mercoledì 1 giugno 2011

Angelino Alfano indicato segretario politico del Pdl

93-50-111-156_201161205850L’Ufficio di presidenza del PDL ha indicato Angelino Alfano come segretario politico del nostro movimento.
Un Consiglio nazionale in questo mese sancirà la modifica dello Statuto che farà di Alfano ufficialmente la guida politica del Popolo della Libertà. Ai tre coordinatori Bondi, La Russa, Verdini, saranno affidate deleghe organizzative legate alla filosofia dei nostri valori, alla propaganda e all’organizzazione.
Silvio Berlusconi ha osservato che la nomina di Angelino Alfano a segretario politico nazionale del Pdl serve per ridare slancio al partito e per recuperare il consenso nell’elettorato: Alfano é giovane e ha fatto bene come ministro ed è ben voluto da tutti.

Angelino Alfano, che intende dimettersi "entro pochi giorni" da ministro della Giustizia, ha commentato:
"Da oggi si riparte e l’obiettivo è vincere le Politiche del 2013. Non sarà un percorso facile, ma chi ritiene di avere un percorso facile si illude. Con un sorriso ironico abbiamo preso atto che la sinistra, avendo vinto in due città - e il Pd con due candidati che non voleva - chiede le dimissioni del governo. E’ come se una squadra chiede di sospendere la partita mentre è in vantaggio al sessantacinquesimo minuto: noi contestiamo che lo siano, ma già questa cosa è paradossale".

E questi saranno i nostri amministratori fino al 2016

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Sarebbe ora!

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Abbiamo perso contro il nulla

Abbiamo perso, è vero, ma quello che dà più fastidio non è la sconfitta, ma il fatto che non si sa contro chi abbiamo perso.
Non si può certo dire che la socialdemocrazia italiana abbia vinto in quanto i ‘presunti’ vincitori, alla fine, appaiono essere frange minoritarie che rappresentano poco e male la modernità del paese. 
La sinistra riformista si sta beando di una vittoria non sua e che ora vediamo bene non essere stata costruita da un leader debole come Bersani, eterodiretto da D’Alema, che piace poco anche ai suoi “ragazzi”. Erano lì, come sempre, a ciurlare nel manico delle loro asfittiche campagne elettorali, quando tra il loro stesso stupore si sono visti servire una vittoria inaspettata.
Questa vittoria gliel’ha regalata il centro destra, col suo centralismo decisionale che non ha creato consensi popolari, ma ha preteso fiducia sulla fiducia. E gliel’ha regalata un Berlusconi visibilmente in difficoltà comportamentale da molti mesi e una classe dirigente che rischia di assomigliare sempre più ai nani e alle ballerine di tempi infausti.
La base elettorale non è stata tenuta nella giusta considerazione, le strutture non sono state create, i congressi sono mancati. Abbiamo messo le Minetti a fare i consiglieri regionali pensando che i cittadini fossero indifferenti a queste ridicolaggini. Anche se gli ideali sono gli stessi, gli elettori vogliono essere invece costruttori di un progetto politico serio.
Queste elezioni devono servire da svolta per ricostruire sugli errori quei consensi che c’erano prima e che ci sono anche adesso, ma che per riemergere devono essere motivati e coinvolti. Dal fondo che abbiamo toccato si può solo risalire, siamo ancora forti ma siamo dispersi, dobbiamo riunirci e rimettere insieme le nostre forze: solo partendo dal basso possiamo realizzare la rivoluzione liberale di cui l’Italia ha bisogno.

lunedì 30 maggio 2011

Ce le hanno suonate di santa ragione ed è di tutta evidenza che il dato elettorale di oggi è politico e non amministrativo

accidentiAdesso la liberaldemocrazia italiana deve manifestare il coraggio e la forza di rinnovare radicalmente se stessa e la propria proposta politica

La Romagna del turismo oltre la spiaggia sta perdendo l’ultimo treno

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da La Voce del 30/5/2011

Alfredo Monterumisi, nato nel 1942, risiede a Rimini. Ha progettato e gestito il primo Club di Prodotto enogastronomico italiano. Ha curato per conto dell’Associazione Nazionale Città del Vino, di cui è direttore in Emilia-Romagna, il Manuale della Strada del vino (2001).

venerdì 27 maggio 2011

Il Favoloso mondo di Pisapie.

