mercoledì 29 settembre 2010

Coriacei a tutto

caldaia Non c’era alcun dubbio sulla conferma della decisione di costruire la caldaia a cippato nella scuola ma non si può fare a meno di annotare che la risposta alla nostra interrogazione è esemplare per stile e per metodo.
Con il consueto atteggiamento altezzoso della sinistra italiana che non si sottrae mai al piacere onanistico di impartire lezioni , tentano di accreditare l’idea che questa sia una scelta non solo giusta ma giustissima, reclamata a gran voce dai cittadini e dalla scuola.

Ci vuole una singolare faccia tosta a fare finta che il progetto fondativo di Senio Energia non sia loro scoppiato in mano e che tutto il disegno strategico della Esco casolana non si riveli sempre più una povera cosa, in balia di risorse pubbliche che non arrivano e che non arriveranno e di capitali d’impresa che non ci sono perché i cosiddetti soggetti privati si guardano bene dall’entrare in questo affare.

La collocazione della caldaia a legna dentro la scuola, a 385mila euro, non è una scelta né strategica né coraggiosa, è solo la scelta della disperazione di chi non sapendo a che santo votarsi, butta là una decisione strampalata nella speranza che i cittadini non si accorgano che quando si seccano i ruscelli di denaro pubblico queste finte società vivono tra stenti e alla fine muoiono malamente.
Oggi hanno solo attaccato una bombola di ossigeno al capezzale della società facendo pagare a caro prezzo a tutti i cittadini di Casola una scelta costosissima e inutile, una delle tante, purtroppo, alle quali non riusciamo ad abituarci.

Per anni ci hanno voluto far credere che erano i migliori e che Casola aveva proprio bisogno di questo modello amministrativo. In realtà non sono i migliori in nulla e l’unica capacità di cui hanno dato prova in questi decenni è quella di riuscire a dilapidare denaro pubblico senza avere alcuna idea veramente innovativa per lo sviluppo della nostra comunità. Come i fatti dimostrano, ogni giorno di più, purtroppo.

sabato 25 settembre 2010

Ancora una volta la Corte dei Conti richiama il Comune di Casola Valsenio. Questa volta eccepisce cinque situazioni di criticità sul bilancio 2008

Non è una novità, Il Comune di Casola Valsenio viene richiamato ad una maggiore attenzione sulle gestioni contabili anche sul Bilancio 2008. A scanso di equivoci e per non suscitare veementi levate di scudi in difesa, precisiamo che si tratta di rilievi non particolarmente gravi, ma vista l’autorevolezza delle fonte di controllo amministrativo è opportuno darne atto.

I rilievi concernono le criticità/irregolarità  in tre settori del rendiconto di gestione 2008:

Sul Risultato di Amministrazione sono stati avanzati tre rilievi:
1) i conti del 2008 sono stati chiusi in disavanzo per € 35.941,65 cosa che, anche se compensata in sede di gestione residui, non appare regolare
2) il ricorso continuativo ad anticipazioni di tesoreria (soldi presi a prestito per la gestione corrente) è una prassi per quanto possibile da evitarsi. Personalmente concordo con la ragioneria comunale che sia molto difficile continuare ad amministrare in questa fase storica senza il ricorso alle anticipazioni
3) sono state contabilizzate le entrate da multe stradali in base all’accertamento (22mila euro) e non in base all’effettiva riscossione (14mila euro). La questione risulta sanata dall’esercizio 2009 in poi.

Sugli organismi partecipati è stato avanzato questo rilievo:
La partecipazione a società in perdita potrebbe rappresentare un rischio per la stabilità del Bilancio Comunale. La questione riguarda l’esposizione del Comune su Senio Energia. E’ una preoccupazione che abbiamo in molti

Sulle Spese di Personale è stato avanzato questo rilievo:
Non c’è stata riduzione della spesa per la contrattazione integrativa e si raccomanda pertanto di monitorare la situazione.

pict018 Qui a fianco pubblichiamo una scheda contenente i rilievi della Corte e la nota di spiegazione emessa dal Dirigente del Servizio Ragioneria del Comune di Casola. E’ una scheda sintetica perché riteniamo il linguaggio della Corte eccessivamente tecnico e per molti versi riservato agli addetti ai lavori

Per chi voglia visionare i testi integrali ecco i link:

