mercoledì 2 dicembre 2009

Una delibera che potrebbe cambiare Casola Valsenio


E’ scritta in un pessimo burocratese, ma la delibera che il Consiglio Comunale di Casola Valsenio ha approvato il 28 Novembre 2009 è una di quelle che potrebbero modificare in maniera sostanziale e definitiva il destino del nostro territorio.E’ un peccato che il Sindaco non abbia sentito la necessità di spiegarla bene e con parole comprensibili a tutti: proveremo a farlo noi per come ne saremo capaci.
La delibera ha questo titolo linguisticamente terrificante:
"Accordo Territoriale per gli ambiti specializzati per attività produttive di rilievo sovracomunale e per i poli funzionali dell’Ambito faentino (ai sensi dell’art. 15 della L.R. n.20 del 24 marzo 2000 “Disciplina generale sulla tutela e l’uso del territorio” e ss.mm.ii.)."
Chi volesse provare a leggerla per intero e in originale (a suo rischio) può trovarla qui con i relativi allegati tecnici.

In sostanza si tratta di un accordo tra Comuni e Provincia riguardante le aree dove si potranno insediare le aziende che svolgono produzioni di rilievo sovraccomunale: il tutto è regolato da una abbondante legislazione nazionale e soprattutto regionale. Sul piano tecnico si tratta di una complessa operazione urbanistica e di governo del territorio (in altri tempi si sarebbe usato il termine Pianificazione).
La Provincia di Ravenna ha avuto il compito di individuare, d’intesa con i Comuni, gli ambiti specializzati per le attività produttive di rilievo sovraccomunale e i poli funzionali, ossia gli ambiti specializzati che ospiteranno una o più funzioni strategiche o servizi ad alta specializzazione.
Il cuore della delibera risiede nel fatto che i Comuni del territorio hanno concordato che gli ambiti sovraccomunali consolidati siano collocati nei Comuni di Castelbolognese, di Faenza, di Solarolo mentre gli ambiti sovraccomunali strategici siano collocati presso l’intersezione dell’Autostrada A-14 con la direttrice Naviglio (la zona dell’Ipercoop Maioliche per intenderci).Infine si è convenuto che i Poli funzionali siano tutti ubicati nel territorio del Comune di Faenza. Questi poli sono: la Stazione Ferroviaria di Faenza, il Parco scientifico tecnologico di Faenza, il Palazzetto dello sport e padiglione fieristico di Faenza, l’Ospedale di Faenza, l’intersezione della A14 con la S. P. Naviglio presso Faenza.
A fronte di queste scelte che come tutti possono intuire segnano in profondità anche l’economia e le direttrici di sviluppo di Casola Valsenio che d’ora in poi potrà ospitare solo attività produttive di ambito comunale, viene istituito un Fondo di Compensazione con il quale si intende “ripagare” i Comuni che non potranno più accogliere sul proprio territorio le produzioni più consistenti e più significative dal punto di vista occupazionale.
Si tratta di una spartizione di denaro proveniente dagli oneri pagati dalle aziende per i nuovi insediamenti che sarà cumulato e diviso tra i vari comuni sottoscrittori dell’accordo sulla base di parametri e intese che dovranno essere definiti successivamente.

