martedì 20 aprile 2010

La politica turistica per la collina secondo la Società d’Area

170310-week-11-2010-19-large Avevamo chiesto alla presidente dell’Unione dei Comuni di farci conoscere le linee di politica turistica preparate dalla Società d’Area in relazione alle obbligazioni contrattuali che la stessa Società ha con noi.
Qualche settimana fa la presidente ci ha consegnato il Programma Turistico 2010 che contiene una summa di tutta la possibile offerta del comprensorio faentino. Come era prevedibile il documento racconta l’aggregato dell’insieme dell’offerta che, è bene ricordarlo, non dipende in via esclusiva dalla Società, ma raccoglie, ordina, confezione una serie di prodotti che le varie comunità sono riuscite a mettere in campo negli anni.
A noi è parso, e lo abbiamo detto più volte, che la collina abbia ancora una offerta debole e “vecchia” e che alcune scelte scontino fin troppo vistosamente le preminenti opinioni di quelli che conoscono assai poco la nostra realtà e le nostre possibilità tanto è vero che, fingendo lunghe riflessioni, ci relegano a esclusivo contenitori di eventi e di sagre assegnando invece ad altre località le strutture e le infrastrutture che in realtà sono la portante della movimentazione turistica del futuro.
Comunque non è questa l’occasione per una analisi compiuta delle prospettive turistiche dei paesi dell’appennino e dell’Unione ne l suo insieme: adesso è il tempo di leggere e di cercare di capire dove ci stia portando chi governa questi processi.
Il documento che segue è un utile strumento per cominciare a farlo.
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Come il PCI si impadronì della memoria dei fratelli Cervi

Gli addetti ai lavori, aprendo domenica scorsa l’inserto culturale del “Sole 24 ore”, saranno sobbalzati.
Titolo della copertina: «Italo, Alcide e il mito». Sottotitolo choc: «Fu Calvino, con i suoi articoli sui sette fratelli Cervi, a trasformare quella famiglia in un’icona “rossa” della Resistenza».
Il bello è che tale articolo era firmato da Sergio Luzzatto, uno storico che fino ad oggi si è distinto per le sue veementi polemiche contro i cosiddetti revisionisti (in particolare contro Giampaolo Pansa).
Luzzatto scrive che la storia dei sette fratelli reggiani, barbaramente fucilati dai repubblichini il 28 dicembre 1943, diventa un mito epico grazie a una serie di articoli del 1953 di Italo Calvino che «era allora il tipico interprete del “lavoro culturale” svolto per conto del Partito comunista: autore e funzionario della casa editrice Einaudi, collaboratore fisso dell’Unità».
Fu «l’eloquenza» degli articoli di Calvino, sostiene Luzzatto, a «spingere i dirigenti nazionali del Pci a lanciare una vera e propria campagna di propaganda, per trasformare i sette figli del cattolicissimo Alcide nella quintessenza del martirologio resistenziale comunista».
Fu Togliatti in persona a guidare l’operazione. Per costruire il mito e  per segnalare agli italiani che la vera storia della Resistenza in Emilia era quella, non l'immagine che cominciavano a darne i partiti anticomunisti con le prime denunce dei crimini nel cosiddetto “triangolo della morte”».
Ne nacque quel libro di memorie di papà Alcide Cervi, I miei sette figli, redatto dal giornalista dell’Unità Renato Nicolai, anche in base «alle direttive della Commissione stampa e propaganda» del partito. Il libro vendette più di un milione di copie, fu per decenni un bestseller e costituì uno dei pilastri della cultura popolare comunista.
Luzzatto sottolinea però che il mito creato dall’ “intellighenzia comunista” non era proprio aderente alla storia reale. In quei primi mesi della Resistenza, «i sette fratelli Cervi erano stati tutto fuorché altrettante incarnazioni del “rivoluzionario disciplinato” né erano mancate le frizioni fra loro e i dirigenti locali del Partito comunista
clandestino che accusavano i fratelli Cervi di comportarsi da “anarcoidi”».
Luzzatto ha provocato il mal di pancia a Gianni Barbacetto che su Micromega online ieri ha criticato le sue critiche. Pure Repubblica è corsa ai ripari: lo storico, al telefono con Simonetta Fiori, ha chiarito che «la decostruzione del mito nulla toglie alla dimensione eroica dei Cervi». Inoltre Luzzatto fa sapere che non ha nulla a che fare con i «revisionisti peggiori». In realtà il caso non esiste, perché Luzzatto non ha scoperto nulla.
Da quasi venti anni si conoscono «i dissapori fra i Cervi e i comunisti» del Pci reggiano. Inoltre l’articolo di Luzzatto non fa che presentare la riedizione di Einaudi del libro di Alcide Cervi, nella cui introduzione di Luciano Casali c’è già tutto. E c’è pure qualcosa che Luzzatto non menziona. Perché «nel 1971 è successo qualcosa di cui quasi nessuno si è accorto». Casali nota infatti che «se si prende in mano una copia de I miei sette figli nelle edizioni pubblicate a partire dal 1971, ci si rende conto che in tutto il libro non si incontrerà neppure una volta la parola “comunista”, come si imparerà che i sette fratelli non leggevano né diffondevano il giornale clandestino “l’Unità”, né avevano contatti con le organizzazioni politiche e militari del Partito comunista».
In pratica nelle nuove edizioni del libro mancano tutti i riferimenti al comunismo, all’Urss, a Stalin, «cosicché dal 1971 i Cervi non appaiono più a un lettore del libro come “comunisti”,ma come “democratici” e il loro impegno politico non aveva più come scopo quello di costruire una società “comunista”, bensì una società “democratica”».