Rilievi della Corte dei Conti sul rendiconto del Comune di Casola Valsenio 2008

Nota esplicativa del Servizio Ragioneria del Comune di Casola Valsenio

venerdì 24 settembre 2010

Il Coordinatore provinciale del Pdl, Bazzoni, affronta con i ministeri all’agricoltura e alle infrastrutture alcune delle necessità più impellenti della provincia di Ravenna

bazzoni  "Ho consegnato - spiega il coordinatore provinciale del Pdl Ravenna - al Capo di Gabinetto del Ministero dell'Agricoltura, nell'ambito di un incontro con i vertici del Ministero una relazione sulla situazione di crisi che il comparto sta attraversando nella nostra provincia. Incalzato anche dalle sollecitazioni degli agricoltori, nel documento chiedo attenzione per un settore che rappresenta per la Romagna una grandissima risorsa, grazie alle tipicità che le nostre aziende producono ogni anno, dedicandosi a un lavoro che sempre di più viene minato da ritardi nell'erogazione dei contributi comunitari e il rischio frequente che questi possano venire meno. Dal Ministero mi hanno assicurato la massima collaborazione, condividendo l'obiettivo comune di dare il massimo sostegno a un settore irrinunciabile della nostra economia. C'è la piena disponibilità a un rapporto di collaborazione tra il Ministro Galan e le Regioni". Sempre ieri  il consigliere regionale ha consegnato al Ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Altero Matteoli una relazione sui punti nevralgici che riguardano i trasporti della nostra provincia.

"Nel documento - spiega Bazzoni - ho sottolineato la necessità di intervenire su alcuni punti strategici per il nostro territorio. Tra questi ovviamente c'è quello della E55, per la quale è in corso la Valutazione di impatto ambientale. Il Ministro ha assicurato piena collaborazione e disponibilità a una consultazione permanente. Matteoli si è inoltre reso disponibile ad intervenire affinché dall'Anas arrivino risposte certe in tempi brevi. Stessa disponibilità mi è stata data per la variante di Castel Bolognese, della cui urgenza sono assolutamente convinto. Sarà mio impegno infatti, d'accordo con il Ministero, di verificare periodicamente lo stato del progetto per il quale ho chiesto al Ministro di intervenire affinché sia inserito dall'Anas tra quelli finanziabili fin dal prossimo anno.
Nella mia relazione ho poi trattato le condizioni della statale Classicana, per la quale ho posto all'attenzione del Ministro la petizione che mi è stata consegnata dai 1200 lavoratori del porto, chiedendo un programma di manutenzione costante che possa metterli nelle condizioni di lavorare in sicurezza. Ho poi chiesto al Ministro attenzione sull'importante questione del porto di Ravenna che, entrando a far parte dell'accordo tra i porti dell'Alto Adriatico, ha accettato la sfida di diventare un importante punto di riferimento per intercettare i traffici da e verso l'Oriente. Nell'ambito di obiettivi, progetti e assetti condivisi il Ministro ha assicurato che il Governo non lesinerà le risorse necessarie allo sviluppo del nostro scalo".

mercoledì 22 settembre 2010

Mille vigili che dirigono il traffico non sanno dirvi né perché venite né dove andate

contorsionismo Sono ogni giorno più incredulo leggendo i contorsionismi in atto nel Partito democratico, dove ormai sono tutti contro tutti. Non voglio entrare nel dettaglio delle varie posizioni politiche, mi manca il microscopio elettronico: mi limito a un paragone.
Nel 1996 Berlusconi perse nettamente le elezioni, dopo otto mesi a Palazzo Chigi e un anno di governo Dini. Dopo la sconfitta avviò la “traversata del deserto“, cioè una fase di riorganizzazione interna stando all’opposizione. In quei cinque anni, mentre il centrosinistra alternava quattro governi e tre premier senza ricandidare nessuno di loro, il Cavaliere ricucì con Bossi , saldò l’asse con Fini e Casini, approvò i provvedimenti del centrosinistra in politica estera (Kosovo in primis), mise a punto un programma comune di stampo liberale e sussidiario, organizzò un’efficace macchina elettorale interna. Insomma lavorò per mettere assieme, unire, e ripresentarsi al voto in condizioni migliori dell’avversario.
Vinse a mani basse nel 2001. Cinque anni dopo, sconfitto di misura da una coalizione rabberciata con il vinavil, si sedette come il saggio cinese sulla sponda del grande fiume e aspettò che transitasse la buonanima del nemico. Il resto è storia recente.

Sono convinto che il centrodestra stia ancora raccogliendo i frutti di quella “traversata”, di cui Berlusconi approfittò per strutturarsi e rendersi più affidabile. All’opposto, il centrosinistra si divide, distingue, sottilizza, puntualizza.
Una volta il Cavaliere disse che l’elettorato italiano aveva la testa di un dodicenne. Il paragone è provocatorio, ma dice una verità: l’elettore non è portato a perdersi nei labirinti delle articolazioni partitiche, ma ha bisogno di pochi messaggi chiari che identifichino in sintesi e con precisione i cardini dell’orientamento politico.
Ebbene, nonostante tutto, ancora oggi Berlusconi rappresenta una parte politica “inclusiva”, che tende ad aggregare altre forze sotto la guida di un leader riconosciuto, mentre la sinistra è occupata a dirimere le divisioni interne, succube dell’influenza di Di Pietro, incapace di concordare non soltanto il nome dell’aspirante premier ma addirittura il metodo con cui individuarlo. E siccome l’elettore “dodicenne” non sopporta i litiganti, ma vota un politico perché – tendenzialmente – possa governare per cinque anni, il centrosinistra si condanna ancora all’opposizione.
Una citazione dai Cori della Rocca di T.S.Eliot sintetizza e riassume, come meglio non si potrebbe, l’inestricabile situazione in cui si trova la sinistra italiana: “Mille vigili che dirigono il traffico non sanno dirvi né perché venite né dove andate”

