Con il voto sulla fiducia al Senato e alla Camera, ancora una volta il senso di responsabilità ha avuto la meglio.
Riprendiamo da oggi il cammino del buongoverno, proseguendo su tre linee fondamentali. Innanzi tutto il completamento dei cinque punti strategici sui quali avevamo avuto una fiducia ampia dal Parlamento il 29 settembre. Voglio sperare che su questi cinque provvedimenti tutti i parlamentari che li hanno votati poche settimane fa siano coerenti con l’impegno assunto allora. In particolare spero che il Senato approvi definitivamente entro l’anno il decreto sicurezza e, nel minor tempo possibile, la riforma dell’università.
Come ho detto nei miei interventi al Senato e alla Camera, intendo proseguire il cammino per riunificare i veri moderati in un unico grande movimento politico, ovviamente senza quei pasdaran che si schierano con Di Pietro e usano i toni, le calunnie e le false argomentazioni del Fatto quotidiano e di Repubblica e. Considero il consolidamento di una unica grande forza politica che sia la sezione italiana del Partito dei Popoli europei uno dei compiti fondamentali che devo assolvere nel mio impegno in politica.
A questo compito se ne accompagna un altro, altrettanto decisivo per il futuro del nostro Paese. Dare finalmente all’Italia istituzioni in grado di funzionare in modo adeguato ai tempi, superando il bicameralismo perfetto, riducendo il numero dei parlamentari, rinforzando i poteri del premier per garantire stabilità al governo e impedire ribaltoni e colpi di palazzo, una legge elettorale che garantisca bipolarismo e governabilità. Su questo punto faccio appello a tutte le forze responsabili presenti in Parlamento, con cui abbiamo proficuamente lavorato su questo tema nella prima metà della legislatura ed anche a quelle con cui è cominciato il nostro cammino politico nel 1994: riprendiamo il lavoro dai punti che abbiamo condiviso. E’ un dovere che abbiamo nei confronti di tutti i cittadini.
Possiamo e dobbiamo realizzare questi tre grandi obiettivi nei due anni che mancano alla fine della legislatura. Io, come al solito, mi impegnerò con dedizione e passione. Oggi, come sedici anni fa, sento su di me il dovere di non deludere le attese e le speranze degli italiani, che qui in forzasilvio.it, nei gazebo e nelle numerose manifestazioni di queste ultime settimane mi hanno confermato il loro sostegno. Per loro e per tutti gli italiani lavorerò per completare queste grandi riforme, per consolidare e rafforzare la casa di tutti i moderati e per realizzare un nuovo assetto istituzionale. Questa è la risposta che daremo a chi, inutilmente, ha cercato di sconfiggerci con una congiura di palazzo.
venerdì 17 dicembre 2010
Silvio Berlusconi: riprendiamo il cammino del buongoverno
giovedì 16 dicembre 2010
Come sempre il Pd vorrebbe dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte. Ma i carabinieri questa volta parlano chiaro: chiedete scusa e dimettetevi
È il figlio di un ex brigatista rosso il minorenne che compare in alcune foto degli scontri di martedì armato di una pala. Il padre del ragazzo, liceale di 16 anni, è un uomo noto alle cronache del terrorismo di estrema sinistra, dunque con precedenti molto importanti. Ma lo stesso sedicenne è noto per appartenere agli ambienti della sinistra estrema
Questo elemento sembra tagliare sul nascere la polemica sui presunti infiltrati nella protesta. Anna Finocchiaro (Pd) dopo aver visto le foto pubblicate sui giornali e i video su internet si è rivolta al ministro dell'Interno, Roberto Maroni: «A Roma c'erano evidentemente degli infiltrati che hanno messo a rischio i manifestanti e le forze dell'ordine - sostiene -. Chi li ha mandati? Chi li paga? Cosa devono causare?».
Francesco Ferrante e Roberto della Seta, sempre Pd, si chiedono se «c'erano agenti travestiti». Sulla stessa linea l'Idv ha presentato un'interrogazione parlamentare in cui ipotizza una «strategia eversiva» se fossero vere le insinuazioni sugli infiltrati.
