sabato 22 maggio 2010

Il quoziente familiare adottato da cinquanta sindaci: un nuovo modo di fare pagare tasse e servizi. Queste sono le azioni di concreta solidarietà sociale che dovrebbe sperimentare anche il nostro comune

179078Cinquanta sindaci, da ogni parte d’Italia, da Roma a Bari, da Varese a Trapani, e in rappresentanza di giunte di vario colore politico (destra, centro, sinistra) sono andati ieri a Parma per siglare un importante accordo. Il patto bipartisan che hanno sottoscritto i cinquanta è un impegno a sostenere la famiglia e costituisce la miglior risposta ai problemi sociali del Paese, perché è sulle famiglie che si forma il reddito reale italiano.

Insieme al collega di Parma, Pietro Vignali (Pdl) di Varese, Attilio Fontana (Lega) , Bari, Michele Emiliano (Pd), il primo cittadino di Roma, Alemanno, è tra i fondatori del “Network italiano di città per la famiglia”, battezzato ieri a Parma, capitale del buon vivere è ora anche della famiglia.
Lo era già prima dell’intesa perché la città emiliana è stata la prima in Italia ad applicare il “quoziente familiare”, ribattezzato appunto “quoziente Parma”. Già, un marchio sociale che nelle speranze di Vignali, sindaco PdL, dovrebbe diventare sinonimo di eccellenza e qualità. Come il parmigiano e il prosciutto crudo. Nel difficile panorama nazionale dove il governo spende solo lo 0,7% del Pil, Parma si piazza al secondo posto nella classifica della città che destina più soldi al sociale (377 euro pro capite, la prima è Modena con 407).
Cos’è il quoziente familiare? In sintesi, è un nuovo modo di esercitare la fiscalità, evitando che questa si accanisca contro i soggetti primari della società e decisivi per il benessere comune. A cominciare dalla famiglia, luogo di protezione ed educazione di ogni singola persona.
Nel concreto, il quoziente è uno strumento che misura lo stato di salute economico delle famiglie e lo segnala all’amministrazione: prende in esame i componenti, il numero dei figli (ogni figlio riduce la capacità contributiva del 25%), la condizione lavorativa dei genitori, i parenti a carico, la presenza di persone disabili. A tutti queste variabili si assegna un punteggio che sommato fornirà appunto la situazione della famiglia. I punti sono più “pesanti” di quelli già previsti dall’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente). Ad esempio, quanto più saranno numerosi i componenti, i figli naturali o affidati a carico, il tipo di lavoro del capofamiglia etc, tanto più questi incideranno sul dato finale riducendo l’Isee.

Questo nuovo sistema di misurazione dello stato sociale delle famiglie valuta la situazione “caso per caso”, senza le sperequazioni dei vecchi scaglioni: qui sta la grande novità del “Quoziente Parma”. Le famiglie così “pesate” potranno poi avere sconti diversificati e agevolazioni sulle tariffe e un diverso modo di accesso ai servizi forniti dal Comune: asili, nidi, servizi socio-assistenziali, tassa sulla raccolta rifiuti etc. Insomma, un circolo virtuoso a favore dei cittadini e delle famiglie che più hanno bisogno del sostegno pubblico. Il progetto, iniziato lo scorso anni, proseguirà fino al 2011 con un impegno di spesa che supera i 3 milioni di euro.
I 50 comuni che ieri hanno costituto il Network per la famiglia oltre a Roma, Parma, Bari e Varese comprendono anche Rimini, Viterbo, Ascoli, Trapani,Imperia e tanti altri. Insomma una bella rete politicamente variopinta e stesa sull’Italia come le macchie del leopardo.

Chi partecipa al Network si impegna a: 1)una fiscalità a misura di famiglia,  2) scelte e programmi “family friendly”,  3) sostenere il privato sociale e il suo ruolo sussidiario del welfare locale.

Se davvero questi 50 Comuni seguiranno il modello Parma, daranno una mano ad avvicinare il nostro Paese alla Francia, dove un lavoratore dipendente con 36,5 mila euro di reddito, una moglie e 4 figli a carico è completamente esentasse. Da noi, invece, il valore dei figli mantenuti in famiglia, magari fino alla laurea, non è neppure pari a quello riconosciuto per la rottamazione dello scooterino. Una situazione così va cambiata e in fretta.

venerdì 21 maggio 2010

Federalismo fiscale, atto primo. Il consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il dlgs sul trasferimento del demanio. I beni di stato a regioni ed enti locali. Per essere valorizzati.