La sinistra quasi sempre riesce a fare una satira migliore della destra.
Questa, ispirata ad Amelie, agli abbracci ad Al Qaeda e a una Milano da bere che non c'è più è assolutamente geniale.

mercoledì 25 maggio 2011

Mamma mia! Tornano anche i signornò!

no tavPENSAVAMO di avere già visto tutto il peggio possibile nella penosa telenovela dei No Tav. Ci sbagliavamo. Mentre gli operai Fincantieri portavano nelle piazze la loro protesta per 2.500 posti di lavoro che stanno andando in fumo, altri operai sono stati presi a sassate in Val di Susa perché stavano iniziando un lavoro che qualcuno vuole fermare con ogni mezzo. E’ una brutta cartolina quella arrivata ieri mattina dalla Maddalena di Chiomonte, 70 chilometri da Torino: tronchi e reti metalliche sulle strade, centinaia di pietre lanciate sulle forze dell’ordine e sugli addetti ai lavori da qualche centinaio di irriducibili manifestanti. Follia. Folle una protesta del genere, folle che certe espressioni di inciviltà non vengano evitate, impedite, punite. Ma non è solo questione di civiltà. Il dibattito sulla Torino-Lione (estenuante, mal gestito, ma non certo superficiale) va ritenuto chiuso. Se quel cantiere non aprirà entro il 31 maggio, l’Italia perderà i finanziamenti europei per le opere preparatorie della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. Sarebbe l’ennesima beffa, nella quale sguazzerebbero i nostri vicini francesi, così attenti ai passi falsi che da anni stiamo accumulando tra Torino e Lione.

CON QUANTA soddisfazione e ironia i loro giornali sottolineano, ormai da tempo, la differenza tra i due Paesi nei costi al chilometro dell’alta velocità già realizzata: il quadruplo rispetto alla Francia, in certe tratte nostrane. E a parità di difficoltà geologiche. Il pudore suggerisce di non fornire nuovi appigli alle ironie internazionali, mai a corto di argomenti sull’Italia. Lo hanno capito quasi tutti ormai, a destra e a sinistra. Perfino due parlamentari del Pd suggeriscono di militarizzare quel cantiere in Valsusa e consentire finalmente l’avvio dei lavori senza altre manfrine.

OGNI ANNO un autorevole centro di ricerca ci presenta il conto nazionale del «non fare» . Non fare infrastrutture, opere pubbliche, investimenti su energie alternative ci costa caro. L’ultima stima è un falò di 331 miliardi nei prossimi 13 anni, 20 miliardi nel solo biennio 2009-2010. Quanto siano fondate queste cifre non lo sappiamo, ma la sensazione di un Paese bloccato cresce, anche senza soffermarsi troppo sulle contestate fotografie appena distribuite dall’Istat. Il mega piano delle cosiddette grandi opere non poteva certo passare indenne dallo tsunami della crisi.
Il pronto soccorso di Tremonti e Sacconi è sceso in trincea, finanziando cassa integrazione e altri tamponi, blindando per quanto possibile la tenuta dei conti pubblici. Scontiamo e sconteremo ancora l’onda lunga della crisi in termini di disoccupazione, di opportunità inesistenti e bruciate per un’intera generazione di giovani. A chi non ha capito, Tremonti ripete ogni settimana che non c’è un euro.
E allora cerchiamo di spendere almeno gli euro che ci sono, come nel caso della Torino-Lione, e che rischiano di sparire per incapacità e superficialità imbarazzanti.
I nostri ragazzi studiano sempre di più all’estero, anche prima dell’università, e fanno confronti.
Può capitare di sentirsi dire da un figlio: «Perché mai dovrei tornare in Italia? Qui posso scegliere la facoltà che più mi piace, con la sicurezza di lavorare il giorno dopo la laurea». Sarebbe bello potergli rispondere
che non ha capito nulla.