Ora però conviene ammettere che il mito dei sette fratelli, che Togliatti volle costruire non scandalizza ormai più. Anzi, appare geniale sul piano politico e moralmente ammirevole. Perché il loro eroismo non è inventato.
Perché lui lo usò per isolare la corrente operaista e insurrezionale di Secchia. E perché Togliatti seppe rispettare e valorizzare le radici cattoliche della famiglia Cervi e perfino il loro talento imprenditoriale nella modernizzazione della loro fattoria, per inserire il Pci nella storia cattolica italiana e per parlare al ceto medio emiliano tendenzialmente riformista.
Una grande lezione a tutti gli schieramenti politici di oggi che spiega come fu costruito il più forte Partito Comunista d’occidente. È anche una lezione di intelligenza culturale per i cattolici che non hanno mai valorizzato - per restare proprio alla zona di Reggio Emilia - grandi figure di cattolici della resistenza antifascista e anticomunista come Giorgio Morelli e il “comandante Azor”.

lunedì 19 aprile 2010

Sconcertante! Bilanci falsi al Consorzio dei Servizi Sociali di Ravenna: scoperti 9 milioni di euro di debiti. Chiamati a rispondere i Comuni di Ravenna, Cervia e Russi e l'Asl. Sarà meglio che i sindaci PD e i dirigenti Asl diano convincenti spiegazioni.

Il bubbone è scoppiato. Sono stati trovati in un armadio fascicoli con fatture da pagare per 6 milioni di euro risalenti a vecchi debiti del Consorzio dei Servizi Sociali in capo ai Comuni di Ravenna, Russi, Cervia e l'Ausl. I soldi sarebbero stati fatturati da alcune cooperative per erogare servizi in un debito ingrassato negli anni. "E' una situazione gravissima su cui va fatta chiarezza. Troveremo i colpevoli e ne dovranno rispondere" afferma il sindaco Matteucci che si chiama coinvolto come "parte danneggiata".
La Corte dei Conti ha avviato subito la procedura per trovare i responsabili della torbida vicenda e scoprire se i servizi siano stati effettivamente svolti.

Bertozzi (Pdl): "Sorprende lo stupore dei sindaci"
"Sinceramente, sorprende moltissimo lo stupore, quasi ingenuo, dei Sindaci di Ravenna, Cervia, Russi e del Direttore Generale dell'A.U.S.L. nell'apprendere, oggi (così come affermano sugli organi di informazione) del pazzesco e incredibile debito di circa 7 milioni di Euro accumulato dal Consorzio per i Servizi Sociali in liquidazione. Chi ha ideato e creato il Consorzio? Chi ha gestito il Consorzio in tutti questi anni di attività? Non erano forse i delegati rappresentanti di questi Comuni? Chi ha voluto l'A.S.P. che, a detta di tutta l'opposizione, nasceva male e già zoppa anche senza rilevare i debiti del Consorzio che l'ha preceduta?".
"Erano loro, sempre loro, fortissimamente loro - attacca Bertozzi -. E adesso, il Sindaco Matteucci, il Sindaco Retini, il Sindaco Zoffoli e il Direttore Generale Carradori se ne vogliono lavare le mani così facilmente. Anche in occasione dell'ultimo sostanzioso assestamento di Bilancio, a fine 2009, in vista della liquidazione, avevamo posto l'attenzione sulle difficoltà del Consorzio, ma speravamo che fosse rimesso tutto a posto con quell'iniezione di denaro".
"Così non è stato: qualcuno pagherà, forse, per le sue responsabilità - conclude il consigliere -. I cittadini, invece, hanno già pagato tanto e ancora dovranno pagare. Nel 2011 se lo ricorderanno".

Anche Gianguido Bazzoni, neo consigliere regionale del Pdl, dopo avere anticipato che appena possibile presenterà un'interrogazione in materia, ha precisato che “il disavanzo di 9,5 milioni di euro non dovrà pesare sulle rette delle case di riposo. Vigileremo - ha aggiunto - perché non ci sia alcun ritocco". Quanto al consiglio comunale di domani sera, Bazzoni ha sollecitato il sindaco a spiegare "in quale misura il disavanzo peserà sulla casse dell'amministrazione ravennate. Il tentativo - ha concluso - che la maggioranza locale sta facendo in queste ore di lavarsi le mani è imbarazzante" in quanto "il Consorzio è stato guidato da un Cda nel quale sedevano politici del Pd".

Richieste di chiarimenti al sindaco di Ravenna arrivano anche dal capogruppo comunale di FI-Pdl Eugenio Costa secondo cui ora "occorrono rigorosi meccanismi di controllo nelle Asp".

Una richiesta di maggior trasparenza e rigore arriva pure da Cesare Sama, coordinatore di "Ravenna Radicale". Per Gianfranco Spadoni, consigliere comunale dell'Udc, "questa grave situazione più in generale mette in evidenza la crisi totale di un sistema che ha dilagato nella gestione dei vari enti della nostra Regione".

giovedì 15 aprile 2010

L’ignobile attacco del PD al Sindaco leghista di Andro che ha preteso che le rette del servizio di refezione scolastica fossero pagate da quanti non sono stati esentati dai servizi sociali.