Si ribella alle tesi del Pd il Cocer (consiglio di rappresentanza) dei carabinieri, che definisce sconcertante l'ipotesi sollevata e osserva che «se le dichiarazioni sono frutto solo di illazioni, invitiamo i parlamentari a fare ammenda con pubbliche scuse a tutti gli appartenenti del comparto sicurezza e a presentare le proprie dimissioni da parlamentari».
martedì 14 dicembre 2010
La guerriglia di piazza è figlia della sinistra dipietrificata e di una opposizione che nella sua furente avversione verso il capo del governo ha avvelenato tutti i pozzi
Chi ha organizzato la canaglia squadrista contro il Parlamento?
Chi ha promosso i suoi slogan, oltre che i suoi pullman?
Chi ha creato lo stato emotivo teppistico per un attacco a freddo alla vita democratica, mandando allo sbaraglio giovanotti attempati e carichi di libidine violenta?
Chi sono i responsabili della guerriglia urbana, che per un miracolo non ha fatto vittime, e che si è accanita contro i simboli del vivere civile nella capitale della Repubblica?
Queste sono le domande da farsi in queste ore.
E le risposte non sono poi così difficili.
lunedì 13 dicembre 2010
L’Unione dei Comuni di Casola Riolo Brisighella è convocata per Martedì 21 Dicembre
odg 4 - Convenzione tra Unione e Comune di Solarolo per Polizia Municipale
odg 5 - Convenzione tra Unione e Parco Regionale dei Gessi Romagnoli per utilizzazione strutture dell’Unione
odg 6 - Convenzione tra Unione e Società d’Area per servizi turistici anni 2011 e 2012
odg 7 – Criteri per l’ordinamento degli uffici e dei servizi
odg8 – Ricognizione delle società partecipate dall’Unione:
Altra Romagna : doc1 – doc2 – doc3 – doc4 -
Brisighella medioevale: doc1 – doc2 -
Stepra: doc1 – doc2 – doc3 – doc4 -
Società d’Area “Terre di Faenza”:
Senio Energia:
sabato 11 dicembre 2010
Nove giorni di lavoro per una pensione a vita di 3000 euro al mese
Facendo un riepilogo degli onorevoli che tra la prima e la seconda Repubblica hanno ottenuto la pensione per il resto della loro vita c’è anche Toni Negri, il cattivo maestro per eccellenza, il grande nemico dello Stato borghese e capitalista. Questo signore - come riporta il sito internet dell’Espresso - incassa ogni mese dai contribuenti italiani 3108 euro e questo dal 1993, anno in cui varcò la soglia dei sessant’anni.
Questa ragguardevole cifra, ben superiore alla retribuzione di molti nostri connazionali, se l’è guadagnata così: fu eletto nelle liste radicali, uscendo dal carcere dove era stato rinchiuso dal 7 aprile 1979, dopo un processo in cui gli venivamo mosse pesanti accuse per legami col terrorismo rosso.
Fece il suo ingresso in Parlamento il 12 luglio del 1983 e prima che gli onorevoli colleghi autorizzassero il suo arresto, fuggì in Francia e tanti saluti. Dunque la sua esperienza in aula durò 64 giorni. In realtà, però, per via del periodo estivo e delle relative ferie, a Montecitorio vennero convocate soltanto 9 sedute.
La notizia non è nuova, in sé. Anzi, è stata scritta e riscritta, campeggia pure in La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Nel libro, fra l’altro, viene citato un memorabile intervento dell’on. Negri, nel quale affermava: «Mi hanno accusato di aver vissuto in cento bande clandestine, ma l’unico corpo separato in cui mi è toccato di vivere è proprio questo Parlamento».
Però la pensioncina mica gli fa schifo. Quel che sorprende è notare che a Negri continui ad arrivare lo stipendio da ex rappresentante del popolo italiano, garantitogli da quella democrazia borghese e padronale da lui tanto disprezzata.
Per la verità il professore padovano non è il solo a godere delle prebende da ex politico. Tanti come lui incassano e continuano ad approfittare di scandalosi benefici. Il suo però è un caso abbastanza clamoroso. Sia per il numero di giorni di “lavoro” in Parlamento sia per le dichiarazioni che il maestro rosso ancora sparge in giro.
