dell'uomo. Dirigente della Cisl, di cui ha fatto parte della segreteria provinciale di Ravenna, per dieci anni è stato consigliere comunale a Ravenna, poi amministratore dell'Usl 35 di Ravenna, vicepresidente dell'Assemblea dei Comuni, consigliere di amministrazione delle Farmacie comunali e dello IACP. Attualmente, dopo essere stato consigliere provinciale di Forza Italia e capogruppo in Consiglio comunale a Bagnara di Romagna, è assessore nello stesso Comune alle Attività produttive, Turismo, Relazioni esterne e Gemellaggi.

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sabato 26 marzo 2011

E’ un grave illecito esentare il PD dal pagamento della Tosap ed è sbagliato che il sindaco non riconosca questo abuso. Abbiamo inoltrato gli atti alla magistratura e alla corte dei conti e diffidiamo gli amministratori e i dirigenti del Comune dal perseverare in questo comportamento

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Da molti mesi stiamo chiedendo a quale titolo, il Comune di Casola esenti il Pd dal pagamento della Tosap nella concessione del Parco Pertini per svolgervi ogni anno la Festa del Partito. Si tratta di una tassa non da poco perché comporterebbe un introito per il comune di qualche migliaio di euro.

La TOSAP (la tassa per l’occupazione di suolo pubblico) deve obbligatoriamente essere pagata per le occupazioni di qualsiasi natura, effettuate nelle strade, nelle vie, nelle piazze, nei parchi e comunque sul suolo appartenente al Comune o su suolo privato ma gravato da servitù di uso pubblico costituita nei modi e nei termini di legge.

Il sindaco nella sua risposta alla nostra interrogazione n. 21 del 27/11/2010 sostiene che la tassa non sarebbe dovuta per due ragioni: perché la concessione comunale eliderebbe l’obbligo della Tosap e perché i partiti ne sarebbero esentati.  Non è vera né la prima né la seconda motivazione come ben sanno gli organi tecnici e di validazione giuridica degli atti del Comune che abbiamo cercato di chiamare in causa ma che non si sono espressi.

In più occasioni la giurisprudenza ha precisato che l'esistenza di una concessione non vale ad escludere l'applicazione della tassa. In altre parole, il fatto che l'ente territoriale abbia concesso al privato di utilizzare uno spazio pubblico non esclude affatto che la sottrazione all'uso pubblico della superficie occupata avvenga per fatto del privato, o comunque su accordo tra il privato e l'amministrazione, e, soprattutto, nell'interesse del privato medesimo.
Nel sistema non si configura alcuna incompatibilità tra il canone di concessione e la tassa per l'occupazione del suolo pubblico in quanto trattasi di proventi assolutamente diversi, per natura e fondamento.
Da un lato, il canone ha natura patrimoniale, costituisce la controprestazione del godimento del bene ottenuto in concessione, e trova il suo fondamento giuridico nel rapporto bilaterale (anche se non paritario) che disciplina la concessione stessa.
D’altro canto, la tassa ha natura strettamente pubblicistica, e costituisce un'entrata di carattere tributario, imposta per legge in favore dell'ente pubblico territoriale ed a carico di tutti i soggetti che occupino spazi pubblici di pertinenza dell'ente stesso.
Già l’art. 18, del D.P.R. 26/10/72, n. 639 (nel sistema preesistente al nuovo regime normativo introdotto col D.Lvo n. 507/93) recitava che: “Qualora la pubblicità sia effettuata su beni di proprietà comunale o dati in godimento al comune, ovvero su beni appartenenti al demanio comunale, la corresponsione della imposta non esclude il pagamento di eventuali canoni di affitto o di concessione, né l'applicabilità della tassa per l'occupazione dello spazio ed aree pubbliche”.
Inoltre, il comma 7 dell’art. 9 del d.lgs. 15.11.1993 n. 507 e s.m.i., nel testo integrato con l’art. 145, comma 55, della legge 23/12/00, n. 388, prevede: “Qualora la pubblicità sia effettuata su impianti installati su beni appartenenti o dati in godimento al comune, l'applicazione dell'imposta sulla pubblicità non esclude quella della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, nonché il pagamento di canoni di locazione o di concessione commisurati, questi ultimi, alla effettiva occupazione del suolo pubblico del mezzo pubblicitario”.
Dopo l’entrata in vigore del citato decreto 507/93 è stata emanata la legge 28/12/95, n. 549 la quale, all’art. 3, comma 64, ha statuito che “Per le aree su cui i comuni e le province riscuotono i canoni di concessione non ricognitori i comuni e le province possono deliberare la riduzione fino al 10 per cento della tassa per l'occupazione permanente o temporanea di spazi ed aree pubbliche prevista dal D.Lvo 15 novembre 1993, n. 507, e successive modificazioni”.
Infine, la legge 15 maggio 1997, n. 127, che al comma 63 dell'art. 17 ribadisce questi stessi concetti.
In altre parole, dalle richiamate disposizioni normative si evince che il legislatore ha sempre riconosciuto compatibile con la TOSAP il canone d’uso degli spazi ed aree pubbliche.
Tutto ciò precisato, si ritiene confermata l’impostazione da noi sostenuta che il canone giornaliero non esenti alcuno dal pagamento della tassa stante le richiamate diversità (di natura e presupposti) per l’applicazione dei proventi in questione.