Mauro Bassini – Il Resto del Carlino

martedì 24 maggio 2011

Fotografia di una sconfitta

Pisapia evita le buche perché non guida

Non dico che è fatta, ma – a guardarla da lontano e soprattutto su Internet – mi sembra che la confusione in cui versa il centrodestra sul ballottaggio di Milano stia spingendo Giuliano Pisapia alla vittoria molto al di là dei suoi meriti. Per quel che vale la mia opinione, mi sembra che il centrodestra a Milano abbia sbagliato soprattutto i tempi. Molte delle accuse di contenuto al programma di Pisapia sono fondate, ma tirarle fuori solo adesso e in modi così triviali rischia di creare l'effetto contrario. Stiamo assistendo a un surreale rovesciamento della realtà, per certi versi, per cui si butta sul ridere qualunque "accusa" fatta dal centrodestra al suo avversario, di fatto svuotandola ed evitando di parlarne.
Letizia Moratti ha sbagliato a portare la discussione a questo livello, e la bravura dello staff di Pisapia è stata quella di far diventare forza la sua debolezza. Un esempio? Avete notato che non si parla mai nel merito del fatto che Pisapia sarebbe molto più aperto nei confronti di extracomunitari, islamici e coppie gay? Non si parla di questi aspetti, ma soltanto del fatto che la destra sottolinea questi aspetti. E lo si fa buttandola in burla, per sviare il discorso, appunto. I #morattiquotes e simili che tanto hanno avuto successo su Twitter, sono l'esempio di questo gioco in tre tappe che funziona più o meno così, prendendo un esempio noto a tutti:
1) Pisapia fa/dice qualcosa (es. ha da sempre frequentato ambienti di estrema sinistra).
2) Moratti fa notare la cosa esagerando (es. tira fuori una sentenza di condanna per furto d'auto a scopo eversivo senza appurare che per quel fatto Pisapia era stato assolto).
3) Invece di discutere del fatto (es. delle sue radici e idee estremiste), la discussione diviene surreale, con il tormentone su tutte le "colpe" di Pisapia.

Altro esempio: Pisapia e le moschee. Si sa che con lui gli spazi per i musulmani aumenteranno (come la si pensi sul problema in sé è altro discorso, estraneo a questo post). Invece di parlare di quello, che succede, soprattutto sulla rete? Si gioca su una gaffe (effettivamente spassosa) dello staff di Moratti (che risponde seriamente a un finto elettore che le chiede di una moschea abusiva in un quartiere inesistente di Milano), o si risponde con un "sì, vabbè, adesso Pisapia è il capo di Al Qaeda". Tutti a ridere della gaffe, e di nuovo non a parlare delle moschee che Pisapia farebbe costruire a Milano.
Complimenti allo staff di Pisapia, dunque, che sta evitando le buche semplicemente evitando di guidare. Mi sembra che al candidato di centrosinistra per vincere ormai basti restare sul marciapiede e commentare ad alta voce tutte le manovre (grossolane) di Letizia Moratti.
Possibile però che, passata la sbornia, Milano si risvegli con un sindaco che non sa guidare nemmeno un'auto. Altro che rubarla.

AGGIORNAMENTO: La stretta di mano di ieri pomeriggio tra Pisapia e Moratti potrebbe essere un buon segno. Forse, almeno negli ultimi quattro giorni di campagna elettorale, si parlerà di programmi e non di fesserie.