La decrittazione della delibera - dopo una semplificazione estrema - finisce qui perché chi desidera entrare nei tecnicismi dell’atto è opportuno che si armi di santa pazienza e cominci a utilizzare il linguaggio di urbanisti e giuristi. Ma quello che alla fine serve capire è che d’ora in poi non potranno più esserci insediamenti di grosse o medie aziende a Casola perché l’accordo territoriale prevede che queste trovino spazio solo a Faenza, Castelbolognese, Solarolo. In cambio Casola potrà usufruire di risorse economiche attraverso il Fondo di Compensazione territoriale.
Rimangono aperti ovviamente tutti gli interrogativi sulla portata dell’atto e sulle conseguenze che avrà sul nostro Comune. E’ certamente un provvedimento che potrebbe avere ripercussioni potenziali per almeno un ventennio e la cui portata, in positivo e in negativo, è di difficilissima interpretazione soprattutto per chi, come noi, non ha partecipato ai lavori tecnici di formazione dell’accordo.
Qualche primo interrogativo si pone:
1) Se il territorio è stato letto e pianificato in modo unitario individuando le zone di produzione attorno all’asse autostradale e queste zone dovranno servire tutti i comuni delle vallate, appare indispensabile che il sistema viario consenta collegamenti, veloci, agili, assistiti ed economici, tra la collina e la pianura. Se non fosse così potrebbe ancora di più aprirsi un flusso di trasferimento di popolazione giovanile desiderosa di avvicinarsi al posto di lavoro. Quindi nessuno pensi che ci possiamo accontentare di raddrizzare quattro curve sulla provinciale 306, perché è indispensabile che tutto il tracciato sia sistemato e ridisegnato.
2) Se i cosiddetti ambiti sovraccomunali produttivi finiranno per diventare anche poli attrattivi esclusivi del commercio, degli insediamenti abitativi, del divertimento, delle scuole, degli eventi sportivi e poco o nulla prenderà la via della collina, per noi rimarranno davvero poche chance per sopravvivere decentemente.
3) Se i nostri amministratori non capiranno che si apre una stagione decisiva di valorizzazione e promozione del territorio come serbatoio di verde e di accesso ad una qualità ambientale superiore, sfruttando queste prerogative per attrarre residenzialità anche favorendo le seconde case e gli insediamenti legati al ludico e al tempo libero, avremo perso l’ennesima occasione
4) Se non avremo la forza di far valere le nostre buone ragioni nel tavolo che dovrà decidere la spartizione del Fondo di Compensazione, potremmo fare la fine di quelli che si devono accontentare di un ben misero piatto di lenticchie.

Come si vede sono molti i problemi che stanno sul tavolo di Iseppi. Nonostante tutto però pensiamo che l’operazione di pianificazione territoriale sia una operazione sensata, che offre interessanti prospettive anche per Casola.
Dipenderà molto dal lavoro che i nostri amministratori sapranno svolgere nei prossimi anni.
Il nostro voto - favorevole da parte di Vittoria Benericetti e di astensione da parte di Paolo Giorgi e Fabio Piolanti (Alessandra Bertozzi era assente per malattia) – ha voluto dimostrare attenzione e disponibilità a seguire il percorso verso la nuova Casola che questo atto fondamentale implica.
Lo faremo sia per onorare l’impegno che ci hanno richiesto i nostri elettori sia per assolvere le funzioni di stimolo e di controllo che si richiede all’opposizione consiliare così come noi la intendiamo.

martedì 1 dicembre 2009

Se qualcuno ha ancora il dubbio sul modo con cui spesso la sinistra butta via i soldi dei cittadini, faccia un salto a Bagnacavallo