PAKISTAN DAILY LIFENel sito del PD casolano viene riportato un articolo che attacca in modo pesante e, per alcuni aspetti vergognoso, la Lega Nord e la sua politica amministrativa.
La Lega non ha certo bisogno dell’aiuto del PdL per difendersi, ma dato che l’attacco  è particolarmente volgare e punta la Lega per colpire in realtà tutto il centro destra, qualche precisazione sentiamo di poterla fare proprio partendo dalla vicenda di Andro che viene così raccontata dal PD:
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L’impressione è che il PD viva veramente fuori del mondo perché su questa vicenda più volte  la gente di Andro, prima ancora che il sindaco leghista, ha detto che non ci sta a farsi prendere per il naso: se c’è un servizio a pagamento, è giusto che tutti paghino. Chi più, chi meno, in base alle proprie possibilità e quanti non ce la fanno si possono rivolgere ai servizi sociali.
La vicenda è tutta qui: la mensa è gestita da un’associazione parascolastica di genitori, la quale applica tariffe di poco più di un euro al giorno per le famiglie a reddito minimo e fino a quattro per quelle che guadagnano di più. In totale fanno 22 euro al mese nella fascia bassa, ma qualcuno non vuole versare neppure quelli e così il buco si è allargato via via.
Lettere e richiami non sono serviti a nulla e alla fine il sindaco, il quale l’anno scorso aveva ripianato il disavanzo con oltre 50 mila euro (dovendo pagare le mensa gestita da una associazione parascolastica che ovviamente non regala i pasti di nascosto come talvolta fanno i comuni quando gestiscono in forma diretta), ha avvisato che non metterà mano al portafogli una seconda volta.
Ecco allora che si arriva al grande scandalo, con l’accusa di voler ridurre alla fame i poveri bambini extracomunitari. Sciocchezze: il discrimine non è razziale ma reddituale. Molti stranieri sono in regola con la retta e nessuno si è mai sognato di privare i loro figli del cibo. Ci sono anche famiglie di immigrati in difficoltà e per questo vengono assistite consentendo ai bimbi di continuare a ricevere il pasto. Infine c’è chi fa finta di niente, o perché pur essendo in regola lavora in nero e dunque dichiara nulla o più semplicemente perché preferisce far mangiare i figli a sbafo. Se fosse davvero indigente potrebbe chiedere aiuto ai servizi sociali, invece dopo l’annuncio della sospensione della mensa ha preferito quello della Cgil, alla quale ovviamente non è parso vero di poter attaccare un’odiata giunta leghista e farne una vertenza.

E così è partita la grancassa, coi giornali a parlare d’infamia e di un Carroccio che liscia il pelo ai peggiori istinti o di doveri elementari, che poi sarebbero quelli di dar da mangiare a chiunque. Essendoci di mezzo i bambini, anche i grandi organi d’informazione si sono commossi,criticando il cuore di pietra della Lega. Nessuno naturalmente si è chiesto se le cose stessero davvero così e soprattutto perché alcune centinaia di brave mamme di altrettanti scolari fossero incavolate con chi non paga. Tutte razziste? Tutte meschine e avide? O non più semplicemente brave genitrici che non vogliono essere prese in giro da chi i soldi li ha ma preferisce spenderli in altro modo piuttosto che saldare la retta?
Vedremo in atti se la situazione che si registra a Casola è poi così lontana da quella di Andro e vedremo se nei confronti di coloro che non pagano i servizi a domanda (cioè servizi non obbligati come li chiama la legge) non vi siano ricadute e conseguenze. Vorremmo proprio vedere anche questo!!

Centoventimila euro per accogliere sette bambini nel nido non ce li possiamo più permettere. Aspettiamo le proposte dell'amministrazione e nel frattempo lanciamo le nostre

E’ sotto gli occhi di tutti il costo esorbitante che il comune di Casola Valsenio sostiene per il Servizio di Asilo Nido, un costo che costringe perfino la gestione immobilista di Iseppi a considerare la necessità di qualche intervento.
La spesa complessiva che grava sulle casse comunali nel 2010 è di 120mila euro a fronte di una entrata di 17mila euro. Sostanzialmente ciascuno dei sette, otto bambini iscritti costa alla comunità circa 17mila euro.
Poichè così non si può andare avanti occorrerebbe prendere decisioni affinchè già dal prossimo anno scolastico fossero individuate soluzioni in grado di mantenere il servizio di accoglienza per i bambini in età 0-3 anni con la contropartita di un abbattimento significativo dei costi comunali.

La via maestra, a nostro giudizio sarebbe quella di valutare assieme alla scuola materna cattolica Santa Dorotea se vi siano le condizioni per assumere da parte di questa anche la gestione integrale del nido. Si tratta di una scelta difficile per entrambi i contraenti, il Comune e la Parrocchia, che per ragioni diverse sono restii a varare una operazione che se fosse semplice e piana sarebbe già stata portata a termine da tempo.
In realtà la parrocchia non sembrerebbe avere particolari interessi ad assumere la gestione integrale del servizio di nido, preferendo concentrare – anche per legittima vocazione storica - mezzi e risorse sulla scuola materna mentre il comune vorrebbe probabilmente proporre una specie di scampio per cui il nido passerebbe alla Parrocchia e la materna passerebbe per intero al pubblico (Comune-Stato).
Noi non sappiamo se e come si stia discutendo ora ma dubitiamo che se le posizioni rimarranno queste sia ancora possibile raggiungere un accordo in tempi utili per l’apertura dell’anno scolastico 2010-11 non fosse altro perchè le iscrizioni alle scuole dell’infanzia (ex materne) si sono già concluse e le richieste di dotazione organica (gli insegnanti) sono già state avanzate dalle direzioni all’Ufficio Scolastico Provinciale.