Gianfranco Fini, ci permettiamo di rivolgerle un appello: lei che di Montecitorio è il massimo rappresentante, faccia una cosa di destra. Tolga queste pensioni ridicole. E, magari, inizi dal rivoluzionario Toni Negri.
La rivoluzione liberale di Marchionne imprime una accelerazione poderosa al cambiamento del sistema Italia
Fiat o meglio Chrysler-Fiat ha imboccato ieri a New York la strada che la porta fuori da Confindustria e dalla sua tradizione di contratti nazionali concertati.
La rivoluzione di Sergio Marchionne è politica e sociale ed avrà ripercussioni ben oltre le relazioni sindacali in senso stretto, ben oltre la questione dell'organizzazione del lavoro e dei diritti. Lo smantellamento del vecchio contrattualismo cambia struttura e assetto dei poteri in Italia.
Marchionne da Detroit importa a Mirafiori e altrove, con sensibile rischio di contagio a macchia d'olio, il modello di business e di lavoro americano.
Addio riunioni e concertazioni al terzo piano di Palazzo Chigi. Stato Confindustria e sindacati confederali o di categoria prendono un colpo storico nel loro spazio e nella loro funzione. Lavoratori e impresa faccia a faccia a discutere di salari e produttività e modelli di lavoro e tecnologie e condizioni ambientali: fine presuntiva per la gigantesca intermediazione sociale all'europea, di ceppo storico corporativo.
Se alla fine questa linea aziendalista e produttivista di stampo americano passerà nell'industria manifatturiera, trasferendosi nel resto del sistema produttivo, si imporranno coerenze ad alto impatto politico anche nell'istruzione, nella sanità, nell'organizzazione dei servizi di welfare, perché tutto si tiene.
Da una simile rivoluzione non esce indenne il nostro vecchio stato, con la sua pubblica amministrazione e le sue abitudini.
giovedì 9 dicembre 2010
Ma ve li immaginate Muti o Abbado che chiamati a dirigere al Lincoln Center di New York….?
Ieri, davanti alla Scala erano in molti ad offrirsi alle telecamere con l'occhio umido per i tagli alla cultura ma non uno ha suggerito a quale dei capitoli della finanziaria si fosse disposti a rinunciare per trasferire più risorse alla lirica, al cinema o ai teatri. Tanto meno lo hanno fatto i dimostranti in piazza, anche loro sulle barricate della cultura, illuminati dalla luce dell'avvenire, sprezzanti del pericolo (a rimanere feriti sono stati solo poliziotti e carabinieri) e investiti dalla missione salvifica di difendere i fondi a quel teatro dell'Opera che per decenni era stato semmai il bersaglio della loro protesta.
Nessuno ha detto dove altro si sarebbe dovuto tagliare: i fondi per la Sla?, i soldi ai cassa-integrati?, i fondi per l'Università? O qualcuno che dicesse per lo meno: "in nome della cultura siamo pronti a pagare più tasse!". Perché delle due l'una o si tagliano altre spese o si chiedendo altri soldi ai contribuenti.
Ma la cosa davvero più insopportabile della giornata è stato il siparietto costituzionale di Daniel Baremboim. Il "maestro scaligero" argentino, con aria seria e contrita si è rivolto al pubblico in sala per dirsi preoccupato per lo stato della cultura nel nostro paese, "anche in nome di tutti i miei colleghi che suonano, cantano, ballano e lavorano non soltanto in questo magnifico teatro, ma in tutti i teatri d'Italia". Poi ha tirato fuori un foglietto dalla tasca e ha letto l'articolo 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura...ecc, ecc, ". E giù applausi fragorosi.
E' un ben strano paese l'Italia se può accadere una cosa del genere proprio il giorno della prima della Scala, alla presenza del Capo dello Stato e di mezzo governo italiano in pompa magna. Ma ve li immaginate Muti o Abbado che chiamati a dirigere al Lincoln Center di New York, magari alla presenza di Obama e first lady, o all'Operà di Parigi con Sarkozy e premiere dame, che si mettono a leggere un articolo della Costituzione contro, chessò, Abu Grahib o Guantanamo, la riforma della Sanità, o la cacciata dei Rom?