fiume-250 Il federalismo demaniale taglia il traguardo al fotofinish. L'approvazione definitiva da parte del consiglio dei ministri è giunta ieri, giusto in tempo prima che scadesse il termine affidato al governo dalla legge n. 42/2009 per emanare il primo atto concreto del federalismo. Un passaggio solo formale quello in cdm dopo l'accordo politico raggiunto in Commissione bicamerale dove il testo è stato profondamente rivisto accogliendo molti dei rilievi delle opposizioni.
Passeranno dunque gratuitamente a comuni, province, città metropolitane e regioni, i beni demaniali e quelli del patrimonio disponibile dello stato (che valgono 3,2 miliardi di euro). Saranno gli enti a decidere cosa farne: se tenerli e farli fruttare oppure cederli, dopo averli valorizzati. In questo caso il 75% dei proventi realizzati dovrà essere destinato a ridurre l'indebitamento o, se non ci sono debiti, per spese di investimento. Il restante 25% confluirà nel Fondo per l'ammortamento dei titoli di stato.
In ossequio al principio di sussidiarietà i beni del demanio saranno attribuiti prioritariamente ai comuni salvo che, si legge nel dlgs, «per l'entità o tipologia del singolo bene o del gruppo di beni, esigenze di carattere unitario richiedano l'attribuzione a province, città metropolitane o regioni».
I beni trasferibili. Alle regioni andranno i beni del demanio marittimo (spiagge, porti, rade, lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare e i canali utilizzabili ad uso pubblico marittimo) e quelli del demanio idrico (fiumi, torrenti, laghi e isole al loro interno) ad eccezione dei fiumi di ambito sovraregionale (il Po, per esempio, ma anche il Tevere, l'Adige etc.) e dei laghi di ambito sovraregionale (lago di Garda e lago Maggiore). Ma per quest'ultima ipotesi un'intesa tra le regioni interessate potrà sbloccare la cessione dei laghi.
Alle province andranno i laghi chiusi privi di emissari di superficie racchiusi nel territorio di una sola provincia. E anche le miniere (con le relative pertinenze ubicate su terraferma) ad eccezione dei giacimenti petroliferi e di gas.
Le regioni dovranno devolvere alle province una quota dei proventi ricavati dall'utilizzazione del demanio idrico. In assenza di accordo tra le regioni e le province interessate sarà il governo a intervenire, fissando la quota da destinare agli enti intermedi.
La procedura di trasferimento. I beni da trasferire saranno censiti in appositi elenchi da allegare ai dpcm che dovranno essere adottati entro 180 giorni dall'entrata in vigore del dlgs. Le regioni e gli enti che intendono acquisire i beni dello stato dovranno trasmettere domanda all'Agenzia del demanio entro 60 giorni dalla pubblicazione in G.U. dei decreti. Nelle domande l'ente dovrà indicare come e con quali scopi intende servirsi dell'immobile. Se dovesse utilizzarlo in modo difforme dagli scopi indicati nella relazione trasmessa al Demanio scatteranno i poteri sostitutivi del governo.
I beni per i quali non è stata presentata domanda confluiranno in un patrimonio vincolato affidato all'Agenzia del demanio che provvederà a valorizzarli e, se del caso, ad alienarli. I beni trasferiti entreranno a far parte del patrimonio disponibile degli enti locali (ad eccezione dei beni del demanio marittimo) e potranno essere venduti solo dopo essere stati valorizzati. Sarà l'Agenzia del demanio a dare il placet rilasciando un'apposita attestazione di congruità entro 30 giorni dalla richiesta.
I beni non trasferibili. Resteranno invece nel patrimonio indisponibile dello stato gli immobili già utilizzati dalle amministrazioni erariali per finalità istituzionali, i porti e gli aeroporti di rilevanza nazionale, i beni del patrimonio culturale, le reti stradali ed energetiche, le ferrovie, i parchi nazionali e le riserve naturali. Entro 90 giorni dall'entrata in vigore del dlgs le p.a. dovranno trasmettere al Demanio l'elenco dei beni da non trasferire in periferia. L'Agenzia potrà chiedere chiarimenti, visto gli enormi costi (700 milioni di euro) che ogni anno lo stato sostiene in affitti. Nelle città sedi di porti di rilevanza nazionale potranno essere trasferite dal Demanio ai comuni le aree portuali non più utilizzate e suscettibili di riqualificazione urbanistica. Resteranno in mano allo stato anche i beni del Quirinale, del Senato, della Camera e della Corte costituzionale.
Beni della difesa. Entro un anno dall'entrata in vigore del decreto saranno individuati e attribuiti con dpcm i beni del ministero della difesa trasferibili in quanto non ricompresi tra quelli utilizzati per esigenze di difesa e sicurezza nazionale.
Fondi comuni. I beni trasferiti agli enti territoriali, dopo essere stati valorizzati, potranno confluire in uno o più fondi comuni di investimento immobiliare. Ciascun immobile verrà conferito per un valore che verrà attestato dall'Agenzia del demanio. Ai fondi comuni potrà partecipare anche la Cassa depositi e prestiti.
Nuovi beni ogni due anni. Il decreto prevede che ogni due anni possano essere attribuiti alle regioni e agli enti locali ulteriori beni resisi nel frattempo disponibili.
Cosa cambia per gli enti locali. Gli enti che hanno ricevuto beni demaniali subiranno una riduzione dei trasferimenti erariali, a decorrere dal primo esercizio finanziario successivo al passaggio di proprietà dei cespiti. Le spese sostenute per valorizzare gli immobili trasferiti saranno escluse dal patto di stabilità, ma non in assoluto. I vincoli di bilancio non si applicheranno solo limitatamente agli importi a suo tempo sostenuti dallo stato per la gestione e la manutenzione. Gli enti che acquisiranno beni demaniali riceveranno dallo Stato anche le risorse umane per gestirli. Si eviteranno così sprechi e duplicazione di costi e funzioni. In commissione bicamerale è stata infatti approvata una disposizione che impegna il governo ad assicurare «la coerenza tra il riordino e la riallocazione delle funzioni e la dotazione delle risorse umane e finanziarie, con il vincolo che al trasferimento delle funzioni corrisponda un trasferimento del personale tale da evitare duplicazioni di funzioni».
Gli enti locali in stato di dissesto non potranno vendere i beni ad essi attribuiti che potranno essere utilizzati solo per finalità di carattere istituzionale.

Nella vicenda Con.Ami-Autodromo scorre un fiume di denaro ma quasi tutti gli amministratori delle città interessate sembrano saperne poco o nulla. Il consigliere Pdl del Comune di Faenza, Raffaella Ridolfi, interroga il Sindaco Malpezzi