Piero Vietti  © - FOGLIO QUOTIDIANO

 

Commenti all'articolo:

Stefano Tassinari - Faenza: Non credo sia granché Pisapia a guidare la macchina, in effetti. Ma in questa fase per vincere deve stare fermo come un semaforo. E aspettare. In questa situazione di vantaggio lo hanno messo Berlusconi e il Pdl in fondo, mica è colpa di Pisapia. Berlusconi è stanchissimo e si vede, non ne imbrocca una da tempo ormai, sembra che abbia addirittura voglia di abbandonare. Come in una partita di calcio uno stopper (esiste ancora il termine?) che fa 6 autogol. Per caso o apposta? Inviato il 23 maggio 2011 - ore 19:08

Giuliano Gallassi - Dovera: quando il buon Pisapia, le moschee le farà davvero all'ombra della Madonnina, il sig Tassinari riderà di meno. Inviato il 24 maggio 2011 - ore 10:30

Leonardo - zemanlandia: da elettore di centrodestra moderato e fogliante, provo imbarazzo questo ossessivo richiamarsi allo spauracchio di zingari e musulmani. ma è davvero questa la considerazione che Lega e Pdl hanno dei propri elettori? un branco di stupidotti da spaventare con visioni apocalittiche? mi aspettavo di meglio Inviato il 24 maggio 2011 - ore 11:35

Mauro-Bz - : Dopo quanto sentito, letto e visto, ho la sensazione che il prossimo turno elettorale sarà ancora più disastroso per il centro destra del primo. E' vero che una Milano gestita da un estremista di sinistra rischia di riempirsi di zingari, moschee e centri sociali. Ma la tattica di Berlusconi (non tanto, secondo me della Moratti) di demonizzare questi aspetti da una parte e poi promettere dall' altra spostamenti di ministeri (o, come corretto successivamente, di sedi distaccate, correzione peggiore della promessa) per ingraziarsi qualche altro elettore della Lega e tranqillizzare Bossi è una tattica che prevedo perdente. E sinceramente non so se sperare che il centro-destra perda o vinca. Ne ho le scatole piene di sapere di essere dalla parte giusta della barricata ma di vedere il mio esercito combattere come quello di Franceschiello. Inviato il 24 maggio 2011 - ore 12:31

arnaldo pascoli - mendrisio: Ma una città che si è fatta guidare anche da Formentini Marco e signora Augusta, andrà avanti anche con un sindaco senza patente e signora Sasso (al collo). Inviato il 24 maggio 2011 - ore 12:37

margherita giorgi - Venezia: un lettore intelligente : la lega vuole i ministeri a Milano ? con i ministeri arriveranno anche i dipendenti quindi niente invasione islamica ma romana ! Inviato il 24 maggio 2011 - ore 12:39

francesco miele - napoli: QUANDO IL SIGNOR GALASSI GIULIANO VEDRA' IN PIAZZA DUOMO I MILENESI MUSULMANI INGINOCCHIATI A TERRA A PREGARE, ALLORA RIMPIANGERA' LA MOSCHEA, CHE DETTA COSI SEMBRA UNA PAROLACCIA, MA IN EFFETTI E UNA LORO CHIESA. Inviato il 24 maggio 2011 - ore 13:04

francesco miele - napoli: RISPONDO A MARGHERITA GIORGI: SE CI SARANNO I MINISTERI A MILANO, NON CI SARA' L'INVASIONE DEI ROMANI, MA IL LICENZIAMENTO, PERCHE ALTRIMENTI BOSSI NON AVREBBE DETTO CHE CI SARANNO PIU' POSTI DI LAVORO PER I MILANESI PORTANDO I MINISTERI A MILANO. O SBAGLIO? Inviato il 24 maggio 2011 - ore 13:07

lunedì 23 maggio 2011

Il nodo di Milano è tutto qui

La contesa su Milano potrebbe utilmente mettere in luce le differenze programmatiche tra sinistra e destra nel governo di una grande città.
Milano è una delle città che pesa di meno sulle tasche dei suoi cittadini: a Milano non si applica l’addizionale comunale all’IRPEF; a Milano non è stata aumentata alcuna tariffa per i servizi pubblici; a Milano l’acqua costa mediamente meno che nel resto d’Italia e i servizi alla persona sono costantemente cresciuti in qualità e quantità. A Milano i servizi funzionano e, per merito di buone politiche espansive, la possibilità di lavoro e di intrapresa per i giovani c’è ancora.
Questi risultati sono stati possibili grazie ad una severa gestione del denaro pubblico, tagliando gli sprechi e valorizzando il patrimonio comunale, a partire dalla creazione del colosso A2A, oggi protagonista dell’industria energetica mondiale, capace di fornire dividendi alla città i cui utili sono serviti proprio a tenere basse le tariffe dei servizi.
A tutto questo si aggiunge il grande successo dell’amministrazione milanese sull’Expo che produrrà investimenti e migliaia di posti di lavoro nei prossimi anni. Tutto ciò è confortante garantisce della capacità di fare un uso intelligente delle nuove forme di autonomia che arrivano dal federalismo fiscale.