martedì 21 settembre 2010

Venditori abusivi e senza tetto stanno trasformando l’ospedale di Faenza in un territorio ad alto rischio. Interrogazione del consigliere Pdl Francesco Villa

parcheggi_abusivi All'esterno e all'interno degli ospedali andrebbero adottate misure di controllo superiori ad altri luoghi pubblici sia per tutelare i pazienti che le persone in visita. L'osservazione è del Consigliere Comunale PdL Francesco Villa.
Eppure nonostante le precedenti interpellanze e la vicinanza della sede della Polizia Municipale, all'Ospedale Civile di Faenza continua incessante la presenza di venditori e parcheggiatori abusivi il cui comportamento è spesso particolarmente insistente e fastidioso.
Sembra addirittura che di notte all'interno dell'ospedale sostino persone senza fissa dimora che dormono e girano all'interno dei locali creando evidenti problemi di sicurezza e di igiene per i ricoverati e per il personale.
Sembra anche che a volte le Forze dell'Ordine, opportunamente allertate dal personale ospedaliero, non siano potute intervenire per mancanza di mezzi o perché impegnate in altri servizi e che questo permetta alle persone senza fissa dimora di starsene relativamente indisturbate all’interno dell'ospedale.
Parrebbe che la notizia della facilità di utilizzazione delle strutture ospedaliere faentine  come ricovero notturno si stia diffondendo e che il numero degli abusivi sia in aumento. Ovviamente il consigliere Villa chiede una verifica della situazione e quali provvedimenti intenda adottare l’Amministrazione Comunale.

Il Consiglio Comunale è convocato per Lunedì 27 Settembre

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Si delibera su:

punto 5 – Stato di attuazione del Programma

Punto 6 – Modifica piano triennale degli investimenti

Punto 7 – Variazioni di Bilancio: Entrata, Spesa, Storni

Punto 8 – Variante al PRG

Elezioni provinciali: nel PD comincia il balletto. Vuoi vedere che anche stavolta riescono a farsi del male da soli? Il grande manovratore sembra essere Tampieri, il ben noto ex assessore all’agricoltura e ai parchi del nostro comune

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lunedì 20 settembre 2010

La differenza sta nella leadership: la stampa di oggi lo conferma

4441058890_f7a9df6193_z Il Corriere della Sera (Ernesto Galli della Loggia) - C’è un solo, vero vantaggio strategico che la destra italiana ha sulla sinistra. La destra ha un capo, la sinistra no. Specie quando si tratta di votare, di scegliere un futuro presidente del Consiglio questo si rivela un vantaggio decisivo. Il candidato della destra è il suo capo effettivo, conosciuto e riconosciuto come tale… La scelta di Berlusconi come capo della destra, per varie ed ovvie ragioni (ma anche per una meno ovvia e di solito dimenticata: ed è che la destra italiana quale oggi la conosciamo l’ha inventata lui e solo lui) non ha bisogno di spiegazioni… La sinistra invece… non riesce ad avere un capo…

Sole 24 Ore (Stefano Folli) - Forse il manifesto di Veltroni «porterà la bufera nel Pd», come pensa Rosi Bindi ed è probabile che abbia ragione… il documento veltroniano scompagina il quadro e rende di fatto impraticabile la candidatura di Bersani a Palazzo Chigi. Il che può apparire secondario, ma non lo è. Perchè dalla scelta del candidato premier dipende tutto: il profilo del centrosinistra, le sue alleanze, il disegno da proporre al paese. Dunque le sue possibilità di vittoria elettorale di fronte all'asse Berlusconi-Bossi

Italia Oggi (Sergio Soave) - Le basi analitiche su cui è fondato l'attacco frontale sferrato da Walter Veltroni alla segreteria del suo partito sono piuttosto fragili e le conclusioni che ne trae abbastanza contraddittorie… Quello che invece non appare ragionevole, … è «il modo, il tono, il tempo» della replica. Il modo consiste nella ridicola insinuazione di una volontà di Veltroni di favorire Berlusconi in una fase di difficoltà della maggioranza, il tono è quello delle intemerate con risvolti moralistici che mette in dubbio persino al buona fede dell'interlocutore, il tempo è quello frettoloso di chi non aspetta neppure di conoscere il testo di un manifesto per demonizzarlo. Sembra che Bersani e compagni non abbiano molta fiducia nell'esito della sfida che hanno lanciato alla maggioranza, ma che si premuniscano indicando il capro espiatorio del possibile fallimento nel solito «nemico interno», secondo la logica un po' stalinista della caccia alla quinta colonna.