In via subordinata ci sono altre tre possibili soluzioni per attutire l’impatto del nido sui conti pubblici ma una in particolare ci sembra nuova e interessante.
Si chiamano tagesmutter (letteralmente “tate familiari o a domicilio”) e sono delle nuove figure professionali già create a Monza sul modello altoatesino che offre questo servizio da 15 anni.
Le 22 tagesmutter monzesi che hanno appena completato un complesso percorso di formazione per questa nuova professionalità, organizzato dall’assessorato alle Pari opportunità, in collaborazione con Formaper e Camera di Commercio, saranno operative nei loro appartamenti da giugno.
In sostanza si tratta di educatrici selezionate (non vogliono essere chiamate baby sitter) che aprono le loro case ai bambini offrendo un servizio a misura di famiglia. I genitori le possono scegliere in base alla vicinanza all’abitazione oppure anche in base alle singole peculiarità educative.
La tages di norma può tenere in casa 3 o 4 bambini da 0 a 3 anni ed il costo del servizio si aggira sui 6 euro all’ora di media: la cosa interessante è che, invece di pagare una retta mensile come nei nidi, i genitori pagano soltanto le ore di cui usufruiscono.
A noi questo modello organizzativo piace molto perchè alleggerisce l’amministrazione comunale da costi ormai insostenibili, consente una diffusione lavorativa flessibile e per taluni versi occasionale, attribuisce all’ente pubblico esclusive funzioni di controllo e di garanzia e, attraverso la fruizione personalizzata, consente risparmi notevoli sui bilanci familiari.

E’ evidente che queste nuove tipologie di servizi si avviano solo se si ha il coraggio e l’energia per volerli e non ci si adagia troppo sulle continue lamentele contro il governo, che magari se le merita, ma che alla fine risulta essere solo un buon alibi per non fare nulla e lasciare invariabilmente le cose come stanno.

mercoledì 14 aprile 2010

Modello Emilia Romagna

Da 60 anni siamo governati dallo stesso partito.
Com’è possibile che la Magistratura, in 60 anni, non abbia mai aperto un’inchiesta significativa sui politici locali? (il caso Delbono è robetta). Non esiste, né mai è esistita, corruzione, in Emilia-Romagna? Gli emiliani e i romagnoli appartengono ad un’altra razza?  Hanno un codice genetico modificato che li rende più onesti?
Quanti di noi non hanno mai pensato che in questo territorio anche le leggi della Repubblica sembrano essere diverse?
Quanti non hanno mai pensato che anche la Magistratura sembra essere diversa?
E chi non ha mai avvertito con fastidio lo straripante potere del “partito unico” che in qualche misura ha reso diverse le più elementari regole democratiche e il gioco dei pesi e dei contrappesi?
Quanti non hanno mai pensato che non sarà facile vincere un appalto pubblico senza passare un preventivo vaglio del Partito Democratico?
Quanti non hanno mai pensato che non sarà facile lavorare in una struttura pubblica senza essere aiutati dalla tessera giusta?
In questo piccolo video una finestra anche sull’altra Emilia Romagna:

martedì 13 aprile 2010

Adesso basta

140310-week-11-2010-08-large Fino all’ultimo ho cercato di mantenere questo spazio sempre accessibile e libero per chiunque volesse commentare e contribuire anche partendo da un’ottica politica antitetica alla nostra.
Mi sono sforzato di non applicare filtri né accrediti, di considerare perfino l’anonimato un elemento che potesse aiutare la libera espressione e mi sono impegnato a dialogare civilmente con chiunque riuscisse a mantenere fermo il presupposto della reciproca legittimazione. Non è bastato.

In maniera via via più accentuata e guarda caso in progressiva coincidenza con la perdita di consensi nella sinistra, i commenti ai post sono diventati più aggressivi, più livorosi, più cattivi finalizzati a colpire spesso sia sul piano personale che su quello politico utilizzando quasi sempre l’anonimato come paravento.
Francamente non ho più voglia, a 63 anni, di essere sbeffeggiato sentendomi dare del tu da persone che non so chi siano e che dopo mesi di paziente interlocuzione non hanno sentito il dovere di insultarmi almeno togliendosi la maschera. Solo quello chiedevo non con le parole ma con la coerenza dei comportamenti. Non l’ho ottenuto.
Adesso basta. D’ora in poi ogni commento sarà preventivamente filtrato e sarà inserito solo se - anche in forma anonima - conterrà un contributo politico appena compatibile con un dibattito utile per il nostro paese, così come noi lo intendiamo.
Non era così che doveva andare, ma grazie comunque a chi continuerà a seguire questo spazio del Pdl di Casola Valsenio.
Fabio Piolanti

Il Sindaco di Faenza, Malpezzi, chiede scusa. Così si fa quando si commette un errore. Dovrebbero ricordarlo anche molti altri Sindaci che, proprio come Fonzie, quella parola lì non riescono a pronunciarla

Da Faenzanet:
Forse la memoria ci tradisce, ma non abbiamo ricordo negli ultimi lustri di un massimo amministratore manfredo che si sia preso la briga di chiedere scusa alla città. Il neo Sindaco Giovanni Malpezzi ha invece subito inaugurato un insolito -in politica- codice comportamentale, che fa parte della normale buona educazione, e prendendo carta e penna del 21° secolo (il web) si è scusato per l'infelice frase sulle indennità degli Assessori.

Ieri pomeriggio è comparso sul sito personale del sindaco una sua dichiarazione in cui si rammarica dell'affermazione: "Non ho dubbi che il concetto, da me espresso in un modo sicuramente inadeguato, dovuto al momento di particolare stanchezza a conclusione di un tour de force iniziato con le primarie e conclusosi la notte precedente, con l'ultima riunione sulla composizione della giunta, sia parso ai più infelice e mi scuso nuovamente per questo."