Si chiamerà “Servizio per il superamento delle discriminazioni verso le persone omosessuali e transessuali”. Avrà un costo per le casse comunali e prevede di impiegare del personale pubblico.
E’ l’ordine del giorno proposto da Sinistra e libertà e approvato a maggioranza dal Consiglio comunale di Bagnacavallo.
E’ singolare che l’argomento venga affrontato come se gay, lesbiche e trans dell’uno e dell’altro sesso avessero bisogno di un assistente sociale. Ma poi: c’era davvero bisogno di questo “servizio” a Bagnacavallo?
In Romagna, a considerare un problema omosessuali e trans, restano al massimo quattro vecchietti, innocui nostalgici del Pci. Quel Pci che nel 1949 buttò fuori Pasolini perché si infrattava sui pratoni di Casarsa in compagnia di ragazzotti di borgata. Il Pci lo espulse, latae sententiae, per “indegnità morale”. Ma la lavanderia delle identità è passata per tutti, e adesso la sinistra i gay li va cercando.
Il Consiglio Comunale di Bagnacavallo dice di volerli difendere dal momento che in “Italia sopravvivono ostacoli che incidono sulle condizioni di esercizio delle condizioni dei diritti delle persone omosessuali e transessuali”.
Quindi serve un servizio “per far superare le discriminazioni”.
Che tempismo: la sinistra di Bagnacavallo se n’è accorta proprio quando il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, lancia la più progressista campagna governativa mai sperimentata a favore di lesbiche, gay, bisessuali e transgender ed è pure fortemente determinata a presentare una legge contro l’omofobia.
Se ne accorge anche dopo che, il sindaco Gianni Alemanno, è giustamente sceso in piazza a Roma per manifestare contro al “dagli al diverso”.
Alla sinistra bagnacavallese questa cosa deve fare un’invidia boia, tanto che persino il presidente pd del Consiglio Comunale dicono si sia lasciato sfuggire un ammirato “per una volta avrei voluto essere di destra per gli spot anti discriminazione che manda in tv il governo”.
Ma insomma la Sinistra s’è desta. Dopo la Carfagna e pure dopo Alemanno, ma s’è desta.
E allora, per recuperare ti butta lì questo odg che non è la solita bambanata degli odg sui massimi sistemi scodellati ogni tanto dalla sinistra nei consigli comunali di provincia.
No, si impegna al punto che dettaglia un progetto che vincola la giunta a tirar fuori denari e ci mette degli impiegati al lavoro. Dunque, il servizio assolverà la propria funzione prima di tutto nel “realizzare indagini conoscitive sulle condizioni di vita delle persone omosessuali e transessuali finalizzate a individuarne le problematiche”. Testuale.
Insomma: gay lesbiche e trans, sono diventati materiale di studio, “da banca dati”. Specie protetta da riserva indiana. La sensazione è che mentre li si vuole “integrare”, anzi, per dirla con parole sinistre, “includere”, li si escluda: li si tuteli non in quanto persone, ma in quanto categoria.
Qualcosa non torna se per rispondere degnamente alle aggressioni e ai pestaggi contro i gay si costruiscono dei servizi pubblici. Quelle mascalzonate lì non vanno nè studiate nè condannate a chiacchiere. Vanno punite, punto e basta, codice penale alla mano.
In realtà il vero obiettivo dell’ordine del giorno targato arcobaleno, è di natura cosiddetta culturale. “Vanno valorizzate la funzione informativa e documentaria svolta sul territorio cittadino dalle biblioteche proponendo l’acquisizione di testi relativi alle tematiche omosessuale e transessuale”. E ancora: "vanno promossi dibattiti, presentazione di libri e di video, mostre, finalizzate a favorire il dialogo fra le differenze”. Ed occorre effettuare “azioni formative rivolte ad operatori comunali e ad operatori in campo educativo, assistenziale e sociosanitario”.
Tutto questo però costa: per cui la giunta del sindaco Laura Rossi dovrà “determinare degli impegni di spesa” e, se non trovasse del personale adeguato all’interno del proprio organico, prevedere “un eventuale ampliamento del Settore”.
Se qualcuno ha ancora il dubbio sul modo con cui spesso la sinistra butta via i soldi dei cittadini, faccia un salto a Bagnacavallo.

lunedì 30 novembre 2009

Con la riscoperta della via Francigena facciamo conoscere le nostre radici cattoliche