Il Messaggero (Marco Conti) - … I motivi di ottimismo non mancano. E non solo per la mano tesa della pattuglia dei finiani, ma anche per i segnali che arrivano dalle opposizioni. A far sorridere il Cavaliere non c’è sola la disponibilità del gruppetto di parlamentari siciliani dell’Udc a votare un’eventuale fiducia, ma anche i segnali che arrivano dagli ex della Margherita e ora Api … D’altra parte più volte negli ultimi giorni Fabrizio Cicchitto ha spiegato che l’intervento che Berlusconi farà in Aula sarà rivolto “non solo alla maggioranza, ma a tutta la Camera” e che “è auspicabile, che esprimano il loro sostegno anche quei parlamentari non eletti col centrodestra che vogliono assicurare la tenuta e la governabilità”…

Il Messaggero (Mario Ajello) – Correnti, micro-correnti, pseudo-correnti, post-correnti, anzi post-correntoni, correnti “ma non chiamiamole correnti”, correnti o meglio “sensibilità”, correnti come somme di atre correnti che parevano diversissime e inconciliabili ma il virus del correntismo aggrega pure gli opposti … correnti di chi aveva a suo tempo annunciato di voler sulla propria tomba il seguente epitaffio: “Ha sempre odiato le correnti” (Walter)…

Il Pd di Faenza organizza un corso di formazione per pubblici amministratori dal titolo “Come riuscire a perdere 740mila euro in due anni”. In vista dell’Unione a sei, i comuni della collina organizzano un corso autonomo dal titolo “Teniamoli d’occhio questi qui, altrimenti ci svendono anche i gonfaloni”

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venerdì 17 settembre 2010

Tutti insieme appassionatamente (due): questo comunicato dei sindaci ci apre una finestra sui nuovi servizi sociali del territorio faentino e sostanzialmente conferma l’ipotesi di una completa integrazione dei sei comuni compresa la probabile chiusura dell’ASP “Solidarietà Insieme”

4730478121_a8f51ec16e_b I Sindaci dei Comuni del Comprensorio faentino (Brisighella, Casola Valsenio, Castelbolognese, Faenza, Riolo Terme e Solarolo), riunitisi nei giorni scorsi nel Comitato di Distretto, hanno affrontato il problema della sostenibilità economica della rete dei servizi nel nostro territorio, in particolare i servizi rivolti ad anziani e disabili, le cui strutture sono interessate al processo di accreditamento, al termine del quale dovranno essere individuate le forme gestionali più efficaci e meglio rispondenti ai bisogni della popolazione. E' ormai chiara la tendenza per gli anni a venire, consistente in un aumento delle richieste e dei costi di servizi, in particolare rivolti verso la non autosufficienza, ed una contemporanea diminuzione delle risorse a disposizione dei Comuni.

Questa forbice tenderà ad allargarsi sempre di più, per via del ridimensionamento dell'intervento pubblico in atto in tutti i Paesi europei, ed aggravata dal peso della crisi economica e finanziaria, col rischio di penalizzare fortemente la capacità che abbiamo oggi di fornire risposte adeguate ai nuovi bisogni. Diventa necessario governare questa nuova realtà per evitare, un giorno, di doverla subire senza aver adottato quei correttivi, quelle strategie e quelle mediazioni oggi ancora possibili.
La qualità dei servizi nel nostro territorio è frutto di un sistema integrato che ha visto in questi anni lavorare insieme sia le ASP (ex-IPAB) che le realtà Cooperative, in una relazione/competizione che ha consentito di affrontare i diversi bisogni con risposte puntuali e mirate; se vogliamo mantenere alto il livello raggiunto, questo territorio è chiamato a ridefinire i suoi strumenti operativi e le sue modalità di intervento. La Regione ha attivato una procedura vincolante per l'accreditamento dei servizi che ci offre anche la possibilità di riprogettare e ricalibrare, in un arco temporale di tre anni, il sistema complessivo del nostro welfare per i decenni a venire.
Il Comitato di Distretto di Faenza ha aperto un Tavolo di Lavoro sull'accreditamento dei servizi che si è riunito negli ultimi tre mesi, in considerazione della necessità di esprimere un indirizzo che consenta ai diversi soggetti coinvolti, sia pubblici che privati, di agire in un contesto condiviso e verso forme di collaborazione sempre più qualificata, nel rispetto dei diversi ruoli che tutti saranno chiamati ad assumere. Questi dovranno essere i riferimenti irrinunciabili in tale percorso:

  • Qualità dei servizi. E' necessario che la qualità complessiva dei servizi offerti ai cittadini di questo Distretto venga mantenuta adeguata agli standard attuali;
  • Salvaguardia della territorialità. Un Comprensorio come quello Faentino, ricco di specificità e di storie locali, deve formulare risposte sociali che tengano conto delle diverse realtà presenti nelle Vallate del Senio e del Lamone in un'ottica integrata e omogenea, ma al tempo stesso non omologata; queste risposte dovranno dunque essere adeguate rispetto alle specificità locali; 
  • Mantenimento/riduzione delle rette sui Cittadini. E' fondamentale che il Cittadino venga messo nelle condizione di poter accedere ai servizi senza che il fattore "retta" lo obblighi a soluzioni alternative, che non farebbero altro che alimentare la spirale della non sostenibilità del welfare offerto. Da queste valutazioni è emerso che lo strumento da adottare per la richiesta di accreditamento risulta essere l'accreditamento congiunto tra le ASP e la Cooperazione Sociale, proprio in conseguenza di questo percorso ormai storico che vede attori diversi operare insieme nelle strutture presenti, attraverso una qualificata collaborazione.