Così come molti cittadini hanno espresso contrarietà per la battuta, Faenzanet vuole invece ora sottolineare come con questo atteggiamento il Sindaco abbia mostrato di essere davvero un "Signore". Forse è finita l'epoca di amministratori anche arroganti che passano sopra alla città senza mai uno sguardo indietro: ad esempio per la scuola Don Milani è servito quasi un decennio per realizzarla, si è spesa una follia di soldi nostri e non abbiamo sentito nemmeno l'ombra di una scusa. L'errore è umano ed è ovvio che altri ne seguiranno nei prossimi 5 anni di questa amministrazione. Il riconoscerli è però da grandi persone e questo primo segnale rianima quella speranza di cambiamento che ci è stata promessa.

A nostro parere le scuse chiudono il ‘caso’ e come prima conseguenza sospendiamo immediatamente la pagina relativa ai commenti dei faentini. Accettiamo poi la sfida che Malpezzi pone “mi sia consentito rivendicare il diritto ad essere giudicato per i fatti e non condannato per una frase.”: apriremo un’apposita tabella in cui elencheremo le promesse elettorali fatte alla città e, mese dopo mese, verificheremo se saranno state mantenute o disattese.

E al neo sindaco concludiamo col fare il miglior augurio che gli si possa indirizzare: buon lavoro!"

Ma cosa sta succedendo? Cominciano a sgretolarsi le amministrazioni rosse che parevano inossidabili

Brucia (e tanto) la sconfitta di Mantova, ultima roccaforte rossa in Lombardia, Ma fanno male anche le sconfitte a Vibo Valentia, a Tivoli, da dodici anni governata dal centrosinistra, a San Giovanni in Fiore, altro comune calabrese da sempre in mano alla sinistra, a Comacchio, che nella storia dellaRepubblica ha sempre conosciuto sindaci di sinistra. Per non parlare della batosta a Pomigliano d’Arco, sede degli stabilimenti Fiat, culla di tante lotte operaie e perciò cara a un Pd che vuole essere il partito del lavoro.

Qui non si tratta d’una semplice alternanza tra due schieramenti contrapposti: è un sistema di potere che comincia a sgretolarsi. La durata nel tempo delle amministrazioni rosse, che paiono inossidabili, non è dovuta a una migliore capacità di gestione, come la propaganda ha cercato di farci credere per decenni, né tutto si può ridurre alla vischiosità del voto ideologico, con i compagni che non capiscono ma si adeguano.

Nelle regioni e province in cui hanno governato stabilmente, il vecchio Pci prima e i suoi eredi poi si sono impadroniti dell’intera società civile, grazie alla presenza del partitone in tutti gli snodi vitali, dalle associazioni di categoria fino all’ultimo circolo Arci di ballo liscio e poi alle banche e financo al volontariato. Il principale strumento di controllo è rappresentato dal sistema delle cooperative, attraverso le quali passa l’intera spesa pubblica, senza che nessun altro possa allungare la mano, a meno che intenda farsela mozzare.

Che Pdl e Lega siano riusciti a imporsi appare quindi come una ribellione contro una nomenklatura pervasiva.
Gli storici spiegano che i momenti di espansione cominciano dal centro e s’irraggiano verso la periferia, mentre quelli di crisi compiono il cammino inverso.
Così, un potere radicato nell’Italia appenninica mostra finalmente vistosi segni di cedimento
Se le rendite di posizione verranno meno, anche il Pd dovrà rassegnarsi a diventare un partito come tutti gli
altri, che a ogni tornata elettorale sono costretti a cercarsi i voti con i loro uomini e i loro programmi; quando gli uni e gli altri non convincono, si resta a bocca asciutta.

lunedì 12 aprile 2010

Cade Mantova, roccaforte rossa. “Cara e bella Mantova, bentornata in Lombardia" ha commentato a caldo il governatore Roberto Formigoni.

mantovaA Mantova il neoeletto sindaco Nicola Sodano ha sconfitto il primo cittadino uscente di centrosinistra Fiorenza Brioni conquistando il 52,18% contro il 47,82% della rivale.

Un successo e una vittoria simbolica dall'evidente rilevanza nazionale per il centrodestra italiano  Oggi cade l'ultima roccaforte rossa del Nord, si chiude definitivamente una stagione e si volta pagina. E tutto questo nonostante l'Udc abbia purtroppo scelto di allearsi con il Pd.

Adesso aspettiamo le immancabili dichiarazioni degli esponenti del Pd che, magari, ci spiegheranno che la sconfitta di Mantova è una vittoria.

La verità è che il Pdl ha un forte radicamento territoriale e, soprattutto, gode della fiducia degli elettori. 
Ormai è chiaro che, per la maggioranza degli italiani, il centrodestra rappresenta la sintesi perfetta del buon governo a livello nazionale e locale. Merito della politica dei fatti che continuerà ad essere, fino al termine della legislatura, la nostra unica parola d’ordine.