05 Interrogazione a risposta scritta

Premesso che

  • il Comune di Faenza è socio di Con Ami;
  • tra i soci di Con.Ami vi sono: Bagnara di Romagna, Borgo Tossignano; Brisighella, Casalfiumanese, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Castel del Rio, Castel Guelfo di Bologna, Castel San Pietro Terme, Conselice, Dozza, Faenza, Firenzuola, Fontanelice, Imola, Marradi, Massa Lombarda, Medicina, Mordano, Palazzuolo sul Senio, Riolo Terme, Sant’Agata sul Santerno e Solarolo;
  • Negli intenti dichiarati dal Consorzio pubblico Con.Ami sul proprio sito vi è la volontà: “…………… di strutturare e mantenere in mano propria, una realtà dotata di adeguata strumentazione amministrativo-finanziaria, come è il Consorzio pubblico, per riuscire a realizzare ogni tipo di intervento di interesse pubblico a sostegno dello sviluppo economico e sociale del territorio. In tale modo le Amministrazioni Comunali socie di CON.AMI riescono a intervenire con prontezza nel rispondere alle esigenze di innovazione, modernizzazione e di creazione d’infrastrutture anticipando la realizzazione dei programmi regionali, nazionali e comunitari. Il CON.AMI gestisce il patrimonio consortile; è l’interlocutore di riferimento per i 23 Comuni nei rapporti con HERA; gestisce le partecipate non confluite in HERA; programma gli investimenti; utilizza le risorse per la crescita e la qualificazione del territorio dei Comuni soci; interviene in grandi operazioni di sviluppo territoriale (come ad esempio ad Imola per il recupero dell’area dell’Osservanza)”;
  • Con.Ami è socio di FORMULA IMOLA S.p.A. sita a IMOLA (BO) VIA FRATELLI ROSSELLI 2  cap 40026 codice fiscale 02823951203 con una quota composta da: 250.000 AZIONI ORDINARIE pari a nominali: 250.000,00  EURO;
  • Formula Imola S.p.A. ha Capitale sociale dichiarato sul modello con cui e' stato depositato l'elenco soci di 1.250.000,00   EURO e risulta essere in fallimento ed curatore fallimentare è stato nominato il dott. Carbone Fabrizio;
  • L’altro socio di Formula Imola S.p.A. è Motosport eventi S.r.l. con una quota composta da: 1.000.000 AZIONI ORDINARIE pari a nominali: 1.000.000,00  EURO Codice fiscale: 02741941203;
  • Presidente del Consiglio di amministrazione di ConAmi è Montroni Daniele che a sua volta è Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione di Formula Imola S.p.A. che a sua volta è stato assessore nel Comune di Imola fino al 2008 con deleghe ai Lavori Pubblici, Viabilità e Trasporti, Polizia Municipale, Patrimonio e nel mandato successivo con deleghe alla Qualità Territoriale Urbana, Mobilità, Patrimonio, consigliere comunale e poi Sindaco di Mordano, dipendente Manutencoop che dopo il diploma, ha svolto un'esperienza politica nella Federazione del PCI di Imola;
  • Rappresentante del Comune e non solo nel Consiglio di amministrazione di ConAmi è Giorgio Sagrini che dopo il Liceo Scientifico "Severi" di Faenza, ha seguito il richiamo della politica,con una prima importante esperienza politica nella Cgil: prima a Casola e a Riolo, quindi a Faenza, alla direzione del Sindacato braccianti e poi dei metalmeccanici. Nel 1987 Sagrini ha iniziato l’esperienza politica nel PCI e, dal 1991, nel PDS di Faenza. Come segretario PDS di Faenza nel 1994 è stato artefice della prima alleanza tra PDS e PPI, tra il centro e la sinistra. E’ stato assessore in Comunità Montana e Sindaco di Casola Valsenio;
  • altro consigliere di amministrazione è Mauro Casadio Farolfi Laureato in Scienze Politiche, da 25 anni è consulente nel settore della comunicazione e organizzazione di eventi. Mauro Casadio Farolfi già coordinatore Margherita di Imola e componente Direttivo PD;
  • ultimo consigliere di amministrazione l’ing. Loris Lorenzi Presidente Acantho S.p.A., società di proprietà Con.Ami e HERA S.p.A., opera nell’ambito della Divisione - vendite e marketing - di HERA S.m.A. Sempre nell'ambito di quest'ultima Acantho S.p.A. gestisce tutte le attività TLC del Gruppo - Direttore della Divisione 'Vendite e Marketing' di HERA S.p.A.- Presidente SFERA s.r.l. Presidente Modena Network, laurea in Ingegneria Elettrotecnica. Nel periodo 1975-1982 Capo Ufficio Tecnico di AMI. Dal 1982 al 1992 Dirigente Tecnico Operativo e Vice Direttore, e successivamente Direttore Generale di AMI Dal 2001 Direttore generale di AMI S.p.A., Direttore Generale di CON.AMI, Vice Presidente di AMF S.p.A., Direttore Generale del Consorzio Acquedotto Valle del Lamone. Ha svolto diversi studi per la riorganizzazione delle imprese di servizi pubblici locali tra cui nel 1999 le riorganizzazione tecnico-societario del servizio di igiene ambientale del Comune di Napoli. È Presidente del Comitato Tecnico di Federelettrica,. Presidente di Acantho S.p.A., consigliere di amministrazione nelle società Attivabologna S.r.l. consortile e Viviservizi S.r.l. consortile. Ha costituito ed avviato operativamente tutte le società controllate da AMI, di alcune delle quali ricopre tuttora la carica di Presidente. Da novembre 2002 Direttore Divisione Vendita e Marketing di HERA S.p.A., Direttore Generale a.i. di HERA Ami S.r.l. unipersonale e amministratore delegato di HERA Comm S.r.l. Unipersonale;
  • L’altro socio di Formula Imola S.p.a è Motosport eventi S.r.l. con una quota composta da: 1.000.000 AZIONI ORDINARIE pari a nominali: 1.000.000,00  EURO Codice fiscale: 02741941203 ha un capitale sociale dichiarato sul modello con cui e' stato depositato l'elenco soci di 510.000,00   EURO;
  • i proprietari di Motosport eventi S.r.l. sono Sofir – Società fiduciaria e di revisione S.r.l. con una quota di nominali: 10.000,00  EURO di cui versati: 10.000,00 Codice fiscale: 01043290376 BOLOGNA (BO) PIAZZA DEI MARTIRI 1943-1945 1/2  cap 40121 e Industrial Resources investiments Sa con quota di nominali pari a 500.000,00  EURO di cui versati: 500.000,00 con cittadinanza in LUSSEMBURGO LUSSEMBURGO (EE) RUE DE L'EAU 18  cap L1449  (LUSSEMBURGO);
  • proprietari di Sofir – Società fiduciaria e di revisione S.r.l sono Chieffo Giuseppe Nato a BOLOGNA  (BO)  il 26/10/1947, Venturi Alfonso nato a Bologna il 13/04/918 che a loro volta sono anche consiglieri di amministrazioni rinnovati fino al 2012 e Cazzola Amedeo;
  • Sofir - Società fiduciaria e di revisione con sede a Bologna, che secondo il quotidiano il Fatto Quotidiano del 10/12/2009 è: “…….Una società sconosciuta alla finanza italiana, il cui capitale è in mano per il 51,33 per cento a un professionista, Giuseppe Chieffo. Le restanti azioni sono equamente divise tra Alfonso Venturi e Amedeo Cazzola (24,33% ciascuno).
  • Formula Imola S.p.a ha 4.500.000 euro di debito;
  • è stato deciso in consiglio di amministrazione di ConAmi all’unanimità che questo pagherà 3.000.000 del debito della società Formula Imola S.p.A. nonostante sia socio di minoranza avendo 250.000 quote ordinarie contro 1.000.000 di Motorsport eventi S.r.l.