Occorre definire anche un obiettivo, tra le diverse possibilità organizzative, da traguardare al termine del percorso, previsto il 1° gennaio 2014. In conseguenza della necessità di semplificare e organizzare al meglio il panorama degli attori operanti in questo territorio, riteniamo che il modello a cui tendere sia quello, previsto dalle Norme Regionali, di avvalersi delle ASP come soggetti attivi nel rapporto di committenza verso i gestori privati (la cosiddetta sub-committenza), ridefinendo e sottoscrivendo il Contratto di servizio in nome e per conto dei Comuni committenti, ed assicurando anche il monitoraggio e la valutazione del servizio svolto.
Il percorso complessivo dovrà anche indicare Piani di adeguamento e crono-programmi che consentano frequenti verifiche normative e di fattibilità in modo da cogliere il più possibile le diverse opportunità che la normativa Regionale, in costante aggiornamento, potrebbe offrire. Viene così mantenuto il ruolo storico e di riferimento delle ASP in questo territorio, come cardine fondamentale su cui costruire l'offerta dei servizi a tutti i cittadini; questo ruolo di riferimento pubblico sarà in tal modo valorizzato al meglio assicurando alle ASP, con il supporto tecnico dell'Ufficio di Piano, il conferimento diretto di risorse e deleghe, responsabilizzandole a collaborare sinergicamente tra loro per meglio realizzare economie di scala ed impostare nuovi e migliori servizi.

(Da Faenza Notizie di Venerdì 17 Settembre 2010)

Niente di nuovo a sinistra

4165361937_60a33ea540_b L’intervista di Bersani a Porta a Porta di ieri sera merita alcune riflessioni per capire cosa si sta muovendo all’interno del maggior partito della sinistra e quale ruolo si sta ritagliando il segretario del Pd.
Innanzitutto vale sottolineare il nuovo piglio personale di Bersani: un misto di bonaria sincerità emiliana e di stroncature nei confronti del governo sulla base di un presunto buon senso.
Sulla scuola, ad esempio, Bersani ha sorvolato e biascicato qualche affermazione di scontata approvazione della necessità della riforma, salvo poi accusare il governo di non ricevere i precari. Naturalmente si è ben guardato dall’esprimere una sola proposta costruttiva sulla riforma della scuola. Così su tutte le altre questioni, un generico riferimento ad una crisi generalizzata (“piove, e piove su tutti”), senza dire una sola parola su ciò che la sinistra propone per affrontarla.

Sulle questioni politiche, infine, il “nuovo Ulivo” sarebbe per Bersani lo strumento per riorganizzare il campo della sinistra e per lanciare la sfida a Berlusconi.La nuova formula consisterebbe nella ricerca di un’alleanza fra il Pd, l’Idv di Di Pietro e il movimento di Vendola, sulla base di un programma definito e vincolante.
Questo guazzabuglio dovrebbe poi ricercare una possibile alleanza anche con l’Udc di Casini.

Si tratta, come è evidente, della solita strategia perdente, ancora più spregiudicata viste le crescenti differenze che nel frattempo si sono manifestate, di mettere insieme forze eterogenee per prendere il potere, salvo poi non poter governare. In questo quadro, Bersani si è nuovamente espresso per un “governo di transizione” con l’obiettivo di cambiare la legge elettorale.
Insomma, niente di nuovo a sinistra. Anzi per certi aspetti l’espressione bonaria e apodittica di Bersani assomiglia sempre di più a quella comica di Crozza.

giovedì 16 settembre 2010

E io pago…..

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Tutti insieme appassionatamente. Sembrerebbe proprio che il Presidente della Provincia e i Sindaci di Brisighella, Riolo e Casola abbiano deciso per l’Unione a sei, anche per effetto di una legislazione regionale che non consente alternative. Prepariamoci a un abbraccio forzato con i faentini verso i quali la collina nutre da sempre molte diffidenze.

 

2257160365_11dc399972_z( Dal settimanale di informazione Qui Magazine del 14/9/2010)

Si è svolto ieri mattina in Provincia un incontro per fare il punto sullo stato di attuazione della “Legge per la montagna” (L.R. 10/2008). Vi hanno partecipato il vicepresidente della Regione e assessore alla Montagna, Simonetta Saliera, il presidente della Provincia, Francesco Giangrandi, il vicepresidente della Provincia, Claudio Casadio, il Sindaco di Riolo Terme e presidente dell'Unione dei Comuni di Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme, Emma Ponzi e i Sindaci di Brisighella, Davide Missiroli, e di Casola Valsenio, Nicola Iseppi.