Staino e l’Unità dovrebbero avere almeno il buon senso di tacere. Ironizzare sulla morte altrui ed augurarla ai propri avversari politici è un esercizio che nulla ha a che fare con la satira

Stanio mondo infame

domenica 11 aprile 2010

Per quanto tempo ancora potranno continuare a convivere nel PD i cattolici con coloro che professano posizioni di rancore e di odio verso la Chiesa e la religione? In questi attacchi furibondi i preti pedofili sono solo un pretesto

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Ecco perché attaccano il Papa teologo e filosofo, il Papa magisteriale, l’uomo che non accetta di piegare la schiena, e soprattutto la sua grande intelligenza delle cose, agli idoli del nostro tempo

Il difficile mestiere di Sindaco: a Faenza si scatena una incredibile bagarre per una frase infelice del neo eletto Malpezzi

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Da Faenzanet:

Inutile dire che ciò che più ha colpito negativamente la città sia stata l'infelice frase del neo-sindaco sull'impossibilità di trovare collaboratori che si impegnassero per 1670 euro al mese (già ieri commenti a valanga su internet e stamattina nei bar non si parla d'altro dopo che i quotidiani hanno pubblicato tale affermazione), ma sulle nomine è ovvio che occorra attendere di vederli al lavoro.

Efficenza, merito e competenza dovevano essere le parole d'ordine per l'attribuzione delle deleghe: indubbiamente Malpezzi ha rispettato le promesse quando ha scelto Savorani per le attività Economiche e Roberto Savini per l'Agricoltura, certamente due professionalità adatte e perfette per i tasselli ove sono state poste.

Qualche dubbio sovviene su Bandini (architetto/ingegnere ai servizi sociali), Mammini (artigiano all'Urbanistica) e la Zivieri (dipendente AUSL Rimini ai LL.PP) che potranno anche essere bravissime persone, ma occorrerebbe comprendere che c'azzeccano le loro vite professionali con il ruolo cui sono chiamati a ricoprire; è palese ed evidente che i principali "meriti" di questi sono esclusivamente di carattere politico.

Invece incomprensibili le ultime due nomine: la Campodoni non ha alcuna esperienza lavorativa, è una neolaureata il cui merito forse è stato quello di presentarsi candidata alle regionali (ottenendo 2900 preferenze quando gli altri due in lista ne hanno raccolte entrambi oltre 8000), se è divenuta assessore allo Sport perchè gioca a pallavolo tanto valeva allora delegare Vincenzo Maenza che ha vinto le olimpiadi; speriamo davvero diventi come la Carfagna la cui nomina lasciò tutti di stucco e dopo 2 anni si sta invece rivelando come uno dei ministri più amati ed apprezzati nel suo ruolo. Massimo Isola fatto addirittura vicesindaco con delega alla cultura è altrettanto difficile da comprendere: a parte la provenienza geografica (ma di Faenza qualcuno con pari competenze del nominato il PD non l'aveva?) l'investitura a vice dell'addetto stampa del partito ravennate pare eccessiva.

Comunque il giudizio migliore lo daranno i fatti e vedremo se le promesse elettorali del programma saranno rispettate.

sabato 10 aprile 2010

I rifiuti di Lugo: l’impressione è che non sappiano proprio dove metterli e che si sia aperto un conflitto tutto interno al PD

bullfightin11-large In una lettera inviata al Presidente della Provincia e all'assessore provinciale all'Ambiente, il sindaco di Ravenna Matteucci ha formalizzato l'indisponibilità del Comune di Ravenna ad ospitare nella discarica di via Romea i rifiuti prodotti nell'area lughese.

"In vista dell'approvazione definitiva del piano provinciale di gestione dei rifiuti urbani e speciali della Provincia di Ravenna - scrive Matteucci - voglio con la presente comunicarvi l'assoluta indisponibilità del Comune di Ravenna di continuare ad accogliere i rifiuti e i residui della selezione dei rifiuti che si originano nell'area lughese e attualmente utilizzati per lo smaltimento finale alla discarica ravennate di via Romea Nord anziché in quella di Voltana di Lugo". "Riteniamo che la corretta applicazione del criterio di prossimità imposto dalla legge e la maggior economia nei costi derivante dalla mancata movimentazione sui camion dei rifiuti prodotti nel lughese e conferibili a Voltana, debba portare il Consiglio provinciale a scegliere, tra le due opzioni offerte dal piano adottato, quella che prevede il collocamento per lo smaltimento finale dei rifiuti prodotti dall'area lughese nella discarica di Voltana".

Il sindaco di Lugo Raffaele Cortesi frena su ogni ipotesi in campo, riportando la palla al centro: "Il nuovo piano dei rifiuti non si fa sui giornali, ma lo si discute e lo si approva in ambito istituzionale. Nel piano in via d'adozione ci sono due proposte, noi dobbiamo fare tutti gli impianti previsti, coinvolgendo i cittadini dove richiesto. Per quanto riguarda la risagomatura di Voltana tocca alla popolazione esprimersi, tenendo conto degli impatti ambientali e della viabilità che andrà rivista".

Ancora Matteucci " Chiedo al Presidente della Provincia Giangrandi e all'Assessore Mengozzi di approvare alla prima Giunta utile il Piano Provinciale di gestione dei rifiuti urbani e speciali della Provincia di Ravenna. Chiedo alla Presidente del Consiglio Provinciale Elena Rambelli di portare il Piano alla discussione del Consiglio Provinciale nel mese di aprile”.

Ma vuoi vedere che il presidente della Fiat sarà il candidato del PD nel 2013? E se così fosse, cosa rimarrà della sinistra italiana?

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venerdì 9 aprile 2010

La trave e la pagliuzza: anche quando sono mancanti trovano l’occasione e il sottile piacere di accusare chi di colpe non ne ha

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Con un titolo in stile, il PD casolano inserisce oggi nel suo blog una singolare argomentazione a proposito del dibattito in corso nel Comune di Lugo che, avendo esaurito la propria discarica, non sa dove portare i rifiuti, a conferma che il PD ha spesso conti aperti con il pattume.