Considerato che:

  • dalle dichiarazione rilasciate ai giornali risulterebbe che il Sindaco e l’Assessore competente non fossero a conoscenza della questione e dei particolari della stessa;
  • evidentemente il rappresentante del Comune non ha provveduto ad informare il Sindaco e a renderlo partecipe della vicenda e delle problematicità e a condividere una linea di condotta da tenere in seno al Consiglio di amministrazione di ConAmi;
  • la vicenda sembra piuttosto complicata così come complicati risultano i vari assetti societari della congerie di società matrioska coinvolte nell’operazione;
  • che dopo avere accuratamente verificato soci e amministratori delle società di questa vicenda ci si arena su di un socio lussemburghese di Motor sport eventi S.r.l e su di una società di revisione sconosciuta alla finanza italiana, balzata alle cronache in quanto: “.. depositaria di un pacchetto azionario di una delle principali società di intercettazione italiane la “RCS S.p.a.” acronimo di Research control system: ufficialmente senza un proprietario noto. Almeno dal luglio del 2008, da quando il gruppo Urmet, della famiglia torinese Mondardini, è entrato in crisi e ha venduto la controllata specializzata nel “tendere l’orecchio”. Da allora, l’unico dato certo, sono l’amministratore delegato, Roberto Raffaelli, il presidente del consiglio di amministrazione, Alberto Chiappino e il vicepresidente, Aurelio Maria Voarino. L’acquirente è ignoto, ma di certo l’intero pacchetto azionario è depositato presso la Sofir, la Società fiduciaria e di revisione con sede a Bologna. Una società sconosciuta alla finanza italiana, il cui capitale è in mano per il 51,33 per cento a un professionista, Giuseppe Chieffo. Le restanti azioni sono equamente divise tra Alfonso Venturi e Amedeo Cazzola (24,33% ciascuno). Il passaggio di mano della Rcs è avvenuto a luglio dello scorso anno in concomitanza con l’accentuarsi della crisi del gruppo Urmet. Lo scorso anno la Rcs ha fatturato oltre 33 milioni.”

Ritenuto che:

  • Con.Ami gestisce risorse pubbliche;
  • con il sistema delle società matrioska si perde la tracciabilità del denaro pubblico che viene disperso in mille rivoli;
  • questa operazione non sembra corrispondere alla mission del ConAmi che ricordiamo è: “… riuscire a realizzare ogni tipo di intervento di interesse pubblico a sostegno dello sviluppo economico e sociale del territorio. In tale modo le Amministrazioni Comunali socie di Con.Ami riescono a intervenire con prontezza nel rispondere alle esigenze di innovazione, modernizzazione e di creazione d’infrastrutture anticipando la realizzazione dei programmi regionali, nazionali e comunitari.”;
  • è necessario verificare le responsabilità di questa vicenda;
  • i Sindaci dei Comuni soci ConAmi non abbiano vigilato a sufficienza sull’operato del consorzio pubblico;
  • la rappresentanza nel Consiglio di amministrazione di Con.Ami appare molto politicizzata e molto debole;

Interroga
Il Sindaco e la Giunta
per conoscere:

1. se ritenga opportuno fare chiarezza sulla vicenda;
2. se ritenga opportuno convocare il Presidente ConAmi ed il rappresentante del Comune in Consiglio di Amministrazione per riferire in Consiglio Comunale;
3. quali interventi ha realizzato nel territorio del nostro Comune;
4. quali interventi saranno inficiati da un esborso di 3.000.000 di euro da parte di Con.Ami per farsi carico del buco di Formula Imola S.p.a;
5. se non ritenga opportuno mettere termine alla prassi della CASTA di privilegiare nelle nomine la fedeltà politica alla competenza;
6. se non ritenga opportuno che la serie di buchi e perdite che manifestano le varie società con soci pubblici siano la risultanza di politica tesa all’eliminazione del controllo anche politico su queste società.

Tranquilli amici comunisti, ritornerà… ritornerà…

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giovedì 20 maggio 2010

Concita, la proletaria

Durante l’ultima puntata di Ballarò, la direttora dell’Unità Concita De Gregorio- che durante il dibattito si è sempre schierata in prima fila nella difesa della “classe lavoratrice” e dei “precari” a suo dire vessati dal governo - sfoggiava uno splendido paio di scarpe firmate Roger Vivier. Probabilmente i telespettatori a casa non ci hanno fatto caso, ma Bocchino, in studio, le ha notate.

Si tratta di accessori di gran classe, molto lussuosi, il cui prezzo si aggira sui mille euro almeno. Le scarpe Roger Vivier sono così esclusive che perfino a Roma è difficile procurarsele: bisogna ordinarle apposta e farle arrivare.
Niente male per la proletaria Concita. Va bene che la rivoluzione non è un pranzo di gala, ma se la si deve fare, tanto vale essere ben vestiti.

Giorgio Sagrini detta la linea politica per il salvataggio di "Formula Imola" la società di gestione dell'autodromo. I tre milioni necessari sono quelli di Con.Ami. Il rimedio sembra peggiore del male.