La Regione ha destinato all'Unione dei Comuni faentini 311.719 euro per il miglioramento della viabilità locale.

Contrasto al dissesto idrogeologico, impegno per la messa in sicurezza delle strade duramente colpite dalle nevicate dell’inverno passato. La Regione Emilia-Romagna investe oltre 9 milioni di euro in progetti per l’Appennino. Risorse che serviranno per la riqualificazione e la tutela del territorio; per renderlo più attrattivo anche da un punto di vista del commercio, del turismo e dell’impresa; per ridurre le diseguaglianze telematiche e informatiche, con un occhio attento alle scuole; per la riqualificazione delle strade pesantemente danneggiate dalle forti nevicate dello scorso inverno.

"La Giunta regionale - spiega Simonetta Saliera - ha approvato le 19 proposte di Accordo-quadro per il triennio 2010-2012 presentate dalle Comunità e dalle Unioni montane e da altri enti associativi. Assegnate anche le quote del fondo regionale per la realizzazione dei Programmi annuali operativi 2010 a cui si aggiungeranno nuove risorse dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa dell’assestamento di Bilancio 2010 varato dalla giunta regionale."

Si tratta di progetti e finanziamenti che costituiscono il primo atto del Programma regionale per la Montagna approvato nel dicembre 2009. Gli interventi programmati dai singoli enti associativi titolari nei Programmi annuali operativi ammontano a 31,5 milioni di euro, a fronte di un contributo del fondo regionale per la montagna di quasi 9,4 milioni di euro, con un effetto moltiplicativo di 1 a 3. “Questo risultato è frutto del buon lavoro realizzato grazie alla collaborazione tra diversi enti e livelli di governo”, commenta Simonetta Saliera. "Gli accordi-quadro individuano priorità e risorse per interventi triennali che avranno soprattutto l’effetto di ridurre il gap tra chi abita nei grandi centri urbani o in pianura e i cittadini delle nostre realtà montane. Penso, ad esempio, agli interventi dedicati alla messa in sicurezza delle strade".

Nel corso della riunione è stata evidenziata dal Sindaco di Brisighella, Davide Missiroli, la priorità del tema dell’estensione e della qualità della rete telematica nel territorio collinare.

L’incontro è stata anche l’occasione per ragionare insieme sugli effetti drammatici del taglio di 340 milioni di euro sul bilancio regionale 2011 e anche sul tema della modifica della legge regionale 10/2008 sugli assetti istituzionali, un tema sentito dai Comuni del faentino dopo la soppressione della comunità montana e la sua sostituzione con l’Unione dei Comuni di Brisighella, Riolo Terme e Casola Valsenio che si vorrebbe estendere anche ai tre Comuni della pianura:  Faenza, Castelbolognese e Solarolo. La sollecitazione ad andare in questa direzione “unitaria” è venuta dal presidente Giangrandi e dal vice presidente Casadio e dai Sindaci. Nelle conclusioni, il vicepresidente della Regione Saliera ha assicurato il pieno sostegno della Regione.

mercoledì 15 settembre 2010

Troppo facile urlare contro il governo e fare picchetti davanti alle scuole: basterebbe che facessero bene il loro lavoro e onorassero gli impegni a favore della scuola nelle materie di loro competenza.

nuovoliceo  Come ogni anno in occasione dell’apertura dell’anno scolastico e dopo una intensa campagna estiva il Pd e la Cgil hanno programmato sul territorio provinciale numerose manifestazioni per enfatizzare la protesta sulla politica scolastica del Governo e hanno organizzato picchetti in difesa della cosiddetta scuola pubblica, in tutte le scuole di ogni ordine e grado della provincia

Proprio come nel 2009 dichiarano “Nelle scuole della provincia di Ravenna ci sarà una vera e propria emorragia come emerge dalla comparazione dei dati relativi alle supplenze attribuite nell'anno scolastico 2008-2009 e quelle del 2009-2010: rispetto all'anno scorso mancheranno docenti delle scuole dell'infanzia, docenti delle primarie, docenti della scuola media, delle superiori e a ciò si aggiunge il gravissimo taglio di unità al personale Ata. E' difficile, se non impossibile, smentire la drammaticità di questi dati”.

Per la sinistra le scelte del governo porteranno alla demolizione della scuola pubblica. Questo il quadro fosco e tetro presentato nel 2009 e  immancabilmente reiterato nel 2010. Solo quando c’era l’attivissimo Prodi la scuola invece andava benissimo.

In realtà il livello della scuola italiana, feudo incontrastato della sinistra, è da molto tempo tra i più bassi d’Europa ed è per questo che è indispensabile cambiare proprio come sta facendo il ministro Gelmini e come non hanno mai fatti i governi di sinistra per il timore di entrare in conflitto con molti loro simpatizzanti e iscritti.