Poiché un consigliere lughese del PdL ha buttato là l’idea di portarli a Faenza, nella discarica di Tebano, i casolani titolano, pensando di essere mordaci e salaci, “OSTA CHE SVARIONE” dal momento che Tebano è chiusa da anni e stiamo utilizzando la discarica Tremonti.

A noi sembra che avrebbero fatto molto meglio a chiedersi per quale ragione un comune di media grandezza della pasciuta e ricca Emilia Romagna sia nelle condizioni di mettersi a cercare in fretta e furia un posto dove portare i rifiuti e senza avere programmato per tempo una soluzione adeguata per di più questionando con la vicina città di Ravenna e con Hera, gestore del servizio.

Facciamo attenzione ai partiti delle salsicce

Mentre il governo si accinge a discutere operativamente di riforme e a concretizzare il federalismo ecco a Milano sfilare il corteo di protesta contro il governo di molti sindaci lombardi per i tagli ai bilanci pubblici.
Non facciamo fatica a immaginare i baldanzosi sindaci del Pd ammuinare in piazza, ma facciamo una gran fatica a capire la protesta di primi cittadini che sfilano contro il governo di cui fanno parte.
Rischia di essere una sceneggiata che ripropone da una parte la Roma ladrona e dall’altra, nel paesello,la maschera degli onesti.

Ma di che si tratta in realtà?
Della stessa questione che attanaglia il governo nazionale che non può indebitarsi oltre un certo limite perché il patto con l’Unione europea non glielo consente.
Lo stesso vale per gli enti locali nei confronti del governo nazionale. Ogni anno i comuni sottoscrivono un patto di stabilità che li tiene vincolati a spendere entro una certa soglia. Se la superano vengono multati e sanzionati in vari modi.
Intendiamoci, il patto di stabilità è un marchingegno infernale che impedisce ai Comuni d’investire gran parte delle risorse di cui dispongono nella realizzazione di opere pubbliche. In pratica, diventa quasi impossibile asfaltare una strada o costruire una scuola. Le sanzioni, in caso d’inadempienza, sono durissime. Se non bastasse, il sistema rende la vita difficile soprattutto a chi ha bene amministrato negli anni scorsi. Si tratta dunque d’una misura radicale, anche iniqua (e per questo da abolire), ma efficacissima, che ha contribuito alla tenuta dei conti pubblici, evitando che il nostro Paese facesse compagnia a Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda.

In una visione localistica appare comprensibile l’esasperazione dei sindaci che ieri sono scesi in piazza alla stregua di metalmeccanici cassintegrati: hanno pochi soldi a disposizione e non li possono spendere, mentre i loro amministrati pagano fior di tasse che finiscono chissà dove.
Ma c’è un però.
Il partito di governo che ora protesta platealmente contro i tagli agli enti locali e le limitazioni al patto di stabilità è lo stesso che quei provvedimenti ha deciso in consiglio dei ministri con i propri leader Bossi, Maroni, Calderoli e Zaia che li hanno approvati alzando la manina. Perchè non hanno votato contro se non volevano il blocco della spesa?

Il nostro ministro dell’Economia, da oggi, si troverà a discutere con due leghe, non più con una. Una è quella nazionale che lo ha sempre sostenuto, almeno finora molto vigorosamente, sulla linea del rigore finanziario per non finire come la Grecia.
Un’altra è quella che guida la pacifica rivolta dei sindaci lombardi contro le rigidità del patto di stabilità che, è vero, pregiudica l’efficacia dell’azione amministrativa.

Gianni Pittella, della direzione del Pd, ha invitato i dirigenti e gli iscritti al partito a volersi impegnare per tornare a essere “il partito delle salsicce”, delle Feste dell'Unità, della diffusione domenicale del giornale a essere cioè un partico che occupa il territorio. Come la Lega, appunto.
La realtà è un’altra: difficilmente ormai si governa un grande paese, moderno ed occidentale, solo ricorrendo alle salsicce perchè la dimensione dei problemi è un pochino più grande, un pochino più complessa, un pochino più tecnica e comunque molto più nazionale e unitaria di quanto queste singolari manifestazioni di piazza diano a vedere.

giovedì 8 aprile 2010

Bonus gas, un aiuto per le famiglie

gas-web C'è tempo fino al 30 aprile 2010 per richiedere il bonus gas retroattivo al 2009.
Il bonus gas è un’agevolazione per le famiglie bisognose o numerose introdotta dal Ministero dello Sviluppo economico e resa operativa dall’Autorità per l’energia, con la collaborazione dei Comuni.
Il bonus potrà essere richiesto presentando domanda al proprio Comune di residenza; per le domande presentate entro il 30 aprile 2010 ha valore retroattivo al 1° gennaio 2009. Dopo il 30 aprile si potrà comunque richiedere il beneficio per i dodici mesi successivi, ma non si avrà diritto al bonus retroattivo.