Per salvare Formula Imola, la società che gestisce l'Autodromo "Enzo e Dino Ferrari", dichiarata fallita lo scorso 17 febbraio dal Tribunale di Bologna, il ConAmi paghera' buona parte dei debiti (tre milioni di euro su quattro e mezzo) di tasca sua. E i membri del Cda, dove sono rappresentati i 23 Comuni che ne fanno parte, sono d'accordo nel seguire questa strada. Tra coloro che hanno votato a favorere l'ex sindaco di Casola Valsenio, Giorgio Sagrini.
Infatti, secondo quanto fa sapere il rappresentante dell'area faentina all'interno del Consorzio, "negli ultimi consigli d'amministrazione il presidente Montroni ci ha informato sulla situazione e abbiamo valutato le proposte. Io ho votato a favore, ma c'e' stata l'unanimità".
Mentre la procedura fallimentare di Formula Imola andava avanti, il presidente ed ex assessore all'Autodromo di Imola, Daniele Montroni, avrebbe messo sul tavolo dei consiglieri una proposta simile: o si interviene economicamente per tacitare i creditori, oppure si rischia far finire all'asta la societa', e di perdere anche la quota di ConAmi (che detiene il 20% di Formula Imola). E cosi', il Consorzio pubblico (che nasce dall'ex municipalizzata di Imola), attraverso una societa' creata ad hoc (Aton), in questi giorni sta offrendo ai 160 fornitori la copertura del 70% del credito.
"Abbiamo deciso di intervenire per l'importanza che ha l'Autodromo, non solo per Imola, ma per tutto il territorio", riferisce Sagrini. E di questo territorio fa parte anche Faenza, che dopo Imola e' il Comune socio piu' importante dentro Conami: una parte dei soldi pubblici che andranno a salvare Formula Imola sono anche faentini. Ma ne' il neosindaco, Giovanni Malpezzi (Pd), ne' l'assessore con delega ai Rapporti con le societa' partecipate, Germano Savorani, sembrano essere a conoscenza della situazione: "Al momento non posso esprimermi, non sono abbastanza informato- spiega il sindaco di Faenza- nei prossimi cda vedremo quali sono le ipotesi alternative per tutelare il ConAmi".
Gli fa eco Savorani (che e' anche ex assessore al Lavoro della Provincia di Ravenna): "Non ne so abbastanza per poter dichiarare".
Intanto, nessun altro dei 21 Comuni che fanno parte del Consorzio ha protestato contro la linea dettata da Imola. "L'Autodromo e' un punto d'eccellenza per tutto il territorio- ribadisce Sagrini- e deve essere preservato". Per questo motivo, spiega, "il Consorzio ha ritenuto giusta la sollecitazione venuta dal Comune di Imola". Cioe' la messa a disposizione di tre milioni di euro per salvare la societa'. Ma non e' detto che la 'generosita'' di ConAmi basti a far tornare 'in bonis' Formula Imola: i creditori hanno tempo fino alla fine di questa settimana per far valere i propri diritti nello stato passivo della societa', e basta che uno solo di loro si insinui per far andare avanti la procedura fallimentare.
A questo punto resta da capire se l'offerta di ConAmi ai creditori e' condizionata rispetto al salvataggio della societa': se il fallimento dovesse andare avanti, il Consorzio saldera' comunque il 70% dei debiti di Formula Imola?

mercoledì 19 maggio 2010

Gola Profonda non abita più qui. Vietata la diffusione di notizie sulle indagini giudiziarie e sulle intercettazioni coperte da segreto

Chiunque riveli indebitamente notizie che riguardano atti o documenti del processo coperti da segreto rischia il carcere da 1 a 6 anni. La commissione giustizia del Senato ha approvato un’altra delle norme ’calde’ del ddl intercettazioni.
La persona che fa uscire indebitamente questo tipo di notizia deve esserne venuta a conoscenza "in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale". In questo modo si vuole punire il cancelliere o il magistrato che riveli in qualche modo notizie riguardanti questi atti o ne agevolino in qualsiasi modo la conoscenza. Stessa condanna, ovviamente, tocca al giornalista che viene chiamato a rispondere in correità con la talpa che gli ha fornito l’informazione".

Queste pene sono aumentate se il fatto riguarda comunicazioni di servizio di agenti dei servizi. La pena massima è stata aumentata dal governo a sei anni (il testo licenziato dalla Camera ne prevedeva 5) perché’ così, tra l’altro, si tratta di un reato intercettabile.
In base alla norma, inoltre, non si potranno più fare riprese televisive di un processo senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate. La commissione Giustizia del Senato ha respinto tutti gli emendamenti dell’opposizione che puntavano a sopprimere questa parte del ddl intercettazioni.

E sulla pubblicazione delle conversazioni, è vietata quella di cui sia stata ordinata la distruzione o che risultino estranee alle indagini, chi lo fa potrà essere punito con il carcere da 6 mesi a tre anni. La commissione giustizia del Senato ha infatti respinto tutti gli emendamenti presentati dall’opposizione per sopprimere questa parte del ddl sulle intercettazioni. La commissione ha dato inoltre il via libera all’emendamento presentato dal governo in base al quale nessuno potrà più registrare conversazioni senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate. Né fare riprese visive. Chiunque verrà condannato per riprese e registrazioni fraudolente rischia fino a 4 anni di carcere.
Si farà eccezione nei casi in cui tali registrazioni vengono fatte per la sicurezza dello Stato o per dirimere una controversia giudiziaria o amministrativa.

I contributi erogati dall’Unione dei comuni nell’anno 2009

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martedì 18 maggio 2010

I 400mila euro che non vanno proprio giù ai faentini

100420VOinvestire[1]

Sintesi ripresa da www.faenzanet.it

Si scopre ora che in febbraio mentre migliaia di faentini erano in difficoltà economiche, la Giunta Casadio un mese prima di abbandonare le poltrone, ha liquidato 100.000 euro di consulenze per il Festival dell'Arte Contemporanea.
Davvero uno spreco a favore della contestatissima manifestazione planata su Faenza non si sa da dove. L'attuale Sindaco puntò  il dito contro il FAC, il suo sperpero di denaro pubblico e la sua fondamentale inutilità per i faentini con forti spese (a carico del cittadino) e scarsissima resa senza sostanzialmente coinvolgere la città ed il suo tessuto economico. Grande enfasi mediatica, ma poche presenze nemmeno paragonabili ad altri eventi di prestigio (Argillà, Mei, Palio, Enologica, Nott de Biso' ecc. ) .

