venerdì 15 luglio 2011

Chiamarsi o no compagni: le ridicole discussioni della sinistra

Le priorità della sinistra sono sempre clamorosamente patetiche. Una delle notizie più rilevanti per la galassia sinistrata è legata alle dichiarazioni di Vendola che ha bollato il chiamarsi “compagni” come una stronzata megagalattica.
"Nel Pci mi dicevano che non si doveva dire ‘amico’, che bisognava dire ‘compagno’. Ho passato tutta la vita a ripetermi questa frase. Ma ora ho capito che era una stronzata, perché è stato un alibi per molti crimini. Io preferisco stare con molti amici, che mi aiutano a crescere"
 
Non lo avesse mai detto! L’orecchino umano è stato attaccato pesantemente dal suo elettorato ipercomunista che non sopporta di perdere l’abitudine di chiamarsi compagni. Sono arrivati persino a insultarlo, a chiamarlo traditore. E alla fine il codardo Vendola è stato costretto persino a una indegna rettifica. Una giornata passata dietro a queste fenomenali discussioni, con Repubblica che gli ha dedicato addirittura la seconda notizia sul sito. In ogni caso viste le polemiche sembra sempre più chiaro che i sinistrati italiani sono veramente retrogradi, visto che vedono di buon’occhio un termine che andava di moda quando i comunisti italici sostenevano le peggiori nefandezze sovietiche e cinesi. Erano e rimangono compagni di scemenze.
 
da http://www.ilfazioso.com/ridicole-discussioni-della-sinistra-chiamarsi-compagni.html

I finiani ora vogliono cacciare Fini

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È Filippo Rossi, il fedelissimo di Gianfranco Fini, il grande pensatore dei futuristi, colui che raccolse ben sei voti candidandosi alle elezioni di Latina, a lanciare la provocazione. Che magari non è tanto una provocazione, visto che Rossi è attivissimo dentro Futuro e Libertà.

Insomma, secondo Rossi sarebbe ora che Fini facesse “un nuovo partito”. Eh sì, cari miei, basta con FLI, ormai è tutto finito. Serve (già) qualcosa di nuovo. Scrive l’ex direttore del magazine di Fini:

Futuro e libertà per l’Italia sembra in affanno. I numeri parlano chiaro, e i sondaggi non raggiungono più, come avveniva ai tempi di Bastia Umbra, percentuali a due cifre. C’è troppa vecchia politica, in quello che doveva essere il primo partito della Terza Repubblica. E la spinta “giovane”, che ne aveva scandito le prime fasi, si è esaurita di fronte alla barriera conservatrice delle burocrazie di partito, degli apparati ereditati dai vecchi partiti che pretendono di dettar legge anche in questa nuova avventura.

L’analisi di Rossi è impietosa, sembra quasi scritta da noi di Daw. Ecco, ora FLI è diventato in pochi mesi uno dei tanti partitini d’Italia, anzi pure peggio. Perché il partito di Fini è diventata la terza gamba del terzo polo, che poi non è nemmeno terzo ma quarto.
Quindi, che fare? Ce lo dice Rossi: “Servono nuove facce e nuove idee per non fermarsi in mezzo al guado”. “Serve un cambio di rotta. Serve un “altro” partito. Ma attenzione. Ecco il colpo di scena, e mettetevi belli comodi:“Non c’è bisogno per forza di cambiare nome o simbolo”.

Ah, hai capito un po’ questo Rossi. Gira e rigira, alla fine guarda che bomba che ha lanciato. Non vuole cambiare il nome del partito, non vuole cambiare nemmeno il simbolo… ma allora è chiaro: vuole cambiare il leader. Povero Gianfranco Fini, ora viene cacciato pure da Filippo Rossi, il signore dei sei voti a Latina.

da: http://www.daw-blog.com/2011/07/12/i-finiani-ora-vogliono-cacciare-fini/#more-14504

giovedì 14 luglio 2011

65mila precari trovano posto nella scuola. Per fortuna c’è gente che non si lascia intimorire dalle piazzate di quattro precari professionali e cerca invece di risolvere i guai ereditati dalla sinistra

POL:CONFERENZA STAMPA MINISTRI GELMINI E BRUNETTAE’ iniziata ieri a Palazzo Chigi la fase negoziale del Piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di circa 65mila tra docenti e Ata, nell’arco degli anni 2011-2013, sulla base dei posti vacanti disponibili in ciascun anno.
Il Piano, già deciso e approvato da alcuni mesi, eviterà la formazione di nuovo precariato in futuro e risponde ad una nuova filosofia: prevede infatti esclusivamente assunzioni basate sul reale fabbisogno del sistema d’istruzione, come sarà sempre, d’ora in poi, per tutte le assunzioni nel mondo della scuola.
Erano presenti il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini, il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e i sindacati di categoria.