Per quanto riguarda la presunta esenzione a favore dei partiti politici, la normativa è chiarissima: l’esenzione si applica per “occupazioni temporanee relative a manifestazioni o iniziative a carattere politico purché l’area occupata non ecceda i 10 mq” che non è propriamente lo spazio utilizzato a Casola Valsenio.

A riprova di questo, per non citare la smisurata quantità ti materiale giuridico ci basta riportare lo specchietto della TOSAP applicata dal Comune di Ravenna in cui questo criterio viene esattamente ripreso e confermato:

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Naturalmente ci auguriamo che l’amministrazione di Casola Valsenio si ravveda e corregga queste evidenti storture ereditate dal passato, perché non c’è niente di più iniquo che l’esercizio del potere per fini di parte e per sostenere un interesse privato, in questo caso, coincidente con quello del partito del sindaco.

A ulteriore documentazione:

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giovedì 24 marzo 2011

Non ci si può credere

arroganza e vergognaI più ignoravano fino ad ora (e noi tra questi) che il Presidente della Provincia di Ravenna, l’ineffabile Giangrandi, e i suoi dieci assessori, da oltre un anno non partecipano alle sedute settimanali del Consiglio Provinciale se non per illustrare frettolosamente i punti che individualmente li riguardano, per poi andarsene immediatamente.
Questa incredibile consuetudine, assunta in completo spregio delle istituzioni e della rappresentanza elettiva, è stata più volte stigmatizzata dalle minoranze consiliari senza tuttavia trovare nella stampa un adeguato grado di attenzione, tale da sollevare l’inevitabile indignazione dei cittadini elettori.

Gli eletti del popolo che oggi si atteggiano a baroni sono retribuiti molto lautamente (quasi 8mila euro al mese per il Giangrandi e circa 3800 euro al mese netti per gli assessori) proprio per verificare il proprio operato in seno al Consiglio, l’organo di controllo e di indirizzo ove siedono i consiglieri che invece vengono trattati con disprezzo alla stregua di fastidiosi postulanti.
Questo vergognoso comportamento è tipico del Giangrandi e non meraviglia più nessuno (forze politiche, sindacati, dipendenti), ma è stato assunto e condiviso anche da Claudio Casadio che ora vorrebbe proporsi come il sostituto promettendo un cambiamento che non ci sarà né potrà esserci perché anche lui è il prodotto dello stesso contesto politico-culturale che ha partorito queste mostruosità comportamentali e la paralisi operativa della Provincia.

Dal 29 marzo attraverso lo sportello online viaggeranno le pratiche di Scia, la segnalazione certificata di inizio attività.

salta le codeSono 1.759 i comuni pronti ad accendere, dal 29 marzo, il canale telematico dello sportello unico per le attività produttive, in cui saranno veicolati gli adempimenti a carico delle imprese.  In alcuni casi il front office unificato servirà anche più centri che si sono associati. Nelle realtà in cui il sistema telematico non è ancora attivato saranno le Camere di commercio a svolgere il servizio online "accentrato" rispetto alle amministrazioni: il portale www.impresainungiorno.gov.it è pronto per la gestione online dei procedimenti, per "girare" la pratica ai Comuni e mettere in comunicazione, per eventuali integrazioni, l'impresa con le amministrazioni. Il responsabile della decisione, anche quando l'intermediario è la Camera di commercio, resta il Comune.

Tra sindaci già attivati e altri in attesa, comunque, potranno salire presto a quota 3mila le realtà connesse allo Sportello telematico, in una rete che trascurerà solo i centri più piccoli e meno attrattivi di attività economiche. La segnalazione di inizio attività allo Sportello unico può essere contestuale alla creazione di impresa e in quel caso la Scia avrà come allegato anche la comunicazione unica all'agenzia delle Entrate e agli enti previdenziali. In questi casi, sarà il Registro imprese a ricevere la pratica e a girarla allo Sportello unico, che rilascerà all'impresa la ricevuta e la possibilità di operare.

«Per il successo dello Sportello unico - sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - occorre risolvere alcune criticità. In primo luogo, è necessario disboscare centinaia di adempimenti davvero inutili. Quindi, bisogna lavorare per uniformare il più possibile le procedure amministrative su tutto il territorio». Unioncamere ha censito gli adempimenti amministrativi relativi alle imprese: «Abbiamo contato oltre cinquemila procedure», dice Dardanello. Un labirinto, se non si riesce a standardizzare. A questa difficoltà vanno aggiunte le differenze infrastrutturali. «Le aree dove non è disponibile il servizio della banda larga – afferma Dardanello – soffriranno di queste innovazioni». «Quella del 29 marzo - commenta Valerio Zappalà, direttore generale di InfoCamere - non è una scadenza in cui si consegna un prodotto o si "collauda" un sistema informatico: è una data che segna l'inizio di un nuovo modo di concepire i servizi alle imprese a livello territoriale, dove è decisiva la qualità del rapporto di cooperazione tra amministrazioni diverse, Camere di Commercio e Comuni in primis. Dal 29, dunque, inizierà una nuova fase, in cui gli sportelli unici dovranno avviarsi e opereranno consolidando passo dopo passo gli aspetti organizzativi, tecnologici e di rapporto, sia con l'utenza che con gli altri interlocutori istituzionali».