Il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, e l’assessore alla Cultura, Turismo e Commercio della Regione Toscana, Paolo Cocchi, hanno presentato, il 26 novembre, nella sala stampa di Palazzo Chigi, il progetto sulla via Francigena, l’antico sentiero di pellegrinaggio medievale.
Si tratta di un piano infrastrutturale che prevede la valorizzazione dello storico itinerario che attraversa da nord a sud tutta l’Italia.
Il “master plan” messo a punto dalla Regione Toscana rappresenta un esperimento pilota che risponde all’obiettivo del Ministro del Turismo di coniugare l’aspetto storico religioso del percorso con un’adeguata offerta che sappia attrarre su tutto il territorio nazionale turisti, pellegrini ed escursionisti di ogni nazionalità. Proprio dalla Toscana prende avvio la prima tranche del progetto interregionale “Via Francigena”, che prevede infatti il coinvolgimento di tutte le altre regioni che rappresentano le tante tappe della via Francigena italiana.
La via Francigena, che da Canterbury portava a Roma, è un itinerario che appartiene alla nostra storia, una via maestra percorsa per ragioni penitenziali e devozionali, soprattutto all’inizio del secondo millennio, da una moltitudine di pellegrini, in occasione del Giubileo.
Per il Ministero del Turismo sarà fondamentale creare lungo tutto il tratto italiano della celebre via (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Lazio), un itinerario escursionistico, attrezzato con aree di sosta, informazione e accoglienza, e con strutture ricettive adeguate a pellegrini e a turisti concentrati sull’aspetto paesaggistico, culturale e naturalistico del luogo, senza la frenesia del “mordi e fuggi”. Il progetto si articola in una serie di interventi di carattere generale che, oltre a dare omogeneità al percorso, restituiranno alla via Francigena l’antica visibilità.

Il Partito Democratico di Faenza dimostra di avere più buon senso e più coraggio di quello di Casola. L'ordine del giorno che hanno approvato assieme a PDL UDC e Lega è molto simile al nostro che invece è stato respinto. Intanto la Lega continua la raccolta di firme che a Casola sono oltre duecento


domenica 29 novembre 2009

Sul voto per il Crocifisso il centro-sinistra casolano dimostra che il centro scompare sotto la spinta della sinistra più oltranzista

Il voto sull’Ordine del Giorno per l’esposizione del crocifisso nelle scuole che abbiamo presentato nel consiglio comunale di sabato 28 novembre 2009, rappresenta una esemplificazione perfetta del modo con cui il gruppo consiliare di centro sinistra si comporta in ogni circostanza.

Chiunque legga il nostro odg può ben vedere come non ci sia stato alcun tentativo di politicizzare l’argomento, di trarre rendite politiche da temi che nulla hanno a che fare con il confronto tra i partiti e soprattutto non ha voluto negare alcuno dei diritti che fondano le basi della convivenza dei popoli e dei cittadini nella nostra nazione.

Tutto l’ordine del giorno è stato costruito per unire e non per dividere, per comprendere non per escludere, per collegare e non per disgregare.

Ha un solo difetto: ritiene che i valori cristiani e cattolici che caratterizzano così profondamente il nostro popolo e la nostra civiltà debbano essere difesi quando si cerca di indifferenziarli e di annacquarli com’è avvenuto appunto nel caso della sentenza della corte europea in nome di una incomprensione palese per la nostra storia e per la nostra cultura.

Naturalmente ci saremmo aspettati che un ordine del giorno così formulato trovasse nel gruppo consiliare Uniti per Casola guidato da un capogruppo a lungo militante nell’Agesci e con una certa presenza cattolica, almeno una attenzione partecipe ed un rispetto sul merito.

Così non è stato: il gruppo di centro sinistra senza porsi problemi di sorta, né cercare un accordo sul testo, ha votato compatto contro l’ordine del giorno, presentandone un altro alternativo (preventivamente preparato) dove naturalmente non si manca di accusare il governo (persino sul crocifisso trovano il modo di farlo!), di difendere con una accentuazione esagerata - e perciò sospetta - i diritti dei non cattolici, accusando di uso strumentale dei simboli religiosi non si sa chi e perché . Molto altro ancora c’è in quel testo di cui raccomandiamo vivamente la lettura. Ciascuno, leggendolo potrà valutare il livello di malizia politica e di doppiogiochismo che è stato utilizzato anche in questa vicenda.