Ha poi destato preoccupazione in un'ìntervista su La Voce, il pensiero dell'Assessore alla Cultura (il casolano Massimo Isola), che invece che annunciare il de prufundis per questo costoso carrozzone ha parlato di un "Festival all'anno della svolta".
Tutta Faenza chiede che quanto promesso in campagna elettorale sia mantenuto e che dopo quest'anno, momento in cui scade la convenzione triennale per l'organizzazione di questa iniziativa, non più un singolo euro sia devoluto per il FAC evento che gli organizzatori potranno benissimo replicare ma non certamente con risorse pubbliche manfrede.

***

100425vofac[1] Nella "Voce" di domenica un ampio articolo ha affrontato nuovamente il problema FAC. Si riporta ad esempio il contributo di 100.000 euro che il Comune di Faenza -precedente gestione- ha dato ad una società di Bologna per organizzarlo, oltre alle interrogazioni che dall'opposizione si alzano all'unisono con molta parte della città. Il caso ha voluto che nella stessa giornata l'ufficio stampa del Comune raccontasse del bando pubblico per la vendita dell'ex scuola di Cosina: base d'asta (sempre che si ottengano dato che 2 aste precedenti sono andate deserte) 145.000 euro.
In pratica avviene quindi che il Comune è costretto da una parte a vendere i propri 'gioielli di famiglia', nello specifico un'antica scuola/asilo, per nemmeno coprire un'annualità di fantomatici Festival d'Arte.....
Ed oltre al costo del Comune di 400.000/450.000 euro non va dimenticato che altre spese gravano sulle tasche dei contribuenti faentini per il medesimo evento. In questi giorni dovrebbe avere preso servizio un dipendente assunto dal Comune appositamente per coadiuvare nell'organizzazione del FAC. Insomma quasi un pozzo senza fondo.

Opposizione, sei unica

1q2879[1] Muore un soldato e subito «ritiriamoci», non muore un soldato e chissenefrega: fine della politica estera dell'opposizione.

Pierluigi Bersani, circa le truppe inviate in Afghanistan, ha detto che occorre riflettere «come sta facendo il presidente Obama»: forse ignora che Obama ha triplicato i soldati rispetto a quelli spediti da Bush.

Poi, vabbeh, c'è Di Pietro. Solo ieri ha lanciato un referendum sul nucleare, uno sull'acqua, uno sul legittimo impedimento, poi è andato in tournee giudiziaria a Firenze, poi ha fatto dichiarazione sulle primarie, poi una sulla Grecia, poi ha polemizzato con Gasparri, infine eccoti l'analisi geopolitica sull'Afghanistan: «Siamo passati dalla guerra al terrorismo alla guerra guerreggiata».
Chiaro. A casa,dunque. Parliamo di uno che nel 1999 era stra-favorevole alle truppe in Kosovo (disse che bisognava bombardare anche a Pasqua) e due mesi dopo divenne pacifista gettando dei fiori bianchi nell'Adriatico: «Si possono uccidere persone innocenti? Si può, dall’alto delle nuvole, buttare bombe a grappoli?».

Parliamo di uno che nel 2004 era stra-favorevole alle truppe in Iraq e che poi, dieci mesi dopo, riuscì a esporre la bandiera arcobaleno assieme a quella degli Stati Uniti prima di chiedere il nostro immediato ritiro: «La guerra in Iraq va definita come un’occupazione».

Opposizione, sei unica.

Al teatro di Brisighella va in scena un cantiere fermo

Di Martina Liverani – Articolo Pubblicato su Casa Vogue [2009]

Quando il priore di Brisighella, affidò in gran segreto la progettazione di un teatro all’ingegnere comunale Giuseppe Maccolini, quest’ultimo si dovette sentire come il Palladio in procinto di disegnare il Teatro Olimpico. Tanta era all’epoca e “ardente” (come la definisce lo storico locale Antonio Metelli) “la voglia dei giovani di godere dei pubblici spettacoli”, che il Maccolini si strusse per creare, nell’angusto e ristretto spazio retrostante il palazzo comunale, un teatro capace di rinfrancare le serate dei brisighellesi.

Per ordine del priore, l’edificazione fu portata avanti di nascosto, allo scopo di sopire le polemiche di chi avrebbe voluto dedicare quello spazio ad una cappella. A cose fatte, quando il popolo si accorse, la cosa non fu affatto disapprovata e così, tra il sacro e il profano, stanziati trenta scudi con l’ausilio del priore, il teatro fu inaugurato nel settembre del 1832. In questa terra di Romagna, di prelati e cardinali (sette per la precisione), ma anche di irriverenti artisti, appassionati letterati, e talentuosi artigiani, l’attività del teatrino fu intensa e vitale nel corso degli anni a seguire. Numerose compagnie di passaggio, e anche istrioni locali, hanno pestato le assi scricchiolanti del piccolo e raffinato teatrino, regalando emozioni indimenticate.

In molti ricordano ancora il subbuglio del 1941, quando giunse in paese il celebre soprano Maria Pedrini, che a Brisighella ci era nata e vi tornava in pompa magna dopo aver riscosso successi in tutto il mondo. Schiva e sufficientemente “antidiva”, tenne un famosissimo concerto nel Teatro Comunale, oggi a lei intitolato. Restaurato nell’immediato dopoguerra, per rimediare ai danni causati dal conflitto e poi ancora rimesso in sesto negli anni Sessanta, ora il teatro è fatiscente e praticamente in rovina. Uno spazio completamente inagibile: un cantiere messo in piedi una manciata di anni fa e poi bloccato, per mancanza di finanziamenti.