Il piano non dovrebbe comportare aumenti di costi. Per la continuità del servizio scolastico, nel Decreto per lo sviluppo, è previsto anche che le graduatorie vengano aggiornate ogni tre anni, con la possibilità di scegliere una sola provincia. Chi viene immesso in ruolo non può chiedere il trasferimento in altre province per un periodo di cinque anni. Le ultime stime elaborate dal Ministero prevedevano che, grazie ai pensionamenti e alle immissioni in ruolo degli ultimi anni, il fenomeno avrebbe trovato una definitiva soluzione in alcuni anni.

I provvedimenti contenuti nel Decreto per lo sviluppo consentono, all’interno del quadro di riorganizzazione del personale della scuola, di ridurre i tempi previsti e dunque di risolvere definitivamente un problema nato nei decenni passati, a causa di scelte politiche irresponsabili che hanno fatto lievitare fino a 250mila il numero degli insegnanti abilitati, iscritti nelle graduatorie ad esaurimento.
”L’accordo raggiunto oggi a palazzo Chigi alla presenza dei sindacati della scuola ha un particolare significato - ha commentato il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini -Dal prossimo anno scolastico il piano di assunzioni troverà piena attuazione, garantendo da un lato stabilità al personale della scuola e dall’altro la continuità didattica, indispensabile per elevare la qualità dell’offerta formativa.
Ad invarianza di spesa, come è doveroso in un momento di crisi, siamo riusciti a dare una risposta forte al precariato. Questo risultato - conclude la Gelmini - è frutto della collaborazione fra Governo e sindacati a cui va il mio ringraziamento”.

mercoledì 13 luglio 2011

Marina resisti

di Daniele Leoni

560 milioni di euro al cittadino svizzero Carlo De Benedetti: da pagare subito, altrimenti sei fuorilegge. Nulla contano i quasi ventimila dipendenti del gruppo Fininvest. Nulla conta il percorso virtuoso che, dalle navi da crociera, dove cantavi e guadagnavi abbastanza, passando attraverso l’edilizia, sei arrivato a fondare una TV privata che ha funzionato, con il suo contorno finanziario, di pubblicità e di varia umanità, humus vitale di tutto il mondo dello spettacolo. Nulla conta la consapevolezza che, ad un certo punto, se hai successo, arriva qualcuno più forte di te che ti vuole stroncare, che ti vuole rompere le ossa. Lo vuole fare finché sei piccolo, perché potresti crescere e diventare pericoloso. Nulla conta l’evidenza che hai combattuto con tutte le tue forze che hai vinto, una, dieci, cento volte, per il rotto della cuffia e che i più, al tuo posto si sarebbero arresi. Nulla conta che la tua sconfitta avrebbe significato disoccupazione e miseria, perché tanti altri si sarebbero arresi. Invece, seguendo il tuo esempio, hanno trovato la forza di combattere e di vincere a loro volta.

Mia madre adora Silvio Berlusconi. Mi dice sempre che aveva una bella voce quando veniva a cantare, l’estate, alla Casina del bosco di Rimini. Io non lo ricordo perché avevo solo otto anni ed ero preso da altre cose. Mi piaceva l’elettricità e avevo costruito un telegrafo con cui comunicavo col mio amico Giorgio della casa accanto. Poi avevo fatto una radio galena, che ascoltavo in cuffia. Mi ricordo invece che, l’estate, si dormiva tutti in una stanza sola e si usava il bagno piccolo perché, il resto della casa, era affittata all’Hotel Bamby per i turisti. E mia madre cuciva sempre, anche di notte, seduta sopra il tavolo della cucina, vicino alla lampadina, così ci vedeva meglio. La mattina dopo doveva consegnare i pantaloni e le altre riparazioni ad un negozio di abbigliamento. E il padrone, se sgarrava, aveva tante sartine in fila pronte a prendere il suo posto. La mia mamma, che si era cavata gli occhi con ago e filo, che si era rotta la schiena, quando, vent’anni dopo, Canale 5 fece discutere parecchio perché il grande impresario Silvio Berlusconi aveva sfidato il monopolio pubblico, diceva a tutti ammirata: - Che bravo ragazzo! Che bella voce! … -