A noi che ad ogni consiglio ci dobbiamo misurare con queste forme di attacco ferocemente rancorose contro il Governo, la cosa non fa quasi più effetto, ma vogliamo sperare che faccia invece effetto e scandalo in tutti coloro (e sono tanti) che pensano che questo modo vecchio e datato di fare politica debba cedere il passo verso forme più moderne e mature di intendere il rapporto tra le persone ed anche tra i partiti.

o
















sabato 28 novembre 2009

E così, alla fine, anche Iseppi dice no al parcheggio in Piazza Sasdelli e Via Matteotti. Per la "mobilità dolce", sostiene. Mah?!




ooooooooooooo
Naturalmente ci siamo dichiarati insoddisfatti della risposta. Non ci rimane che sperare che gli incontri che il Sindaco ha promesso di fare con i commercianti e i cittadini della zona lo convincano ad accogliere le richieste che noi invece riteniamo giuste e legittime.

In Settembre presentammo una interrogazione sulla fogna a cielo aperto del Rio Casola: questa la risposta dell'assessore Ricciardelli
























A quanto dice l'assessore il problema nasce da un certo numero di abitazioni di Via delle Vigne che convogliano direttamente i reflui nel Rio Casola nel quale confluisce anche una fognatura pubblica a servizio di via Roma.
Dicono gli amministratori che gli abitanti di via delle Vigne dovranno allacciarsi alla fognatura a loro spese mentre per la fogna di via Roma il Comune intende provvedere nel 2010.
Abbiamo qualche timore che le spese di allacciamento al sistema fognario per gli abitanti di Via delle Vigne possa risultare particolarmente oneroso a causa dei problemi tecnici descritti nella risposta.
Per questa ragione pensiamo che un supporto economico del comune a favore delle famiglie interessare potrebbe risultare opportuno.

Il Portale turistico di Casola nasce con poche idee e, purtroppo, con pochi soldi: una nostra interrogazione nel consiglio comunale del 28/11/2009

giovedì 26 novembre 2009

Una intera classe politica senza tutele


Oggi è in atto un violentissimo scontro sulla giustizia che, tra le altre cose, riguarda il controllo sui pubblici ministeri, quelli che hanno determinato la caduta di due governi (Berlusconi nel 1994 e Prodi nel 2006).


Proviamo a vedere come stanno le cose negli altri paesi:
In Gran Bretagna il lord cancelliere, ministro della Giustizia, è al tempo stesso uomo politico e più alto magistrato del regno: nomina i magistrati su parere di una commissione consultiva istituita in ciascuna giurisdizione e può essere rimosso in qualsiasi momento dal primo ministro. Il pm è nominato da un omologo del nostro procuratore della Repubblica nominato a sua volta da un omologo del nostro procuratore generale di Cassazione. Sono entrambi esponenti del partito di maggioranza, restano in carica quanto il governo, possono sospendere i processi penali in corso, ma anche impedirne l’avvio, qualora ritengano che possono nuocere all’interesse nazionale o alle relazioni internazionali. L’ultimo caso è quello per lo scandalo dei rimborsi spese gonfiati dai parlamentari, chiuso senza l’avvio di procedimenti penali.
In Francia l’apertura di un procedimento è lasciata alla discrezionalità del pm che dipende da un procuratore della repubblica, che dipende da un procuratore generale, che dipende gerarchicamente dal ministro della Giustizia. Questi, dopo la riforma del 1993, deve trasmettere per iscritto le sue disposizioni ai magistrati.
In Germania i pubblici ministeri sono funzionari che «devono conformarsi agli ordini dei loro superiori», cioè del governo. Nelle corti federali vengono nominati dal ministro della Giustizia, con l’approvazione del Senato.

In Belgio, dove tutta la magistratura è sottoposta agli altri poteri dello stato, i pubblici ministeri sono semplici funzionari nominati discrezionalmente dal re.

In Svezia i pm sono nominati dal ministro della Giustizia.

Nei Paesi Bassi i pubblici ministeri rispondono direttamente al governo.

In Spagna dipendono dal procuratore generale nominato dal re su proposta del governo.

In Svizzera il tribunale federale è nominato dal parlamento.

In Giappone i magistrati della Cassazione e delle corti inferiori sono nominati dal governo.