Sarebbero travolti dai fischi e dall'indignazione, accompagnati a calci al confine e dichiarati persone non gradite per il resto della loro vita e carriera. Qui da noi Baremboim è l'eroe del giorno. Con il suo bel cachet in tasca, l'onore di dirigere la Scala e la lacrimuccia per i "tagli alla cultura", soffuso dall'immancabile aura anti-berlusconiana che oggi si porta tanto bene. E senza neppure il beau geste di dire: "Devolvo il mio compenso di stasera al sostentamento del teatro". Sono tutti bravi a criticare i tagli con il c**o degli altri.
mercoledì 8 dicembre 2010
Ma tu - respiro profondo - si può sapere che c’hai in testa?
Provo a mettermi nei panni dell’uomo “normale”, quello che osserva le cose della politica dal di fuori, dal suo banco di frutta, dal tabaccaio, dal bar e che sente parlare di un sacco di maneggi, di strane alchimie di palazzo, di terzi poli, di quarte gambe e altre ipotesi bislacche.
Poi ascolta Fini che va al liceo “Orazio” di Roma e dice che lui il ribaltone non lo vuole e che però, però … Però che? Boh, Non si capisce. Così mi metto nei panni dell’uomo “normale”, quello del banco di frutta e penso che lui, così come me, deve aver una gran confusione in testa e qualche serio giramento.
Lui, il cittadino qualunque, il suo intendimento lo ha espresso alle urne e secondo me, ma anche secondo un mucchio di altra gente, se ora riesce a capirci qualcosa in tutto il marasma di dichiarazioni e furbissimi passi indietro, se riesce a venire al bandolo della matassa, è facile non la prenda bene. E’ ormai chiaro infatti che c’è qualcuno che nell’ombra maldestramente lavora perché la sua scelta politica venga rigirata e, peggio, per impedirgli di andare nuovamente al voto per dire come la pensa. Per rifilargli insomma un bel pacco natalizio assai gradito a chi da vent’anni ha fatto dell’odio verso Berlusconi una ragione di vita prima che una ragione politica e che, per questo, da vent’anni le elezioni continua a perderle.
L’uomo qualunque sono io, sei tu, siamo un po’ tutti, come direbbe Flaubert, quelli che in una epifania liberatoria di verità e senso pratico, vorrebbero guardare in faccia Fini e chiedergli “Ma tu - respiro profondo - si può sapere che c’hai in testa?”.
martedì 7 dicembre 2010
lunedì 6 dicembre 2010
Anche l’Unione dei Comuni apre l’albo pretorio on line. Il Comune di Casola Valsenio invece, nonostante una mozione approvata all'unanimità il 9/7/2009, dopo 17 mesi, non ha fatto nulla
Per fortuna che la legge prescrive l'obbligo dell’albo pretorio on line dal 1 Gennaio 2011, altrimenti avremmo aspettato ancora per anni il compimento dei deliberati consiliari. Questo è il modo con cui il sindaco Iseppi rispetta la volontà del consiglio!
venerdì 3 dicembre 2010
L’asilo nido comunale non poteva essere gestito dal prete. No, proprio no!
La netta preclusione verso la scuola paritaria in occasione dell’esternalizzazione dell’asilo nido comunale è passata nel più assoluto e inspiegabile silenzio del mondo cattolico casolano dal quale - almeno in questa circostanza - ci saremmo aspettati un sia pur timido segnale di dissenso.
Avevamo chiesto che il servizio fosse affidato alla Parrocchia di Casola Valsenio, che ha raccolto degnamente il testimone lasciato dalle Suore Dorotee, se questa avesse offerto condizioni paragonabili a quelle dei privati economici.
Che la scuola dell’Infanzia Santa Dorotea avesse tutte le carte in regola per assumere anche la gestione del nido, non c’è nessuno in buona fede che possa negarlo: ha una tradizione quasi centenaria nell’educazione dei bambini tra i tre e i sei anni, ha una presenza consolidata nella gestione delle sezioni primavera dedicate ai bambini di due anni, è inserita nel sistema nazionale di istruzione pubblica essendo parificata alle scuole di stato, ha un nucleo professionale di educatori e di insegnanti, ha organi di gestione collegiale, ha dotazioni didattiche e locali certificati. Ha un solo difetto: è una scuola cattolica, ma insomma è un difetto sul quale si sarebbe potuto anche chiudere un occhio.