Io invece, nel 1982, facevo qualche regia televisiva alla Rai. La mia specialità era il documentario scientifico ed ero bravo. Uno dei miei compagni di lavoro, precario come me, era Loris Mazzetti, oggi capo struttura di Rai tre, quello che ha fatto vieni via con me con

La manovra è efficace e credibile

La crisi di fiducia che si è abbattuta in questi giorni sui mercati finanziari colpisce anche l’Italia, ma la minaccia riguarda tutti, riguarda la moneta comune, il segno più concreto dell’unità dell’Europa. Le autorità europee e i governi nazionali sono impegnati a fondo per sventare il pericolo di un regresso che ci riporterebbe indietro di venti anni. Siamo in prima fila in questa battaglia. Per noi, per l’Italia, è un momento certo non facile. La crisi ci coglie nel mezzo del forte processo di correzione dei conti pubblici che abbiamo da tempo intrapreso e rafforzato pochi giorni fa. La nostra capacità di mantenere i conti sotto controllo dopo lo scoppio della crisi finanziaria nel 2009 è stata superiore a quella di altri paesi.

Gli interventi in discussione in Parlamento accelerano la riduzione del debito. Già quest’anno porteremo il saldo primario in significativo attivo. La crisi ci spinge a accelerare il processo di correzione in tempi rapidissimi, a rafforzarne i contenuti, a definire compiutamente i provvedimenti ulteriori volti a conseguire il pareggio di bilancio nel 2014. Occorre eliminare ogni dubbio sulla efficacia e sulla credibilità della correzione, ma occorre anche operare per rimuovere gli ostacoli che frenano la crescita della nostra economia. Abbiamo l’Europa al nostro fianco e possiamo contare su innegabili punti di forza. Il go-verno è stabile e forte, la maggioranza è coesa e determinata. Le nostre banche sono solide e al riparo dai colpi che grandi istituti bancari esteri hanno dovuto subire e sono state pronte a rispondere agli in-viti ad accrescere ulteriormente la loro capitalizzazione. La nostra economia è vitale. Può contare sulla capacità innovativa dei nostri imprenditori, sulla laboriosità dei nostri lavoratori, sul senso di responsabilità delle parti sociali. La fiducia nello sviluppo non è mai venuta meno, neanche in momenti più difficili di questo e poggia sull’impegno di tutte le forze politiche, al governo e all’opposizione, a difendere il Paese, le sue prospettive di crescita e il benessere dei suoi cittadini.

Dobbiamo essere uniti, coesi nell’interesse comune, consapevoli che agli sforzi e ai sacrifici di breve periodo corrisponderanno guadagni permanenti e sicuri. Questa deve essere oggi la nostra risorsa fondamentale".

venerdì 8 luglio 2011

La legge elettorale sta diventando un grimaldello per demolire il bipolarismo

il-piede-di-porcoSi è aperta, all’interno del Partito democratico e nei suoi dintorni, una gara a presentare quesiti referendari per cambiare la legge elettorale, quesiti che prospettano soluzioni tra loro opposte.

Stefano Passigli (ex senatore dell’Idv) ha presentato un quesito che punta a reintrodurre il sistema elettorale proporzionale, a quel che si dice in coerenza con la tattica dalemiana favorevole a un’intesa post elettorale con il cosiddetto Terzo polo. A questa iniziativa se ne contrappone un’altra, ideata da Arturo Parisi e sostenuta da Pierluigi Castagnetti e Walter Veltroni, che punta invece a ritornare al “Mattarellum”, cioè a un sistema misto basato sull’elezione diretta a turno unico nei tre quarti dei collegi e con la proporzionale nell’altro quarto.