A chi è riservato?
Il Bonus, che consente un risparmio del 15% circa sulla spesa media annua presunta per la fornitura di gas naturale, può essere richiesto da tutti i clienti domestici che utilizzano gas metano distribuito a rete (non per il gas in bombola o per il GPL), con un contratto di fornitura diretto o con un impianto condominiale,con indicatore ISEE (l’Indicatore di Situazione Economica Equivalente)  non superiore a 7.500 euro, nonché le famiglie numerose (4 o più figli a carico) con ISEE non superiore a 20.000 euro.
Per richiedere il bonus è prevista un’apposita modulistica, da consegnarsi  al proprio Comune di residenza o presso altro istituto eventualmente designato dallo stesso Comune (ad esempio i centri di assistenza fiscale CAF). La modulistica è disponibile anche sui siti internet http://www.autorita.energia.it/it/index.htm e http://www.sviluppoeconomico.gov.it/

Napolitano firma il legittimo impedimento: stop ai processi a Berlusconi. Cade un altro ostacolo sulla strada del governo. E adesso via alle riforme

Il fatto che il Presidente della Repubblica promulghi una legge dovrebbe essere una non-notizia. Ma nel caso del legittimo impedimento, evidentemente, non è così. Troppe e contrapposte erano le attese che un rinvio alle Camere complicasse la strada verso la “normalizzazione” di alcuni anomali rapporti tra politica e giustizia, giocati sul filo di una conflittualità continua ed esasperata. Così per fortuna non è stato, anche se, per ora, non c’è da celebrare alcunché.

La legge sul legittimo impedimento non ha presentato, agli occhi del Quirinale, vizi evidenti che imponessero cambiamenti: questo èl’unico dato da sottolineare nell’immediatezza. Tuttavia, questa legge è solo un primo tassello di un’opera davvero più ampia, cui le forze di maggioranza, sperabilmente col concorso della parte più responsabile dell’opposizione, dovranno dedicarsi nei prossimi mesi. Infatti, la legge appena promulgata è transitoria in attesa che venga approvata, con legge costituzionale, una disciplina organica che regoli le immunità di coloro che occupano cariche istituzionali di vertice.

La firma del Quirinale è in definitiva un’apertura di credito nelle capacità del legislatore: la promulgazione della legge sul legittimo impedimento fornisce uno scudo giudiziario al Premier, ma chiede in cambio di regolare i rapporti tra politica e giustizia. La congiuntura è favorevole. Dopo le bufere degli ultimi mesi, dopo gli attacchi scandalistici, dopo l’esito positivo delle elezioni regionali, la maggioranza, e la sua leadership, hanno in mano il pallino del gioco. Si tratta davvero di non sprecare l’occasione. All’orizzonte vi sono scelte complesse, sulle quali confrontarsi con l’opposizione fino a che sarà possibile e ragionevole.

Altrimenti, la maggioranza potrà e dovrà fare da sola, perché ha i numeri in Parlamento per procedere legittimamente. A due sole condizioni: che le scelte riformatrici siano di alto profilo, in termini tecnici e istituzionali, e che ci sia la volontà politica di spiegarle bene al Paese altrimenti, il referendum costituzionale - pressoché inevitabile se le riforme non saranno approvate con la maggioranza dei due terzi - rischierà di risolversi come quello del 2006. Cioè con una sconfitta, che sarebbe la pietra tombale definitiva su ogni speranza di cambiamento.
Siamo insomma in presenza di una di quelle opportunità che raramente il fato mette a disposizione delle leadership politiche. Speriamo davvero che la buona volontà di tutti ci assista.

mercoledì 7 aprile 2010

Se fossimo un paese serio....

Se fossimo un Paese serio, almeno attorno alle vittime dell’Aquila riusciremmo a trovare un po’ di unità nazionale, un filo sottile del dolore condiviso, magari un po’ di orgoglio per quel che è stato fatto e di collaborazione per quanto c’è ancora (tanto) da fare.
Se fossimo un Paese serio non ci sarebbe spazio per gli sciacalli, i travagli, i Paolo Ferrero, i Fatti e gli Annozero, pronti di nuovo a svuotare chili di fango su chi cerca faticosamente di risalire.
Se fossimo un Paese serio non ci sarebbe spazio per l’odio della polemica durante la rievocazione del lutto.

Si può essere anti-berlusconiani fino al midollo, infatti, ma non si può fare a meno di riconoscere che in Abruzzo lo Stato ha risposto nel migliore dei modi: a 48 ore dalla scossa c’erano già 10mila soccorritori in azione, dieci mesi dopo non c’era più nemmeno una tenda. L’idea di costruire a tempo di record palazzine anti-sismiche, al posto dei container, è stato un azzardo felice: 15mila persone hanno avuto in tempi rapidissimi una sistemazione più che dignitosa. E non è poco se consideriamo che dal Belice all’Umbria, passando per l’Irpinia, ci sono italiani che da decenni stanno aspettando la ricostruzione post-terremoto dentro i container. Ed è addirittura tanto se consideriamo che a Messina c’è gente che vive ancora nelle baracche del terremoto anno d’oro 1908...
Se fossimo un Paese serio, dunque, ci si troverebbe attorno a un tavolo per chiedersi: che cosa abbiamo realizzato? Che cosa resta da realizzare? Qui, invece, trionfano gli sciacalli dell’orrore, i corvi del dolore. Quelli che in tv già l’anno scorso, con i cadaveri ancora caldi e le bare aperte, erano subito pronti a scatenare le polemiche contro la Protezione civile.

Quelli che portano le carriole, caricandole di interessi politici, come ha rivelato l’arcivescovo Giuseppe Molinari («Qualcuno è molto interessato a queste manifestazioni per poter entrare in cabina di regia...»). Quelli che sono disposti a fare a pezzi la logica e l’aritmetica, il senso di appartenenza e la dignità, l’amore per il proprio Paese e per la verità, tutto sacrificato sull’altare della polemica, della piccola speculazione politica, meschino cabotaggio di una sinistra che dopo aver perso le elezioni riesce a perdere anche la faccia, facendosi trascinare fino in fondo dal proprio antiberlusconismo ottuso.