Ora all’attuale sindaco, Davide Missiroli, l’arduo compito di trovare gli “scudi” necessari per incaricare un “nuovo Maccolini” di riportare il teatro al suo splendore, per rincuorare gli animi dei Brisighellesi che non hanno mai perso l’ardente passione per l’arte, la musica e lo spettacolo.

lunedì 17 maggio 2010

E45, non è solo colpa di Roma Ecco i buchi neri della Regione

Da Il Resto del Carlino

buche_strade Ravenna, 14 maggio 2010 -

‘ROMA LADRONA’, urlano da giorni in Emilia Romagna. Per i nostri amministratori (comunali, provinciali e regionali) se l’E45 è una strada che fa schifo la colpa è dell’Anas, quindi del Governo, quindi di Berlusconi.

Ma non è così. O almeno: è troppo facile dire così. Già quindici giorni fa, quando lanciammo l’inchiesta, chiedemmo esplicitamente a tutte le parti in causa di evitare lo scaricabarile. Raccomandazione inutile. Inutile anche ciò che ha detto il conduttore tivù Massimo Giletti: «Ma possibile che una regione forte come l’Emilia Romagna non possa fare nulla? E non si dia la colpa solo all’attuale governo. Anche quando al timone c’era Prodi l’E45 era disastrosa». Aggiungiamo noi: disastrosa solo nel territorio emiliano-romagnolo. Poi, chissà perchè, appena si arriva in Toscana, Umbria e Lazio le buche e le ginkane scompaiono.

PER GIORNI interi abbiamo raccolto e pubblicato le accuse degli amministratori locali ai ‘papaveri’ nazionali; oggi vogliamo porre alcuni quesiti proprio ai potenti di casa nostra, dal governatore Errani al sindaco di Verghereto, un paesotto di 1.974 persone che nel 2008 ha incassato 1milione 16mila e 610 euro di multe, per una media per cittadino di 515 euro. Oppure al sindaco di Roncofreddo (3.271 abitanti) che ha incassato 26mila euro in più rispetto a Verghereto (318 euro pro capite). Inutile dire che con queste multe sono stati ’spennati’ non tanto gli abitanti del paese, ma gli automobilisti in transito sull’E45. Il 99 per cento di quelle multe arriva infatti dagli autovelox piazzati sulla strada maledetta. E allora: perchè un po’ di quei soldi non vengono destinati all’emergenza E45, come prevede poi per il futuro il nuovo codice della strada?

GRAZIE alle multe, le province di Ravenna e Forlì-Cesena, attraversate dall’E45, incassano più di 8milioni di euro all’anno; 67milioni di euro l’Emilia Romagna. L’assessore regionale ai trasporti Peri ci disse che servirebbero per l’E45 700milioni di euro per 5 anni, quindi 140 all’anno. La metà li ha già in tasca lui. ««Per ristrutturare l’E45 l’Anas non ha i soldi? Che vada a prenderli dai comuni multaioli di Cesena e dell’Alto Savio — tuona Luca Ricci dell’Automobile Club Padania — comuni che hanno speculato con l’autovelox sull’E45 incassando decine e decine di milioni di euro in 10 anni di accanimento ai danni degli automobilisti di passaggio».

E NON ci sono sole le multe. «In un anno la regione Emilia Romagna — spiega Luigi Ciannilli, presidente del Comitato per la Sicurezza Stradale ‘Fernando Paglierini’ — incassa quasi 5milioni di euro dai bolli auto e dall’accise sulle benzine. Vorrei sapere dal presidente Errani che fine fanno questi soldi. Lui al Carlino ha detto di aver finanziato lavori per la sicurezza stradale per 500 milioni; a noi risulta che siano stati riversati alle nove province della regione solo 125 milioni di euro per interventi di manutenzione straordinaria. E comunque, l’Emilia Romagna ha destinato alla sicurezza, 0,08 euro per abitante, rispetto ai 37 euro della... Francia».
E allora: diamoci sotto tutti, per favore. Smettiamola di dare le colpe solo a Roma. Che le sue responsabilità le ha, intendiamoci. Ieri ad esempio il Cipe ha dato l’ok a opere e piani di investimento per 17 miliardi di euro e per l’E45 non è arrivato neanche un centesimo. Ma neanche dalla nostra Emilia Romagna arriva un centesimo per questa disgraziata E45.

di MASSIMO PANDOLFI

BERLUSCONI: La nostra missione in Afghanistan e' fondamentale

gallery_11131_1142_9890 Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, appena appresa la notizia dell’attacco contro un convoglio italiano in Afghanistan che ha causato la morte di due militari e il ferimento di altri due, si e’ messo subito in contatto con il sottosegretario Gianni Letta a Palazzo Chigi. 
Lo rende noto un comunicato di Palazzo Chigi. Il presidente Berlusconi ha espresso il profondo cordoglio, suo personale e dell’intero governo, alle famiglie dei militari caduti e ha inviato il suo augurio a quelle dei soldati feriti. Il presidente ha sottolineato al tempo stesso la fondamentale importanza della missione in Afghanistan per la stabilità e la pacificazione di un’area strategica.

Diario di Classe: una generazione guarda sé stessa con ironia e rimpianto

Diariodiclasse

Non siamo come Prodi e Visco: ci sono sprechi da tagliare, ma il Governo non metterà le mani nelle tasche degli italiani

PubblicitaCreative-9 La prossima manovra correttiva che il ministro Giulio Tremonti dovrà presentare nei prossimi giorni non conterrà alcun taglio agli stipendi dei dipendenti pubblici. Lo ha assicurato il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, a margine del Forum P.A. «Non stiamo come la Grecia» ha spiegato il ministro. «Ci sono sprechi da tagliare, ovunque si annidino, a partire dagli sprechi in politica. Ciascuno deve fare la propria parte»ha aggiunto Brunetta, ribadendo comunque che «il governo non metterà le mani nelle tasche degli italiani».