Invece si è deciso di affidare il nido ad una cooperativa (si accettano scommesse sul fatto che sarà quasi certamente la Cooperativa Zerocento di Faenza il cui presidente è la moglie dell’on. Gabriele Albonetti del PD) per due ragioni: perché la Parrocchia non ha accettato di interrompere il proprio servizio di Scuola materna e perché l’offerta economica non era competitiva con quella dei privati.
Attenzione: tutto quello che viene raccontato dal Sindaco e dal suo assessore Barzaglia non è riscontrabile in alcun documento scritto (una lettera, una bozza, una e-mail, un pizzino…) perché - cosa decisamente inconsueta e anomala nella pubblica amministrazione - la trattativa è stata condotta verbalmente senza un qualsiasi riscontro verificabile. Già questo, a ben vedere la dice lunga.
Parrebbe dunque che gli amministratori comunali abbiano proposto alla Parrocchia di chiudere la scuola Materna Santa Dorotea e di far transitare i bambini nelle sezioni di scuola statale mantenendo invece alla Santa Dorotea la sola funzione di asilo nido.
Si tratta di una proposta irricevibile e impresentabile perché la “scuola delle suore” è parte sostanziale della storia educativa e culturale di Casola e l’unico soggetto che avrebbe avuto titolo per dismettere quella storica esperienza è la comunità cattolica che l’ha voluta, l’ha difesa, l’ha alimentata, l’ha finanziata. Chiunque altro non avrebbe potuto proporre nulla al riguardo men che meno il Comune che per lunghi anni, in tempi neanche tanto lontani, ne ha ostacolato pesantemente la vita e la sopravvivenza.
Ai fini degli interessi pubblici la questione non poteva essere la chiusura della scuola materna paritaria, ma esclusivamente la riduzione degli oneri per la gestione del nido, oneri che gravano per circa 100mila euro sul bilancio comunale. A noi risulta che con molta discrezione e con estrema correttezza la Parrocchia avesse avanzato la proposta di assumere integralmente il servizio di asilo nido in una struttura di sua proprietà appositamente ristrutturata e che avesse chiesto un concorso annuale alle spese di 50-60mila euro, onnicomprensivo.
I nostri amministratori sostengono invece che la decisione di mettere sul mercato la gestione del nido al prezzo annuo di circa 75mila euro, iva compresa, sia stata la migliore possibile e che l’offerta presentata dalla Parrocchia non fosse economicamente conveniente. Il tutto naturalmente senza essere suffragato né da un progetto tecnico-economico, né da carte di appoggio, né da raffronti dei modelli di conduzione e dei planning gestionali , secondo il consueto stile dell’amministrazione Iseppi che rende note meno della metà delle informazioni per poter liberamente manovrare nell’ombra e nel sottobosco delle clientele.
E così, ancora una volta, i molti cattolici che sono all’interno della maggioranza consiliare sono stati costretti ad avvallare la scelta dell’esclusione della scuola dell’infanzia Santa Dorotea dalla possibilità di gestire il nido, non perché questa avesse presentato offerte superiori, ma perché il pregiudizio di origine ha rappresentato un veto insormontabile e indigeribile per la componente ex comunista che ancora controlla il PD a Casola come a Ravenna, come a Bologna come a Roma.
mercoledì 1 dicembre 2010
Vince l’Università: la riforma è passata
Adesso che la giornata del Piccolo Rivoluzionario è finita (almeno si spera), vediamo di capire in cosa consiste quello che, piaccia o no, è il primo provvedimento organico di riforma dell’intero sistema universitario.
Il principio alla base del ddl è che l’autonomia delle università deve essere coniugata con una forte responsabilità finanziaria, scientifica e didattica. Le università restano autonome ma risponderanno delle loro azioni. Se saranno gestite male riceveranno meno finanziamenti.