Pier Luigi Bersani ha replicato, soprattutto alla seconda iniziativa, sostenendo che il Pd ha una proposta di riforma elettorale depositata in Parlamento che deve essere sostenuta e che non spetta ai partiti ma alla società civile proporre referendum. Bersani, però, finge di non capire che tutta questa agitazione da parte dei sostenitori del bipolarismo nasce dal sospetto che l’operazione parlamentare, che per riuscire ha bisogno della convergenza della Lega nord, punti in realtà a raggiungere un esito finale di restaurazione della proporzionale, visto che la Lega sicuramente non è interessata al barocco meccanismo misto e a doppio turno dell’originaria proposta del Pd.

Quel che conta politicamente è che un’area interna al Pd esprime una volontà seria di difendere il bipolarismo, evocato anche da Romano Prodi. Se si accetta questa base di ragionamento, che significa affidare di fatto all’elettorato la decisione sulle coalizioni e sul premier, si può discutere su correzioni degli aspetti più criticati della legge attuale, a cominciare dal listone nazionale per la Camera. Su questo principio c’è ancora una maggioranza parlamentare ed è bene che si faccia valere.

La chiusura delle Province è necessaria ma va fatta e gestita con criterio

ItaliaLa bocciatura della proposta dell'Idv per l'abolizione delle Province è stata inevitabile, perché se fosse passata quella legge si sarebbe aperto un vuoto normativo che avrebbe provocato più guai che benefici allo Stato e alle sue casse. Con la demagogia si fa facile propaganda, non si legifera. Ma una cosa deve essere chiara: il voto alla Camera non significa affatto mettere una pietra tombale sulla soppressione delle Province. E' vero esattamente il contrario.

C'è infatti in Commissione Affari Costituzionali una proposta del Pdl, che può essere approvata in tempi congrui e che prevede, per l'appunto, la soppressione delle province e la delega alle regioni a ricostituire province secondo i principi dell'area omogenea e dell'area vasta, assumendosi la responsabilità non solo di farle, ma di sostenerne i costi, dando cioè risposta all'unico interrogativo vero al quale la politica è tenuta nei confronti dei cittadini: riorganizzare le istituzioni secondo criteri moderni e secondo i nuovi assetti istituzionali.

Le Province, dopo la riforma, saranno l'ente intermedio di riferimento per cui i piccoli comuni potranno interferire con le regioni, con lo Stato e con l'Europa attraverso un'area vasta, per la quale le loro istanze avranno, anche economicamente, una valenza. Questo è un modo serio di muoversi, non demagogico e allo stesso tempo conforme al programma di governo, che punta sì alla soppressione delle province, ma soprattutto di quelle inutili.

La proposta del Pdl - ce n'è anche una del Pd che va nella stessa direzione - abolisce le Province così come sono oggi, ma nel frattempo regolarizza il sistema, individuando fra l'altro le soluzioni più idonee per quanto attiene la destinazione dei dipendenti, che non possono certo essere sacrificati sull'altare della riforma.

Quella dell'Italia dei Valori è stata solo un'operazione mediatica e populista: una proposta inaccoglibile perché sarebbe stato assurdo abolire le Province tout court, prima che il governo presenti - e lo farà tra poco - il Codice delle Autonomie. Solo dopo, infatti, si potrà affrontare in un quadro più complessivo e organico la riforma degli Enti locali, a partire ad esempio dai Consorzi di bonifica, un sistema ormai faraonico, costoso e inefficiente.

mercoledì 6 luglio 2011

Sanità faentina. Il pieno e unanime appoggio del consiglio comunale al sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi contrasta con l'assordante silenzio del PD