In caso di vittoria di Pisapia è quasi certo che il prelievo a danno dei cittadini sarebbe immediato ed ingente, essendo espressamente indicato nel suo programma elettorale nel quale si prevede la revisione del Catasto finalizzato ad aumentare il carico sulla casa, l’introduzione di una nuova tassa sul transito in città e sull’utilizzo dei servizi urbani. Saranno diverse naturalmente le forme di controllo del territorio, le scelte sui campi nomadi , i rapporti con la comunità islamica più radicale che sembra incline a pretendere norme in deroga rispetto alle normali condizioni imposte ai cittadini italiani.
Saranno anche diversi i rapporti con la sinistra radicale le cui richieste (posto di lavoro garantito, assegno di disoccupazione generalizzato, limiti alle scelte delle singole imprese senza il preventivo assenso dei lavoratori…) presuppongono una inversione completa del modello espansivo della città.

Lo scontro è così radicale anche perché - per la prima volta e per demerito del PD - la capitale economica d’Italia rischia di essere consegnata al governo della sinistra più ideologizzata molto propensa a rovesciare alla radice un modello di sviluppo che fino ad ora ha dato ottimi frutti. Basta ricordare, una per tutte, cosa ha combinato la preminenza ideologica di Pecoraro Scanio nel governo del Paese.

giovedì 19 maggio 2011

Chi non è vedovo di qualche idea? Ma….

PhnomPenhQui non si tratta di rivangare il passato di Giuliano Pisapia.  Uno infatti potrebbe dire: chi non è vedovo di qualche idea?  Lasciamo stare quindi gli anni ‘70 che lo videro molto meno moderato di quanto non sia ora. La questione è il presente del nostro.  Per noi sarebbe un guaio serio se  diventasse il futuro dei milanesi e  imponesse il suo modello anche al PD che di idee ne ha poche e ben confuse.  Allora sì che ci sarebbe da spaventarsi.

Proviamo a mettere in fila, estraendola qua e là, qualche mercanzia del campionario del “moderato rosso”. Questi sono alcuni dei punti programmatici dello sfidante “moderato” della Moratti:

1. Usare la costruenda grande moschea per dimostrare che i valori tra la cultura europea e quella islamica sono indifferenziati e che la convivenza consiste nel rinunciare a molto da parte nostra e assai poco da parte loro: la sua idea è quella di un centro sociale, tipo il Leonkavallo islamico con la differenza è che lì si userebbero meno jeans e più burqa.
2. Un piano regolatore stile Celentano. Insomma una specie di Phnom Penh del tempo dei Khmer rossi, una ripetizione di via Gluck, senza nessuno slancio di modernità, senza grattacieli, senza luci o quasi.
3. Una bella bicicletta obbligatoria per tutti, di quelle tanto care agli architetti con i soldi:  e quindi tasse e ancora tasse per chi va in auto a Milano dove potranno circolare in pochi ma ad alto reddito.
4. Il registro per le coppie gay modello Zapatero.
5. I centri sociali – quelli pieni di okkupatori abusivi - inseriti nei centri decisionali della prima città industriale d'Italia: parrebbe questa la condizione già accettata da Pisapia per l’appoggio alla sua candidatura.