Altri punti centrali riguardano la riforma delle modalità di reclutamento del personale e della governance delle università secondo criteri meritocratici e di trasparenza. Ecco le principali novità che gli atenei
dovranno recepire negli statuti entro sei mesi dall’approvazione della legge.
Codice etico e dg. Il ddl prevede l’adozione di un codice etico per evitare incompatibilità e conflitti di interessi legati a parentele. Alle università che assumeranno o gestiranno le risorse in maniera non trasparente
saranno ridotti i finanziamenti del Ministero. Per i rettori sarà introdotto un limite massimo di 6 anni, inclusi quelli già trascorsi prima della riforma. Un rettore potrà rimanere in carica un solo mandato.
Il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il cda ad avere la responsabilità chiara delle assunzioni e delle spese, anche delle sedi distaccate. Il cda non sarà elettivo ma fortemente responsabilizzato e competente, con il 40% di membri esterni. Il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come un vero e proprio manager dell’ateneo.
Bilanci trasparenti. Prevista l’introduzione della contabilità economico-patrimoniale uniforme, secondo criteri nazionali concordati tra ministero dell’Università e Tesoro. Per gli atenei in dissesto finanziario
è previsto il commissariamento.
Le risorse saranno trasferite dal ministero in base alla qualità della ricerca e della didattica. Finisce l’era della distribuzione dei fondi a pioggia. Mentre i docenti avranno l’obbligo di certificare la presenza a lezione. Viene per la prima volta stabilito inoltre un riferimento uniforme per l’impegno dei professori a tempo pieno per il complesso delle attività didattiche, di ricerca e di gestione, fissato in 1.500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio. Gli scatti di stipendio arriveranno solo per i professori migliori. Gli studenti danno i voti. Gli studenti potranno valutare i professori e la valutazione sarà determinante per l’attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero.
Ci sarà la possibilità inoltre di unire o federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, di norma in ambito regionale, per abbattere costi e aumentare la qualità di didattica e ricerca.
La riforma prevede inoltre una riduzione dei settori scientifico-disciplinari, dagli attuali370alla metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore) e una riduzione molto forte delle facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo per evitare la moltiplicazione di facoltà inutili o non richieste dal mondo del lavoro. Largo ai giovani. Il ddl introduce l’abilitazione nazionale come condizione per l’accesso all’associazione e all’ordinariato. L’abilitazione è attribuita da una commissione nazionale sulla base di specifici parametri di qualità. I posti saranno poi attribuiti a seguito di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università, cui potranno accedere solo gli abilitati. Le norme sono principalmente destinate a favorire la formazione e l’accesso dei giovani studiosi alla carriera accademica. Tra i punti salienti: revisione e semplificazione della struttura stipendiale del personale accademico per eliminare le penalizzazioni a danno dei docenti più giovani; revisione degli assegni di ricerca per introdurre maggiori tutele, con aumento degli importi; abolizione delle borse post-dottorali, sottopagate e senza diritti; nuova normativa sulla docenza a contratto: riforma del reclutamento.
martedì 30 novembre 2010
Elezioni in vista? Ecco rispuntare la Conferenza Economica Provinciale dove i papaveri del PD mostrano, a parole, un grande piglio manageriale salvo poi…
L’aria di elezioni è un po’ come la pioggia per i funghi quando se ne va l’estate e l’autunno incombe: produce un humus straordinario per complesse ma inutili “conferenze economiche”.
Nel 2003 ci fu la conferenza economica della Provincia di Ravenna, nel 2009 la conferenza economica comprensoriale di Faenza; nel 2010 poteva mai mancare, in vista delle elezioni provinciali di primavera, una nuova conferenza economica provinciale anche se la precedente, quella del 2003, aveva fissato i propri obiettivi al 2013? Naturalmente no e così tutti sono convocati a Ravenna il 13 Dicembre per assistere alla sfilata di Casadio &Co.
Se qualcuno pensa che, tanto, una conferenza in più o in meno grandi danni non ne possa fare, si sbaglia perché questa nuova conferenza provinciale, che pure costa meno delle precedenti, ci costringerà a sborsare all’incirca 60mila euro di cui 36mila vanno a Nomisma, il ben noto centro studi di Prodi che curerà le indagini economiche e di mercato.