Negli Stati Uniti tutta la magistratura è di natura politica.
In Portogallo, i pubblici ministeri e giudici dipendono da consigli superiori diversi e i pm rispondono gerarchicamente a un procuratore generale che si muove lungo linee di politica criminale tracciate da governo e parlamento. Il Portogallo ha avuto una dittatura più lunga del fascismo, eppure ha scelto una strada più cauta della nostra.

Quando Bruno Vespa chiese a Giulio Andreotti perché nella Costituente si decise una soluzione diversa da tutti i paesi europei garantendo l’autonomia anche ai pubblici ministeri, il senatore rispose: «Prima delle elezioni del 1948 noi e i comunisti avevamo paura gli uni degli altri. Ma introducemmo l’autorizzazione a procedere per i parlamentari come salvaguardia da eventuali abusi». Ebbene, anche quell'unica tutela fu abolita nel 1992-1993 sotto i colpi di tangentopoli.

Insomma, ogni persona in buona fede vede quanto forte sia lo squilibrio tra una magistratura che di fatto non risponde a nessuno e una classe politica eletta democraticamente, che si trova senza più alcuna tutela.

Circonvallazione di Castelbolognese: qualcosa si muove anche per merito del PDL

martedì 24 novembre 2009

Sondaggi politico elettorali: Istituto Piepoli - Pubblicato il 19/11/2009 * Sondaggio ISPO Srl - Pubblicato il 23/11/2009: tutti confermano una tendenza molto positiva per il centro destra



Il consiglio comunale del 28/11/2009 - Mozione e ordini del giorno presentati dal nostro Gruppo



Mozione:    Sostegno all'autonomia della Romagna
OdG :         Mantenimento della presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche
Odg :         Opposizione alla istituzione dell'ora di religione diversa da quella cattolica nelle scuole pubbliche

Predicare bene ma razzolare male

La Provincia di Ravenna ha aderito alla settimana europea per la riduzione dei rifiuti promossa dall’Unione europea come ha spiegato l’assessore Andrea Mengozzi.
In questa circostanza ha promosso azioni per indurre a limitare il consumo di acqua in bottiglie di plastica incentivando l’uso dell’acqua che sgorga dal rubinetto di casa.
Buona idea in quanto siamo convinti che l’acqua che arriva a Ravenna sia di ottima qualità provenendo dalla diga di Ridracoli. Anzi risulta essere un’acqua migliore della stessa acqua minerale nelle bottiglie di plastica, come afferma l’assessore Mengozzi
Per questa ragione chiediamo all’assessore perché nel 2008 la Provincia di Ravenna abbia speso per l’acquisto di acqua minerale per i soli uffici provinciali la bella somma di 22mila euro?!  Quando si predica bene ma si razzola male!

venerdì 20 novembre 2009

Il nuovo Logo del Parco. Non è male ma forse si poteva fare di più


Utile a sapersi


Servizi locali: e adesso le regole

È dunque legge il decreto salva infrazioni per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia europea. Il provvedimento contiene, fra le altre, la riforma dei servizi pubblici locali, tra cui la gestione dell'acqua e la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.
Nella gestione di tre servizi, ovvero acqua, rifiuti e trasporti locali il decreto segna una svolta sostanziale. L’aspetto fondamentale è che si cerca di rendere molto difficili gli affidamenti diretti di un comune a una impresa interamente pubblica. Se si vogliono fare affidamenti diretti, ci deve essere, con almeno il 40 per cento, un socio privato industriale (non solo finanziario) con compiti di gestione. Se no, si va in gara.