Ecco perché tutti devono rendersi conto di quale futuro da capitale cambogiana porterebbe a Milano e poi in tutt’Italia l’avvocato Giuliano Pisapia.
In tutta questa storiaccia chi si è sparato in un piede (questa truce espressione sembra piacere tanto alla sinistra che per almeno un paio di mesi, la utilizzerà in tutte le salse) è stato solo il PD che, contorcendosi dal dolore, deve pure fare finta di niente!

mercoledì 18 maggio 2011

A Castel del Rio finisce l’egemonia del PD

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Però quell’omissione è brutta

Tra i politici italiani c’è l’abitudine di non dire le cose che si reputano poco convenienti al proprio tornaconto politico. Questa usanza cresce, invece di diminuire, se si scende dai livelli nazionali a quelli strapaesani e finisce per allontanare coloro che vorrebbero provare quell’esperienza senza troppe mediazioni comportamentali.
Nel nostro piccolo, abbiamo sempre cercato di evitare la retorica degli omissis provando a offrire una informazione priva dei trucchi tipici di chi proviene dalla politica professionale.

Negli ultimi mesi persino nel PD casolano sembra esserci un tenue tentativo di modificare il taglio della propria informazione che di solito era apodittica e perentoria, priva del pur minimo dubbio e ricca di trionfalismo e di irruenza retorica. Ci sembrava che avessero preso corpo comportamenti meno urlati e atteggiamenti “normali” propri di chi pensa di parlare a chi ascolta e di ascoltare chi parla.
Quel giudizio, tutto sommato, lo confermiamo anche se traspare talvolta nei proclami del partito, l’antico complesso sul quale gente come Sbarzaglia e Sagrini, ma non Fiorentini ad esempio, avevano pontificato della loro superiorità politica, intellettuale e morale.

Per questo abbiamo provato un lievissimo fastidio nel constatare che nell’analisi del PD sul voto alle elezioni provinciali dalle quali è uscito molto bene e sicuro vincitore, veniva volutamente omesso il confronto con le elezioni politiche quando invece tutti i commentatori politici hanno usato soprattutto quel parametro per misurare gli spostamenti dell’elettorato.
E’ probabile che l’omissione derivi dal fatto che tra le provinciali 2011 e le politiche 2008 il PD perde l’1,94% passando dal 42,3% al 40,36 tutto abbondantemente ripreso dalle sinistre (Rifondazione e Sel) che cumulativamente passano dal 7,1% al 12,06 guadagnando un secco 5% e spostando così molto a sinistra la barra dell’orientamento politico casolano.
L’omissione è tanto più inutile perché, come si sa, il sistema del voto disgiunto nel sistema elettorale delle provincie toglie voti alla lista ma non al candidato e quindi è quasi certo che neppure ci sia quella perdita del 1,94% che è sicuramente confluita sul voto a Claudio Casadio.

Però quell’omissione è brutta perché denota un uso delle informazioni sempre e comunque subordinato all’interesse di bottega che non certifica il cambiamento in modi e in atteggiamenti che il PD si sbraccia ad accreditare rispetto al passato. Persino quando si stravince è una gran fatica allontanare da sé il vecchio che ritorna.

martedì 17 maggio 2011

Una bella sintesi del voto in Romagna pubblicata dalla Voce

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Non ci consola affatto constatare che nel confronto provinciale il centro destra casolano mantiene un relativo buon posizionamento. La sconfitta c’è stata ed è pesante

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Complimenti a Marta Farolfi eletta in consiglio provinciale anche con il nostro apporto

Complimenti sinceri al PD che nonostante il passare degli anni, il mutare degli eventi, i cambiamenti epocali che attraversano il mondo, mantiene inalterata e immutata da 60 anni la fiducia della maggioranza dei cittadini ravennati nell’operato della sinistra di governo.

Temo purtroppo che la nostra incapacità di proporre a livello locale una alternativa convincente li stia facilitando da molto, da troppo  tempo.

Ma per l’intanto, auguri Claudio Casadio e dai il meglio!

lunedì 16 maggio 2011

I risultati delle elezioni provinciali a Casola Valsenio

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                                In sintesi l’equilibrio delle forze esce così modificato:

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                                                                                                  2011

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