Per questo il gruppo FI-PDL nella seduta di ieri in Consiglio provinciale ha richiesto notizie sullo stato della scuola ravennate in genere e per conoscere quanti alunni siano realmente rimasti fuori dalle scuole materne, elementari, medie, superiori e  ha chiesto informazioni adeguate sullo stato degli edifici, in considerazione di quanto è successo a Faenza (Europa e don Milani), a Brisighella (scuola elementare), a Lugo (Liceo) ecc.

I consiglieri vogliono conoscere se tutte le scuole di competenza della Provincia e dei Comuni hanno le autorizzazioni tecniche e sanitarie previste dalla legge e se i lavori per la sicurezza siano stati eseguiti in modo definitivo e completo per assicurare al meglio la salvaguardia degli alunni e del personale scolastico.

Certamente qualcosa non ha funzionato in Provincia nel caso del liceo di Lugo, come da molto tempo denuncia il Pdl, a causa di dissidi non risolti tra impresa e Provincia: tutti sanno che il Liceo ha gravi problemi di sicurezza e la palestra non è utilizzabile. Quindi abbiamo ricordato al Presidente Giangrandi e al politicissimo assessore Simoni che la lodevole iniziativa di augurare a studenti e operatori un proficuo lavoro per l’anno scolastico che si apre,  non li esime tuttavia dalle responsabilità di non essere stati in grado nel corso di ben dieci anni (tale è stato il loro mandato) di dare soluzione a molti problemi di edilizia scolastica che a loro e solo a loro competono. Troppo facile urlare contro il governo mentre le materie di propria competenza per aiutare la scuola – soprattutto quelle di natura edilizia - vengono regolarmente disattese.

Il Capo Gruppo FI Pdl in Consiglio Provinciale
Vincenzo Galassini

Il 19 settembre l’anniversario della nascita di Giuseppe Saragat

3530664884_39513c020c Il 19 settembre ricorre l'anniversario della nascita (1898-1988) di Giuseppe Saragat ma le città di Ravenna e Faenza, la Provincia e la Regione Emilia Romagna non hanno promosso e non promuovono alcuna doverosa iniziativa. Le cooperative che devono tutta la loro storia migliore ai riformisti saragattiani, come il primo ed unico Presidente della Lega non comunista Emilio Canevari, di Reggio Emilia, si guardano bene da ricordare gli anni in cui Togliatti si impadronì delle coop per trasformarle nella cinghia di trasmissione. A Faenza all’inizio del “prodismo” volevano addirittura cancellare Piazza Pietro Nenni figuriamoci se ricordano Saragat che fu Presidente dell'Assemblea Costituente e si dimise quando fondò il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (poi PSDI) lasciando il posto al comunista Terracini. Saragat fu più volte ministro e fu Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971. E’ stato soprattutto un intellettuale e un uomo politico che ha illuminato i periodi più difficili della storia italiana con la sua grande tolleranza e con i suoi ideali liberali e socialisti democratici.

La grande attualità del suo pensiero, assunto formalmente anche da coloro che lo avversarono, lo insultarono e lo disprezzarono, ci porta ad affermare che la posizione antisovietica di Saragat fu assai lungimirante e vincente, così come confermato, nell'ultimo decennio del Novecento, dagli stessi avvenimenti storici. Le idee di Saragat moderate e filoatlantiche in contrasto con tutti gli altri partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti d'Europa hanno aperto la strada in Italia all'autonomismo ed al riformismo craxiano. Contro Saragat e poi contro Craxi, si scateneranno le ire e le accuse di tradimento della classe operaia dei comunisti, che oggi in maniera ipocrita e strumentale sono anche disponibili, incoraggiati ad usurparne l'eredità. Questa ricorrenza, fatte salve alcune lodevoli iniziative, continua ad essere accolta, evidentemente per il grande imbarazzo dei comunisti e dei post-comunisti, nel silenzio e nella indifferenza.

I progenitori dei diessini hanno demonizzato e insultato a lungo Saragat: socialdemocristiano e poi socialfascista e socialtraditore, ed i vecchi ricordano quando i comunisti si presentavano ai suoi comizi con la giacca rivoltata perché sull'unica questione davvero essenziale: America o Russia, libertà o comunismo Saragat era dalla parte dell'America e della libertà. Ritengo che le istituzioni della Romagna saranno migliori quando promuoveranno programmi ed iniziative che partendo dalla commemorazione del grande statista renderanno omaggio alla sua coerenza ed alla sua lungimiranza politica, indicandola e trasmettendola soprattutto alle giovani generazioni, come esempio da cui possano trarre insegnamento.L'alto messaggio umano e politico che Giuseppe Saragat insieme a De Gasperi ed Einaudi ci hanno lasciato, trova il significato culturale e storico più emblematico nel 18 aprile 1948 giorno in cui l'Italia libera e forte, atlantica, occidentale, cristiana ed anticomunista sbarrò la strada al fronte popolare socialcomunista e staliniano.