Sull’utilità di questo fiume di parole e di carta sarebbe meglio stendere un velo pietoso anche perché l’esperienza di questi decenni ha dimostrato la sostanziale inutilità delle kermesse programmatorie targate PD. Basti citare il caso eclatante dei grandi centri commerciali che nella precedente conferenza provinciale non erano né presenti, né dibattuti ma che sono stati raddoppiati per numero e per collocazioni solo qualche anno dopo.
Questa volta lo stato maggiore della sinistra, forse un po’ più preoccupato del solito, ha ritenuto necessario dichiarare in pochi mesi una grave emergenza in provincia di Ravenna e così ha chiamato a raccolta tutte le realtà economiche, industriali, commerciali professionali, le autorità politiche di comuni, province, regione, ma non il Governo a differenza di quanto avvenne nel 2003. Tanto per capire di cosa si parlerà queste furono, in massima sintesi, le conclusioni della conferenza del 2003:
- Sviluppo economico come crescita ordinata e compatibile di tutte le attività nei settori primario, secondario e terziario dell’economia.
- Attivazione di strumenti che rafforzino il sistema delle imprese potenziando la capacità del territorio di attrarre investimenti, locali ed esterni per creare un clima favorevole agli investimenti.
- Più aree destinate allo sviluppo industriale a costi competitivi, più servizi in rete, più attenzione ai temi generali dello sviluppo industriale.
- Snellimento delle procedure che deve avvenire attraverso la ricerca della maggiore flessibilità con norme chiare e fattibili nell’ambito degli strumenti. I Piani Regolatori, i Piani di Coordinamento e gli altri strumenti (regolamenti edilizi ed altro).
- Le imprese, in particolare le piccole e medie, devono trovare nell’apparato pubblico la semplificazione e lo snellimento delle regole e creare fiducia nel rapporto con l’utente.
- Sostegno alla libera iniziativa e allo sviluppo anche operando in contesti dinamici dove la discrezionalità non diventi incertezza del diritto ed i tempi e gli iter decisionali non siano incompatibili con i ritmi dell’economia.
- Miglioramento dell’efficienza nell’interesse alle imprese e dei cittadini,
- L’impresa privata, componente fondamentale del tessuto sociale, può essere coinvolta nella erogazione dei servizi al cittadino.
- Redazione del “Piano locale delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni” con relativo affidamento tramite procedure ad evidenza pubblica.
- Infrastrutture: Mare – gomma - ferrovia e sviluppo integrato della logistica per segnare la capacità delle imprese di stare sul mercato globale e la capacità del territorio di attrarre nuovi investimenti, industriali e non, e crescenti flussi turistici.
- Ferrovie: I collegamenti ferroviari al Brennero lungo la direttrice Ferrara-Suzzara-Mantova ed al distretto ceramico di Sassuolo
- Porto: Deve mantenere attraverso l’adeguamento progressivo dei fondali, la capacità di accogliere navi di sempre maggior pescaggio.
- Turismo: asse portante dell’economia, deve mettere in rete le opportunità offerte dal comprensorio turistico mare-collina-città d'arte, per valorizzare ulteriormente il patrimonio culturale e le infrastrutture turistiche esistenti (circoli nautici, circoli golf, Mirabilandia, le Terme), in modo da aumentare la durata media dei soggiorni, con benefici effetti su tutte le attività connesse.
Come è fin troppo facile osservare si tratta della solita parata di ovvietà che in moltissimi casi neppure rientrano nelle possibilità di governo della provincia Una parata che non serve a nulla se non accreditare il candidato Claudio Casadio scelto dall’establishment alle primarie del PD che si svolgeranno da lì a sei giorni, il 19 dicembre. A spese nostre, naturalmente.