«TAGLI AGLI SPRECHI MA ANCHE RILANCIO E SVILUPPO» - Parlando al convegno inaugurale della XXI edizione del Forum P.A., Brunetta ha spiegato che «il ministro Tremonti presenterà il decreto nelle prossime settimane, in coerenza con i dettami europei; però - ha sottolineato - questo provvedimento non sarà solo e tanto di tagli agli sprechi, dovrà essere parallelamente di rilancio e sviluppo del Paese, realizzando quelle riforme che sono a costo zero, che sono come le ho definite sotto zero». Il ministro della P.A. ha inoltre sottolineato come «questo Paese non sopporterebbe un mero taglio keynesiano della spesa, perchè farebbe ridurre la domanda effettiva e il reddito. Noi abbiamo bisogno di più crescita, con minore spesa pubblica cattiva. Questo è l'oggetto della nostra azione nelle prossime settimane», ha aggiunto, sostenendo che i tagli devono però essere «selettivi, intelligenti. Così come Brunetta ha detto "sì" al patto di stabilità interno, ma anche questo intelligente e selettivo». Il rischio è che con tagli orizzontali si «puniscono allo stesso modo cicale e formiche e questo è sbagliato. I tagli orizzontali non servono, sono deleteri, sono una iattura: è come restringere - è l'esempio portato da Brunetta - la cinta di qualche buco pensando di essere dimagriti, occorre mettersi a dieta in regime funzionale».

Tra visioni e invenzioni: la Romagna vista da sinistra

sabato 15 maggio 2010

Potevano stare disoccupati a lungo ? Naturalmente no in un sistema dove la poltrona è ragione di vita.

Dal settimanale Sette Sere apprendo il nome del nuovo vice presidente della Provincia di Ravenna Claudio Casadio (ex sindaco di Faenza DS) e di Paolo Valenti (ex assessore al bilancio del Comune di Faenza e coordinatore esecutivo DS di Ravenna, area margherita).

Ritengo che la Provincia di Ravenna, con le condizioni finanziare dell’Italia e della Provincia, avrebbe potuto funzionare bene anche senza i due nuovi assessori; sarebbe bastato accorpare le deleghe ai  tanti assessori esistenti.

Il Presidente Giangrandi non ha avuto i problemi del nuovo Sindaco di Faenza Malpezzi che non trovava gli assessori: il nostro ha subito assegnato il posto a due “disoccupati eccellenti” usciti dal Comune di Faenza.

Altra riflessione: nelle primarie del pd per il candidato a Presidente della Provincia in sostituzione di Giangrandi, il nuovo vice presidente Casadio -ex sindaco di Faenza- taglierà le unghie all’altro candidato alle primarie Tampieri?

Vincenzo Galassini Capo Gruppo FI-PDL Provincia di Ravenna

venerdì 14 maggio 2010

Apprezziamo molto l’inserimento delle opere d’arte negli spazi pubblici. Ci permettiamo tuttavia di far rilevare la notevole pericolosità della scultura collocata all’intersezione di Via Matteotti con il Vicolo del Rosso perché le punte sono poste ad altezza di bambino. Ne chiediamo una migliore collocazione o la rimozione

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Donne e Bambini. Cronache di provincia dall'Italia dei valori

Bologna: l'assessore provinciale dell'Italia dei Valori,Maura Pozzati, straccia la tessera dopo che il partito non l'ha ritenuta idonea al nuovo assessorato con deleghe: «Non avrebbe avuto tempo, è anche mamma» commenta la coordinatrice Silvana Mura, scatenando un pandemonio.

Regione Marche: l'Italia dei valori organizza un'ospitata di Luigi De Magistris all'istituto tecnico commerciale e per geometri «Carducci-Galilei» di Fermo, complice la preside Annamaria Vecchiola pure lei aderente all'Idv. De Magistris, davanti ai ragazzi di una pubblica scuola superiore, tiene un vero «comizio politico» (Corriere Adriatico)e parla di giustizia, scuola, informazione e Berlusconi.

Reggio Emilia: la consigliera comunale dell'Italia dei Valori Tania Riccò, 40enne, madre di due bambini, avvocato tributarista figlia di tributaristi, laureata con una tesi sul bilancio dei comuni, consulente in altre amministrazioni pubbliche, questa qui, insomma, viene bocciata in extremis per la carica di vicesindaco a causa di una sua foto comparsa sul profilo di Facebook: la si vede in discoteca mentre balla con un vestito di Dolce&Gabbana che il partito ha giudicato troppo sexy. La collega dell'Idv Filomena di Sciscio, che la sostituisce, provvede a cancellare immediatamente tutte le proprie foto da Facebook.

Tutto questo è accaduto nell'Italia dei Valori nel solo periodo dal 7 al 13 maggio 2010.

giovedì 13 maggio 2010

La sinistra italiana dà l'impressione di essere ormai la parte più reazionaria del paese. Parola de L'Unità

Sottopongo alla riflessione comune questo articolo pubblicato da L’Unità il 3 maggio scorso a pagina 3. L’autore è lo scrittore Francesco Piccolo, collaboratore abituale del quotidiano fondato da Gramsci.
Scrive così:
“La sinistra italiana dà l’impressione di essere ormai la parte più reazionaria del paese. In pratica, ha cominciato a fare resistenza al malcostume, alla degenerazione, e pian piano questa è diventata la sua caratteristica principale, che è tracimata anche sul costume, su ogni forma di cambiamento, di accadimento. Ha trasformato il “resistere, resistere, resistere” in una tignosa resistenza a tutto. Che è diventata senso di estraneità. Dà l’impressione, al resto del paese, di giudicarlo male qualsiasi cosa provi a fare; di essere scandalizzata, a volte inorridita. Alla sinistra italiana, nella sostanza, non piacciono gli altri italiani. Non li ama. Sente di essere un’oasi abitata dai migliori, nel mezzo di un paese estraneo. Di conseguenza sente di non avere nessuna responsabilità. Se l’essere umano di sinistra sentisse una correità, non penserebbe di voler andare a vivere in un altro paese, più degno di averlo come cittadino. Però, a quel paese che non le piace, che non può amare, del quale non sente di far parte, e che osserva inorridita ed estranea, che mette in soggezione di continuo e al quale ricorda che se potesse non ci conviverebbe mai, la sinistra italiana a ogni elezione, è costretta a chiedere il voto. Vuole, cioè, che quella parte di paese che disprezza, si affidi alle sue cure. Ciò che puntualmente non avviene. E poiché non avviene, la sinistra italiana si indigna di più, si estranea di più e ritiene di essere ancor meno responsabile di questo paese di cui non sente di far parte”.

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