Malpezzi“L’uscita del Sindaco che si contrappone con forza alla difesa d’ufficio della AUSL di Ravenna da parte di un sindacato è da noi pienamente condivisa. La difesa d’ufficio contro le opinioni del Sindaco Malpezzi sull’operato di Carradori in attesa di veder risolti alcune priorità sanitarie del faentino sono fuori luogo ed inopportune rispetto ad un Consiglio Comunale che si è espresso all’unanimità e che ha già fatto sintesi sulle necessità e sui bisogni sanitari del territorio. Una dichiarazione che vorrebbe far intendere che tutti coloro che siedono nel Consiglio Comunale Manfredo sono dei parvenu che non conoscono il territorio e che fanno semplice demagogia politica sui problemi sanitari, un giochino che abbiamo sopportato sulla nostra pelle per 17 anni e che oggi non tolleriamo più perché è dimostrato e certificato, dall’ordine del giorno del Consiglio comunale di Faenza recentemente approvato, che la sanità a Faenza ha bisogno di un cambio di rotta.
Un vizio quello dell’ANAO che pretende di confutare e di dialogare con un Sindaco a difesa di altri, che ricorda tanto l’atteggiamento del Direttore generale quando si prende la briga di rispondere ad esempio al posto proprio del Sindaco, ricordo la polemica di qualche mese fa. Assordante in questo momento il silenzio del PD dal quale ci aspettiamo un appoggio incondizionato al lavoro fatto dal Consiglio comunale, così come ci aspettiamo anche un appoggio forte alle istanze di Faenza da parte del Presidente della Provincia Claudio Casadio.
Oggi più che mai, rispetto a coloro che hanno sempre sostenuto che gli ordini del giorno della minoranza che richiamavano e riproponevano temi trattati nelle linee di mandato del Sindaco fossero superflui faccio notare come questo strumento, che esprime la volontà dei rappresentanti dei cittadini, sia fondamentale per non farsi schiacciare da logiche che esulano dalle necessità sanitarie del nostro territorio. Alla solita solfa che non ci sono i soldi rispondo “andateli a prendere in Regione, dal Governatore Vasco Errani di Massa Lombarda, visto che a Ravenna non sono stati dati 8.000.000 di euro a beneficio di altre AUSL”.
Vorrei che l’ANAO esprimesse lo stesso disappunto espresso nei confronti del Sindaco e del Consiglio Comunale di Faenza anche quando si lasciano i pazienti senza aria condizionata nei reparti dell’Ospedale degli Infermi con 34 gradi fuori. Forse qualcuno in questa vicenda ha confuso il proprio ruolo.”

Raffaella Ridolfi
Capogruppo Consiliare
Il Popolo della Libertà di Faenza

Un Governo che c’è

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martedì 5 luglio 2011

C’era una volta ‘Casola è una favola’: ovvero una triste Unione che non serve a nulla

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A Brisighella prende l’avvio improvvisamente una duplicazione della saga di Casola è un Favola, la vecchia rassegna estiva di teatro per ragazzi, nata a Casola con ben altri intenti nei primissimi anni ’80 e lasciata deperire per decenni dalle grigie e dopolavoristiche amministrazioni di sinistra che da allora si sono succedute.

Doveva diventare una rassegna regionale e poi nazionale sul modello del Giffoni Film Festival dal quale l’idea traeva origine (ne parlo con personale cognizione e trent’anni fa assicuro che c’erano le condizioni), ma per decenni è stata lasciata vivacchiare come evento di paese e quindi con risultati decisamente mediocri e ininfluenti. Un po’ come il mercato (ridicolizzato in mercatino) delle erbe, ma questa è un’altra storia.

Per quanto il brand della manifestazione sia uscito massacrato da decenni di vuoto progettuale (cosa ci si può mai aspettare da gente che senza vergogna chiama quattro stanze nelle ex scuole “Centro Policulturale”?!) , l’idea del teatro ragazzi di Casola ha attecchito nell’immaginario del territorio e non sono pochi quelli che sentendo il nome Casola aggiungono subito compiaciuti di sé, ‘Casola è una Favola’. Almeno nel nome il risultato non ha tradito l’idea.

Per questo dispiace che nel 2011, regnante l’Unione dei Comuni e quindi con strumenti di coordinamento delle politiche culturali e turistiche un po’ meno rozzi che in passato, Brisighella duplichi pari pari un progetto casolano, mal fatto e mal gestito quanto si vuole, ma casolano a tutti gli effetti.

Per buttare la cosa in politica - dove esattamente deve stare - mi chiedo se il sindaco e l’assessore alla cultura del nostro comune sapessero dell’iniziativa ed in tal caso quali rimostranze abbiano avanzato nei confronti dei colleghi di Brisighella. Se poi, peggio, non sapessero nulla, se non ritengano di presentarsi subito all’Unione dei Comuni sbattendo il pugno sul tavolo e chiedendo a muso duro se stiamo forse scherzando. Io lo farei.