lunedì 29 novembre 2010
L’asilo nido viene esternalizzato da gennaio per ridurre i costi. Si farà una gara ma noi avremmo voluto che si trovasse un accordo con la Parrocchia che era disponibile ad assumerne la gestione. Invece la richiesta non è stata mai formalizzata alla Scuola per l’infanzia Santa Dorotea. Nessuno ci toglie dalla testa che ci sia stato un insuperabile pregiudizio ideologico
“Caro Segretario, occorre evitare il rischio che nel Pd prenda piede uno spirito antiscientifico, un atteggiamento elitario e snobistico…” così molti uomini di scienza chiedono al loro partito di non abbracciare retrive e demagogiche posizioni contro il nucleare
Nonostante questa lucidissima e onestissima analisi condotta da molti scienziati vicini al PD, tutti i consiglieri comunali della sinistra casolana nel Consiglio di Sabato 27 Novembre assumono una posizione esclusivamente ideologica sui problemi energetici del paese cadendo infine nel ridicolo con l’approvazione di una istanza che dichiara il nostro territorio “Comunità Solare”.
Da sempre la sinistra ha dei problemi nelle intitolazioni (chi non ricorda il centro polivalente, il palazzo delle arti ecc. ?!) ma questa le batte tutte.
domenica 28 novembre 2010
sabato 27 novembre 2010
Entra in vigore la riforma del lavoro per sostenere e tutelare i lavoratori, in sintonia con le imprese
Entra in vigore la riforma del lavoro. Si tratta di un provvedimento che se fosse stato adottato dalla sinistra – tradizionalmente incapace di legiferare sui grandi temi – sarebbe stato raccontato come una legge fondamentale e importantissima. Lo ha fatto con sobrietà e misura il ministro Sacconi, senza strombazzare effetti speciali ma badando alla sostanza dei problemi.
La legge n. 183, 50 articoli in tutto, approvata il 4 novembre scorso, prevede una serie di norme che non solo rappresentano significative innovazioni in questo settore, ma mutano anche alcuni fondamentali istituti. Si tratta di una vera e propria riforma che il Governo ha portato a compimento , realizzata, a differenza di altri Paesi europei, senza scontri sociali:
- certificazione dei rapporti di lavoro: nuove norme per ridurre il contenzioso in caso di licenziamento individuale attraverso l’ampliamento dei soggetti delle certificazioni e una più ampia tipizzazione dei contratti individuali, che spesso prevedono delle deroghe dalle leggi e dai contratti;
-
apprendistato: viene abbassata l’età del lavoro dai 16 ai 15 anni, assolvendo l’obbligo di istruzione attraverso questa formula;
-
lavori usuranti: si accorciano i termini per la revisione pensionistica dei lavoratori che svolgono questo tipo di attività. L’operazione deve essere esercitata entro tre mesi. Una misura che era particolarmente attesa da quei lavoratori che maturano i requisiti per il pensionamento a partire dal primo gennaio 2008 e che potranno andare in pensione tre anni prima, fermi restando i limiti di 57 anni d’età e di 35 di contributi;
-
lavoro sommerso: inasprite le sanzioni per i comportamenti irregolari dei datori di lavoro che non assumono in maniera regolare i dipendenti;
-
pari opportunità: si stabilisce che le pubbliche amministrazioni debbano garantirle come anche l’assenza di discriminazioni di genere, età, orientamento sessuale, razza, disabilità, religione o lingua permettendo così un ambiente di lavoro all’insegna del benessere e dell’assenza di qualsiasi forma di violenza;
-
part time: per il pubblico impiego viene modificata questa disciplina al fine di una nuova valutazione dei rapporti passati dal tempo pieno al part-time in epoca precedente all’entrata in vigore del decreto stesso;
-
intermediari: vengono riconosciuti tra quelli autorizzati per la ricerca del lavoro anche nuovi soggetti, tra i quali gli enti bilaterali e i gestori di siti internet, a condizione che svolgano attività senza scopo di lucro;
-
conciliazione: il ricorso a questa modalità non è più obbligatoria ma vengono inseriti strumenti alternativi rispetto al giudice del lavoro. Uno di essi è l’arbitrato, a cui si può ricorrere per le liti che nascono dal rapporto di lavoro, solo al termine del periodo di prova o dopo 30 giorni dall’assunzione, ma è esclusa la materia del licenziamento;
-
impugnare i licenziamenti: abbreviato nettamente il termine rispetto a prima, che sarà di 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento o delle motivazioni. L’impugnazione potrà avvenire in modo scritto, anche con il supporto di un sindacato.