CONTRO LE INEFFICIENZE
La ratio è evidente. Accanto a tante imprese pubbliche efficienti, ce ne sono tante che gettano via denaro pubblico. Si noti che i privati, motivati dai profitti, a parità di efficienza verosimilmente chiederanno prezzi più alti delle imprese pubbliche. E allora le imprese pubbliche efficienti resteranno a galla, anche perché se sono veramente tali vinceranno le gare. Quelle che sono così inefficienti da perdere le gare perfino contro i privati - che dai prezzi devono ricavare margini di profitto - nessuno le rimpiangerà.
Per dare un’idea, nel 2005 risultavano in perdita circa un terzo delle imprese locali del settore igiene urbana e il 40 per cento nel settore idrico. E il trasporto pubblico locale va anche peggio.
Nella più ottimistica interpretazione, siamo di fronte a deficit pubblici che le amministrazioni locali nascondono nelle loro imprese per non farli risultare dai bilanci comunali. Ma temiamo che in molti casi ci sia di ben peggio. A queste situazioni occorre dare una risposta, anche per lasciare spazio a imprese vere; magari pubbliche, perché no, ma vere.
Una delle norme introdotte dice che se si vuole evitare la gara, c'è bisogno di almeno il 40 per cento di capitale privato. Diversi studi sull’Italia (ma non solo) ci dicono che le imprese a capitale misto sono più efficienti di quelle totalmente pubbliche. Ma è evidente che l’arrivo “forzato” del privato non è in sé una panacea; tante volte le imprese miste sono migliori di quelle pubbliche proprio perché sono state vendute al privato le imprese più appetibili (quelle scadenti, nessuno se le compra). Oltre tutto, costringere a vendere non promette bene quanto a gettito pubblico e si può dubitare che molte amministrazioni vorranno andare su questa strada, se non per eludere la norma con qualche socio privato di comodo. Ma, come si diceva, se non ci riescono non è la fine del mondo: è solo la messa a gara del servizio.

NON C’È UNA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO
È triste che qualcuno chiami tutto questo “la privatizzazione dell’acqua”. È cattiva informazione, ai limiti della mala fede. Quello che si vuole è la messa a gara dei servizi. Se uno poi vuole mantenere la proprietà pubblica delle imprese lo può fare, ma queste devono dimostrare sul campo di valere almeno quanto quelle private. Si noti bene: le imprese pubbliche “brave” non avranno problemi, e in Italia per fortuna ne abbiamo diverse.
Il timore di qualcuno è che la presenza dei privati aumenti i prezzi, in particolare dell’acqua.
No, a questa obiezione la risposta è semplice: se non si vogliono i privati allora si faccia una gara, e se l’impresa interamente pubblica farà veramente prezzi più bassi, allora il privato non passerà. Avremo una gestione privata solo se sarà il privato ad avere prezzi più bassi, ma allora il problema non esiste.
Resta poi un'altra questione, che prescinde dalla proprietà pubblica o privata. Ovvero, il fatto che il settore idrico ha bisogno di investimenti immensi (decine di miliardi di euro già oggi previsti) e che i costi dovranno essere coperti da prezzi più alti.
Ma questo resterà vero anche se il gestore è pubblico, ed è cosa nota da almeno quindici anni: la legge Galli è del 1994, quando al governo c’era Carlo Azeglio Ciampi; il provvedimento per l’adeguamento dei prezzi data al 1996, firmato da Antonio Di Pietro nel primo governo Prodi.

I PROBLEMI APERTI
Il provvedimento lascia aperti un paio di problemi. Il primo, risolvibile con un regolamento apposito, è come saranno fatte le gare. Il secondo è invece assai più serio, ovvero chi regola questi settori. Si spinge per una maggiore presenza privata in alcuni servizi che però non hanno una regolazione degna di questo nome.
Ad esempio, nell’acqua già oggi questo è un problema che sta per esplodere. Da un lato, il regolatore non può essere (come è oggi) un organo politico locale, troppo sottoposto a pressioni elettorali spicciole: inutile obbligare alla privatizzazione se non si creano le condizioni per tutelare gli investitori.
Dall’altro, i livelli di qualità rischiano di essere sacrificati se i comuni non hanno organi capaci di svolgere il monitoraggio. Problema, questo, ancora più acuto per il settore dei rifiuti. Per questo pensiamo che l’istituzione di organi di regolazione per questi servizi non possa attendere.