Oggi la sinistra conservatrice preferisce giustificare e celebrare i tanti cattivi maestri che troppo spesso vengono immotivatamente ricordati, celebrati e promossi invece di essere opportunamente accantonati e rimossi. In Giuseppe Saragat il tema della libertà fu fondamentale: da qui la sua ammirazione per Benedetto Croce e il suo amore per Goethe. Per questo scelse di lottare per alleare l'Italia alla NATO, all'Occidente libero e all'Europa democratica. La verità è che i comunisti di tutti i tempi sconfitti dalla storia non possono parlare troppo di Saragat perché ha smascherato Togliatti, Longo e Berlinguer e continua a pesare con il suo pensiero e con le sue scelte come un macigno per tutti coloro che solidarizzarono con i carri armati sovietici a Budapest e poi a Praga.

Rodolfo Ridolfi

La verità sui precari della scuola pubblica che la sinistra fa finta di ignorare

3723623924_d66645ec85_z Il primo giorno di scuola. Oggi per molti ragazzi italiani è ricominciato l’anno scolastico e, puntuale come le malattie stagionali, ricomincia la polemica decennale sui precari della scuola. Si tratta di una polemica che va avanti da svariati anni e che quest’anno ha come bersaglio il ministro Gelmini reo di aver “espulso dalla scuola” svariate decine di migliaia di giovani insegnanti precari. Per orientarsi sulla questione è necessario fare qualche osservazione preliminare.
Il fenomeno del precariato nella P.A. deriva dalla necessità di molte amministrazioni di fare ricorso a forme contrattuali flessibili (contratti a termine, co.co.pro…) invece di procedere a regolari assunzioni a tempo indeterminato previo pubblico concorso.
I veri motivi di questa prassi sono essenzialmente due: aggirare i vincoli alle nuove assunzioni disposti per contenere la spesa pubblica e disporre di procedure di selezione del personale più rapide e soprattutto più discrezionali. La flessibilità del lavoro anche nelle pubbliche amministrazioni fu introdotta con le riforme Bassanini che si basavano sul presupposto che fosse opportuno modernizzare anche il lavoro pubblico con l’introduzione di forme contrattuali flessibili, come era già stato fatto – a partire dalla riforma del ministro Treu – per il lavoro privato. Ma alla base vi è un errore di impostazione. Mentre nel privato, per le imprese che sono sul mercato e contatto con la concorrenza, la flessibilità rappresenta un fattore di modernizzazione perché consente di adeguare l’offerta di lavoro alle reali e mutevoli esigenze produttive ed alle effettive capacità economiche delle imprese, nel pubblico nulla di tutto ciò si verifica. Il precariato nella burocrazia è essenzialmente uno strumento al servizio delle peggiori logiche clientelari ed assistenziali. Non è altro che un

martedì 14 settembre 2010

Il piano casa della regione è un flop perché il finanziamento è quasi inaccessibile per colpa di una burocrazia lunare. I soldi stanziati sono sempre quelli ma fingono di metterne di nuovi ogni anno

image004[2] “Ma quali ‘altri 11 milioni e 395 mila euro messi a disposizione dalla Regione per contribuire all’acquisto della casa da parte delle giovani coppie e di altri nuclei famigliari?’.
I soldi sono sempre gli stessi: quelli che restano dai bandi precedenti, uno più fallimentare dell’altro”. Lo dichiara il consigliere regionale e coordinatore provinciale del Pdl a Ravenna Gianguido Bazzoni il quale torna ancora a parlare del piano casa per le giovani coppie voluto dalla Regione che “pur dimostrando tutti i suoi limiti non ha convinto l’assessore alle Politiche abitative a fare un passo indietro rendendo più flessibile il bando”. 
“La Regione, come se non fosse bastato il primo e il secondo flop del bando sul piano casa per le giovani coppie – prosegue Bazzoni – si ostina ad andare avanti. A chi leggesse per la prima volta quanto dichiarato dall’assessore sul sito della Regione, infatti, sembrerebbe che da viale Aldo Moro arrivino altri 11 milioni, e non quelli che rimangono in cassa da mesi perché, a causa di un bando pensato malissimo, non riescono ad essere spesi. Ricordo infatti che dei 13.097.152 euro stanziati dalla Regione ne sono stati assegnati fino ad ora poco più di un milione e mezzo. 
Lo abbiamo già detto di fronte ai passati fallimenti del bando e ripetiamo oggi di fronte a un’ostentazione di finto successo da parte della giunta: con la crisi che c’è è impensabile che siano arrivate meno di 200 domande in tutta l’Emilia Romagna. Dalla graduatoria pubblicata a fine giugno, infatti, emergeva che dei 1587 alloggi messi a disposizione le richieste di contributo rappresentavano poco meno del 9%. Vedremo che cosa cambierà dopo il click day fissato per la fine di dicembre”.