Fabio Piolanti

Il PD entra in completo marasma sull’acqua. Accade persino che il segretario provinciale Pagani faccia finta che niente sia successo

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Non c’è chi non sia sia accorto della incoerenza della posizione politica del PD dopo il referendum sull’acqua e delle acrobazie alle quali si trova costretto, soprattutto in Emilia Romagna, nel tentativo di difendere una multiutilty come Hera e il sistema di lucroso scambio che sottende.

A Casola Valsenio e in tutti gli altri comuni il PD (con il codazzo imprevedibile di Sel) ha votato contro le mozioni per il ritorno alle gestioni dirette degli acquedotti ponendosi in evidente contrasto con le lunari affermazioni che solo qualche settimana fa urlava nelle piazze. I sindaci pidini che avrebbero dovuto ben altrimenti orientare il partito ora sembrano persi e balbettanti come il nostro Iseppi in consiglio comunale.
Se c’è una morale da trarre da questa vicenda è che in politica la coerenza è un valore e quando viene meno è come se si fosse palesato il vero spregevole volto dell’opportunismo nel quale troppo spesso il PD sguazza.

lunedì 4 luglio 2011

No Black bloc altro che No Tav!

dawDiciamo le cose come stanno. Il limite è stato superato: in Val di Susa non c’è più una protesta.
Quella è eversione. È una guerra mascherata da manifestazione pacifica.
Ieri 200 agenti feriti, unici eroi presenti sul posto. I criminali, invece, devono essere puniti.
Basta. Con la scusa di un corteo non si può commettere qualsiasi cosa. Arrestateli. Tutti. 
Prima che sia troppo tardi.

Dopo l’ennesima giornata di guerra mascherata (male) da manifestazione pacifica in Val di Susa, è d’obbligo prendere provvedimenti ancora più seri.

Bene aveva fatto il Governo la scorsa settimana a riprendere il controllo della zona per poter permettere l’apertura del cantiere senza perdere i fondi europei, ma se già allora quella che poteva sembrare una goliardata come la proclamazione della “Repubblica libera della Maddalena” era finita a pietrate, ora il limite che passa dalla protesta all’eversione è stato ampiamente superato.

Una giornata finita con il ferimento duecento agenti delle forze dell’ordine, gli unici eroi presenti sul posto, contrapposti ad un branco di criminali, non può essere lasciata passare come se nulla fosse, e la spirale di violenza che richiama violenza e la giustifica deve essere fermata immediatamente. La TAV si farà, perché questo è stato deciso dopo anni di studi e ragionamenti anche con le Amministrazioni locali, e tutti hanno il diritto di essere o meno d’accordo con la decisione. Che è però una decisione, non un’idea o un’opzione, e come tale verrà portata a compimento.

I criminali che hanno messo a ferro e fuoco la montagna, con un’organizzazione di tipo eversivo con armi di ogni genere nascoste nelle notti precedenti per poter poi essere usate contro i rappresentanti dello Stato devono essere puniti: ci sono centinaia di video ed immagini, ed è tutta gente già famosa negli ambienti dei centri sociali e degli anarchici; chiediamo quindi che la polizia proceda senza indugi ad identificare ed arrestare chi ha scatenato la guerra in un tranquillo angolo di Piemonte anche a posteriori: non si può lasciare passare l’idea di impunità, né si può accettare che con la scusa di un corteo si possa commettere qualunque azione.

Allo stesso modo anche i cattivi maestri, chi soffia sul fuoco della violenza e chi cerca di ottenere vantaggi e visibilità dalla protesta anche legittima dei veri abitanti della valle, va punito per istigazione a delinquere. Alberto Perino, il leader No Tav, ha dichiarato: «Volevamo assediare il cantiere e l’abbiamo assediato. Quindi abbiamo vinto. Abbiamo visto chi usa la violenza, è chi tira i lacrimogeni ad altezza d’uomo».

Questa persona è pericolosa e violenta, bisogna smetterla con le ipocrisie e dire le cose come stanno. Provvedimenti vanno presi contro tutti coloro che puntano, con la violenza, a rovesciare decisioni delle istituzioni democraticamente elette, e vanno presi in fretta, prima di creare pericolosi precedenti.

http://www.daw-blog.com/2011/07/04/arrestateli-tutti/#more-14382